MaterDea | Words

MATERDEA - They say about us       


REviews



Metalitalia

Year
June 2018
Reviewer
Federico Leone
Provenance
Italy

I Materdea tornano con nuovo materiale dopo l’ultimo album composto da esecuzioni acustiche. Il rientro è affidato ad un disco ben curato negli arrangiamenti e nelle melodie che, evitando arzigogoli tecnici, si fanno piacevolmente ascoltare. L’apertura del disco è affidata a “Back To Earth”, brano costruito su una struttura sinfonica che crea un ottimo approccio al lavoro della band, risultando tra le migliori, e ci permette di capire sin dal principio che tipo di composizioni andremo a sentire durante il percorso musicale proposto dal gruppo piemontese. Come dicevamo, la band torna ad una formula stilistica volta al symphonic-folk caratterizzata da riff solidi che finemente s’incastrano con tastiere e orchestrazioni, creando gradevoli atmosfere fiabesche che riescono a far immergere l’ascoltatore nel contesto lirico dell’album, come nel caso di “Neverland” o della titletrack “Pyaneta”. Il tema cardine dell’opera tratta un argomento vicino al genere proposto: il rapporto degli esseri umani con la Terra e di come bisognerebbe tenere maggiormente conto del rapporto simbiotico che intercorre tra le parti. Tornando alla musica, si può aggiungere che la componente vocale maschile riesce a dare un po’ più di sostanza e variabilità ad alcuni brani spezzando la monotonia della voce di Simon Papa. In questo senso forse avrebbero potuto osare di più, dato che la cantante, pur riuscendo ad offrire spesso ottime interpretazioni col suo timbro candido e linee vocali coinvolgenti, non riesce a dare delle variazioni dinamiche incisive che permettano al brano di emergere e conferire maggiore qualità alla release, risultando piuttosto piatta e statica durante l’ascolto complessivo dell’opera. Ciò non toglie che questo “Pyaneta” sia una buona uscita per i Materdea, i quali hanno composto un album consigliabile agli amanti del genere grazie ai contenuti, la sua semplicità d’ascolto e la buona produzione.

Rating: 60/100


Spazio Rock

Year
June 2018
Reviewer
Stefano Torretta
Provenance
Italy

Che i piemontesi MaterDea fossero capaci di dare alle stampe album di pregevole livello era più che assodato, grazie a due perle del calibro di “A Rose For Egeria” del 2014 e di “The Goddess' Chants” di due anni fa. Con “Pyaneta”, quinto album in carriera per il combo power & folk, le due anime sempre ben dosate, e rappresentate fisicamente da Marco Strega (chitarra e voce) e da Simon Papa (voce), si trovano per la prima volta sbilanciate, con un alleggerimento dell’aspetto power, che vira più verso i lidi rock, e di conseguenza un maggior risalto per la componente delicata ed eterea del folk amato dalla cantante. Questo non vuol dire però che il tipico e riconoscibilissimo sound dei MaterDea venga a mancare. “Back To Earth” e “The Return Of The King” aprono l’album in modo perfetto: dirette, sinfoniche, roboanti quanto basta. “One Thousand And One Nights” e la title track giocano bene con il folk mediorientale, la prima con stili e atmosfere, mentre la seconda con melodie che ci rimandano a quelle terre. “Neverland” riprende prepotentemente l’aspetto folk e l’amplifica, unendolo ad una componente pop che ci rimanda al primo album del combo (“Below The Mists, Above The Brambles”). Se tale aspetto, solitamente più presente nella forma di una semplificazione delle strutture dei brani, non è mai mancato, quasi come una corrente sotterranea, in questo caso esplode di prepotenza andando a mischiarsi col folk e dando vita ad un brano non proprio riuscito, affossato ulteriormente da un coro di bambini che rimanda al peggior pop anni ’80. “S'accabadora” si rivela invece essere un brano molto ispirato, soprattutto sotto la componente folk, con un uso perfetto dei violini, anche se dopo averlo ascoltato diverse volte rimane il grande rammarico che non sia stato cantato completamente in sardo, invece di inserire questa lingua/dialetto solo nella parte centrale. Un po’ di coraggio in più avrebbe sicuramente premiato, visto anche il piacevole uso della lingua italiana e del dialetto che la band torinese ha fatto nella conclusiva “Bourrè Del Diavolo”. “The Legend Of The Pale Mountains” e “Legacy Of The Woods” ci mostrano atmosfere più tristi e malinconiche. Con “Coven Of Balzaares” finalmente Marco Strega si ritaglia un po’ più di spazio alla voce, nella traccia meno solare del lotto che però non decolla mai, rimanendo anche in questo caso un rimpianto di ciò che avrebbe potuto essere. “Metamorphosis” riapre al folk solare, mentre è con la conclusiva e già citata “Bourrè Del Diavolo” che i MaterDea tirano fuori una canzone da taverna o festa contadina, coinvolgente e che vede utilizzato il dialetto. Forse non proprio nello stile più canonico del combo piemontese, però è un piacevolissimo momento di energia e fisicità che troppo spesso sono mancate nelle altre tracce. Ciò che rimane in mente di questo “Pyaneta” è un’eccessiva leggerezza, poca incisività. Se a questo aggiungiamo il fatto che l’interpretazione di Simon Papa si mantiene sui soliti standard, ovvero delicata e soffusa ma poco capace di donare varietà di situazioni e sentimenti, il risultato finale è poco confortante. I momenti migliori sono quando Marco Strega ha la possibilità di contribuire con le sue performance canore e strumentali. “Pyaneta”, uscito nel decimo anno di carriera dei MaterDea, non è il miglior modo di festeggiare una band che ha già avuto la capacità di mettersi bene in mostra nel panorama folk e sinfonico sia italiano che internazionale. Rimarrà l’album delle possibilità rimaste inespresse. I diversi momenti interessanti riescono a non farlo cadere nell’insufficienza, ma da questa band ci si aspetta molto di più.

Rating: 65/100


Metallus

Year
June 2018
Reviewer
Saverio Spadavecchia
Provenance
Italy

Ad un paio di anni da “The Goddess’ Chants” gli italianissimi MaterDea tornano a percorrere la loro personalissima strada fatta di heavy metal e passione sinfonica. Trame musicale convincenti, che prendono spunto da certi Nightwish e dai Kamelot dell’era Roy Khan e che cercano una strada personale aggiungendo suoni e sonorità di matrice tipicamente folk. Un lavoro che parte bene con il violino di “The Return Of The King”, che si incastra in una ritmica quadrata, che procede sicura incorporando il cantato di Simon Papa. Echi degli “obbligatori” Symphony X per quanto riguarda le dinamiche tastiera-chitarre, ma la canzone funziona e piace nel suo complesso. Piace il singolo “One Thousand and One Nights“,ispirato ai racconti de “Le Mille e una Notte” e proprio questa ispirazione nasconde quel “sapor arabo” delle note suonate dai nostri. Interessante la title-track, che parte con un battito cardiaco, come se la terra vivesse una vita propria fino alla fusione in ritmiche quasi tribali che aprono ad un ritornello coinvolgente. Piace – e molto – la folkish “Neverland” che gioca sull’impatto e sulla semplicità di una canzone fatta per divertire il pubblico. Soprattutto dal vivo. Da notare il coro cantanto dai bambini e ragazzi dell’Accademia Musicale Ars Nova di Nichelino, che hanno “collaboarto con la band in questa ricerda di Wendy e Peter Pan. “S’Accabadora” invece gioca con la lingua sarda e con una trama folk davvero convincente. Una canzone che affonda bene le mani nella tradizione popolare italiana (L’accabadora non è altro che una figura, storicamente incerta è bene ricordarlo, di una donna che si incaricava di portare la morte a persone di qualunque età, nel caso in cui queste fossero in condizioni di malattia tali da portare i familiari o la stessa vittima a richiederne l’eutanasia) almeno dal punto di squisitamente lirico. Bello il break centrale in sardo che anticipa il “rientro in scena” della Papa e che conduce la canzone verso la fine in un crescendo emozionale. Perla dell’album l’intensa “The Legend of the Pale Mountains”, che cresce come la marea e che abbraccia l’ascoltatore. Molto positiva la trama musicale, colorata di folk. Si arriva alla fine del percorso con “Metamorphosis” e con “La Bourrè del Diavolo” cantata in bilico tra dialetto ed italiano. Un lavoro piacevole, buon suonato e dalle melodie intriganti. Non un disco per cambiare le sorti della musica, ma un tassello che molti di voi potrebbero apprezzare.

Rating: 65/100


True Metal

Year
June 2018
Reviewer
Stefano Usardi
Provenance
Italy

Ho scoperto i MaterDea in occasione di un piccolo festival in quel dell’ormai fu (lacrimuccia) Circolo Colony di Brescia: per l’occasione il gruppo piemontese suonava insieme a Furor Gallico, Artaius e Ulvedharr e, se non ricordo male, era nel bel mezzo del tour promozionale del gioiellino “A Rose for Egeria”; ricordo che l’allora sestetto mi colpì molto con la sua affascinante proposta fatta di corposo power sinfonico, folk delicato e carico di sentimento e soffici partiture vocali; inutile dire che appena mi si è presentata l‘occasione di dare un’ascoltata in anteprima al loro quinto lavoro, “Pyaneta”, non ci ho pensato su più di due o tre secondi, per cui eccoci qua. Questo nuovo lavoro si pone come ulteriore tassello nel percorso del gruppo di Torino, che per certi versi torna sui suoi passi per potersi spingere in avanti, tornando al rock e ammorbidendo in alcuni passaggi la sfacciataggine del power in favore di una proposta più morbida ma comunque molto d’effetto, affascinante e carica di quella freschezza musicale che mi mette sempre di buonumore in questo periodo pre-estivo. “Pyaneta” si pone come ode alla natura e al suo rapporto con il genere umano, il più classico e universale dei temi legati alla musica folk, e lo fa, come già detto, rimescolando le carte e giocherellando con i generi musicali per arricchire l’arazzo sonoro dei nostri senza fossilizzarsi su una sola formula consolidata. Ecco quindi che echi ambient e voci registrate si fondono con delicatissimi arpeggi dal profumo fantasy e riff di tipica scuola hard rock, fiancheggiati da improvvise impennate sinfoniche cafonissime e maestose e freschi fraseggi dal profumo primaverile, il tutto sorretto da una sezione ritmica ottimamente impostata e puntuale che dona corpo ai brani senza incatenarli a una struttura troppo opprimente. E la voce, direte voi? In effetti non ho ancora parlato della resa di Simon Papa, da sempre uno dei cardini su cui la proposta dei MaterDea si regge; ebbene, a costo di prendermi una sonora dose di insulti devo ammettere che le performance di lady Papa sono sempre state, per me, un punto un po’ dolente nell’economia del gruppo, in quanto ho sempre visto la sua come una voce, per quanto bella, troppo soffusa, poco incisiva, e anche in questo caso il sentore è stato quello di trovarsi davanti a una cantante che pur di fondere la sua voce al resto degli strumenti corresse spesso il rischio di farsi sovrastare dagli stessi. Mi rendo perfettamente conto che la mezza voce della Papa sia uno dei tratti distintivi dei MaterDea e uno degli aspetti più amati dai fans, ma non posso non notare come in alcuni punti la sua impostazione fin troppo dolce e compassata smorzi un po’, a mio modestissimo avviso, il risultato finale. Bene, chiusa questa parentesi passiamo alle canzoni: l’opener “Back to Earth” è una canzone diretta che dopo una breve introduzione di voci registrate parte in quarta con la giusta cafonaggine, dispensando melodie bombastiche e schitarrate arcigne: le due voci, entrate in scena poco dopo, si alternano, si cercano e si fondono creando dei begli intrecci col comparto strumentale che, per parte sua, alterna sapientemente dinamismo e romanticismo nell’uso delle melodie confezionando una bella partenza, bissata dalla successiva “The Return of the King”. Qui il comparto sinfonico rimane in primo piano, ricamando sulle solide fondamenta chitarristiche e fondendosi con la voce di Simon; molto bella la sezione strumentale, in cui fanno la loro comparsa reminiscenze quasi prog rock dall’intenso retrogusto anni ‘70. Profumi esotici colorano la fiabesca “One Thousand and One Nights”, altra traccia dinamica e propositiva dotata di interessanti intrecci melodici. il profumo di Mille e una Notte torna ripetutamente durante l’ascolto, come ad esempio durante il breve intermezzo che precede il bell’assolo. Un’atmosfera più aggressiva apre la title track, inizialmente giocata su riff tesi e un comparto sinfonico sottaciuto che, però, guadagna corpo durante il ponte e il ritornello a discapito della voce, che qui perde di efficacia come spiegato poco fa; poco male, però, perché con la successiva e più folk “Neverland” i nostri si giocano l’asso. La canzone è piuttosto ritmata e molto semplice nel suo sviluppo, e mette in mostra melodie delicate e solari esplodendo poi con un bel botta e risposta tra Simon e il coro di bambini: chi mi conosce sa che non ho mai apprezzato le voci bianche nel metal, eppure qui funziona tutto molto bene grazie al perfetto equilibrio tra gli elementi coinvolti. Gran bel pezzo che, personalmente, mi riascolto almeno due o tre volte prima di passare alla traccia successiva. Con “S’Accabadora” si torna seri per parlare di una figura di un certo peso nel folklore sardo; il brano si sviluppa su velocità perlopiù contenute, caricando il ritornello con una maggiore drammaticità rispetto alle tracce precedenti e condendo il tutto con un sapiente uso dei violini. L’intermezzo narrato apre la sezione strumentale dal profumo folk che, a sua volta, prelude il climax finale, consegnandoci un’altra canzone molto convincente. Una melodia mesta introduce “The Legend of the Pale Mountains”, sfumata poi dall’organetto e dall’ingresso in scena del resto degli strumenti. La canzone, la ballata dell’album, si mantiene su tempi blandi su cui si innestano melodie delicate, punteggiate di tanto in tanto da parti più cariche di pathos e fondendosi ad esse per formare un tourbillon malinconico molto d’effetto, mentre con “Legacy of The Woods” la vena di tristezza sfuma in melodie più, passatemi il termine, speranzose, con un ritorno della positività e anche di una certa arroganza che aveva caratterizzato la prima parte dell’album. Sussurri, note inquiete di pianoforte e una risata maligna aprono “Coven of Balzaares”, canzone scandita e dominata da un’atmosfera più oscura in cui la voce di Marco prende maggiormente l’iniziativa, alternandosi a quella di Simon per confezionare un brano teso, insistente ma un po’ sottotono rispetto al resto dell’album. “Metamorphosis” riapre al ritorno dei profumi folk e delle melodie propositive e coinvolgenti, anche grazie a ritmi leggermente più sostenuti e danzanti e al ritorno delle chitarre a tessiture più briose e insolenti, ma è con “Bourrè del Diavolo” che i nostri si congedano alla grande dal loro pubblico. La traccia, introdotta da lamenti e latrati, torna al folk propriamente detto ma lo vela di minaccia, sentore aumentato dal cantato arcigno in dialetto e dall’andamento drittissimo, il tutto chiuso da un finale giustamente risolutivo: “Tutto è bene quel che finisce bene, e l’ultimo chiuda la porta!” In conclusione, “Pyaneta” è sicuramente un ottimo ritorno sulle scene, scorrevole e molto bilanciato, nonché l’ulteriore conferma del lavoro fin qui eseguito da una band dotata di personalità, perizia tecnica e orecchio per le melodie, che di sicuro farà la felicità dei fan del gruppo e non solo.

Rating: 78/100


Long Live Rock'n'Roll

Year
June 2018
Reviewer
Rob Sbf
Provenance
Italy

Dici MATERDEA e pensi dieci anni di attività nel nome del symphonic, folk Metal. Pensi alla bellissima e bravissima Simon Papa e al talentuoso orgoglio della chitarra Marco Strega , due assi del rock nostrano che proprio oggi festeggiano questa prima decade con PYANETA, quinto album della band, uscito per Rock Shots sul mercato europeo nei formati digitale, cd e vinile (mentre il mercato americano dovrà attendere il 6 July). L’ opera è un’ ode alla Natura, alla vita e al rapporto uomo-madre Terra, è una ventata di positività, cosa assai rara per il mondo del Metal odierno. Speranza messa in musica. Suoni extra terreni, una voce, scocca l’ ora. La dolce e sensuale Simon ci accoglie in BACK TO EARTH, melodic power che, a bordate di archi, introduce questa visione di ritorno alle origini. Abbraccio materno. THE RETURN OF THE KING devia verso sonorità più rock, mantenendo comunque quell’aura eterea, stampo della band. Riff che riportano alla scuola di Michael Romeo. Inchinatevi. ONE THOUSAND AND ONE NIGHTS, cori e ritmiche che guardano ad oriente per una storia da mille e una notte. Marco e Simon intrecciano voci in cori che profumano di magia, una magia forte e rocciosa come l’assolo, a tre quarti del brano, del vecchio Strega, autentico maestro della chitarra. Il cuore pulsa, c’è vita, PYANETA cresce pian piano, tra sospiri e ritmi tribali, prima di evolversi in un’ epica sinfonia, in alcuni momenti sinuosa come un sibilo di vento, in altri devastante come un terremoto. Come la Natura. NEVERLAND è heavy rock che sconfina nel folk, sinfonia sontuosa che personalmente, mi riporta ai Within Temptation di Paradise. Sfuriate e follia. S’ACCABADORA mette radici in terre nostrane, tradizioni antiche, credenze oscure. Giudice e carnefice, danza pagana dai risvolti macabri. Scorre l’acqua di un ruscello, violino e chitarra acustica intrecciano trame in THE LEGEND OF THE PALE MOUNTAINS, storia fantastica, leggenda nordica di amore e sogni reconditi, pezzo magistrale che a tratti strizza l’occhio al lato menestrello di Ritchie Blackmore e dei suoi Blackmore’s Night alternando heavy di gran classe con ancora uno Strega alla chitarra e un Carlos dietro le pelli, semplicemente eccelsi. Il bosco, la pace, la terra e la vita nella loro massima espressione. LEGACY OF THE WOODS è un susseguirsi di emozioni. Arpeggi che accarezzano le foglie degli alberi che ben presto si trasformano in ritmiche violente come un temporale estivo. Epic granitico. E proprio dai tuoni prende forma COVEN OF BALZAARES, sonorità possenti contornate da un’ aura scura. Ritmiche a salire, synth e ancora archi ad amalgamarsi come una pozione stregata. Mistica. METAMORPHOSIS , atto antecedente il gran finale, è heavy dritto e dinamico dall’ inizio alla fine. Pezzo affascinante, travolgente, da saltare e ballare. Cori ammaliatori da intonare. In sede live, roba che spacca. Garantito. Chiude il disco BOURRE’ DEL DIAVOLO, heavy folk spet-ta-co-la-re! Il piemontese come non l’avete mai sentito prima. Demoni danzano intorno al fuoco al suono di una gironda, in questa ballata macabra. Conclusione col botto, pirotecnica. Quella cosa che non ti aspetti , che ti fa sgranare gli occhi e cascare la mascella. Godo. E ricordate… tutto è bene ciò che finisce bene…e l’ultimo chiuda la porta ;). Lavoro d’alta classe, dire che è piacevole è riduttivo. Miscela perfetta tra la grazia della sessione archi, la voce regale e cristallina di Simon , il dna rock dello Strega e una sessione ritmica da favola, con Morgan al basso e il terremoto Carlos dietro le pelli pronti a spettinare chiunque. L’ orecchiabilità dei pezzi sono la forza del disco, un disco dagli arrangiamenti per palati fini, maestoso nelle sonorità quanto semplice all’ ascolto. Un lavoro di cui andare fieri. Fatelo vostro e lo consumerete.


Loud and Proud

Year
July 2018
Reviewer
Alberto Biffi
Provenance
Italy

Tornano gli italiani MaterDea con un bastimento carico di progressive metal, metallo sinfonico, folk metalizzato e una meta(l) da raggiungere: coinvolgerci con orchestrazioni magniloquenti, giuste dosi di epica teatralità e tutta la dolcezza, l’emotività e la poesia del folk metal. Punto di forza della band è la prova strumentale, dove le chitarre si fondono alla perfezione con i violini e l’arrembante sezione ritmica (della premiata coppia De Virgilis/Cantatore), palesando un lavoro – in fase di composizione e arrangiamento – davvero da standing ovation. La voce di Simon Papa è il mio cruccio, il mio sollazzo e la mia maledizione. Non amo il folk metal, ma amo la buona musica e sono in grado (spero!) di capirla anche quando esula dal mio amato metallo estremo. Ebbene, la voce di Simon è tipicamente folk: controllata, perfetta, dolce, evocativa. In poche parole, non metal. Questa non vuole essere una critica verso la dotatissima cantante, qui a suo agio e in grado di smuovere la mente dell’ascoltatore, facendolo viaggiare attraverso prati verdi, montagne innevate, antiche tradizioni e landscape evocativi e commoventi. Questo è solo un dato di fatto, una presa di coscienza (da parte di chi vi scrive) di ciò che in precedenza era un automatismo, guidato dal genere musicale stesso. La voce femminile nelle band folk metal hanno spesso il compito di traghettare chi ascolta verso mondi lontani, utilizzando dolcezza, bellezza del timbro, interpretazione. Può piacere o meno. Influenze dei Kamelot si possono sentire nella bellissima ‘One Thousand And One Nights’, così come stacchi mutuati dal power prog novantiano sono chiaramente udibili in ‘The Return Of The King’. Folklore italiano all’ennesima potenza (sopratutto dal punto di vista lirico) con ‘S’accabadora’ e un lavoro d’arrangiamento sublime con la coinvolgente ‘Legacy Of The Woods’, un brano da buttare in pasto alle classifiche, tanto è il suo potenziale “commerciale” (passatemi il termine), con il suo mood hard rock e la sua anima pop, due lati di una medaglia tenuti incollati da un arrangiamento folk “furbo” e ruffiano. Ancora power “kamelotiano” con ‘Metamorphosis’ e gran finale all’insegna del folk più spinto con ‘Bourrè Del Diavolo’. Una menzione per il bravissimo Marco Strega e le mai invadenti ma sempre presenti Chiara Manueddu, Giulia Sabba e Camilla D’Onofrio, il trio d’archi che dona alla band quel sound onirico e “leggero”, un terzetto che funge da macchina del tempo in grado di portarci in epoche lontane. Un disco che farà felici gli amanti del folk metal e che rappresenta l’ennesima affermazione del metallo tricolore in OGNI genere metallico e sopratutto dimostra quanto noi italiani restiamo amanti della buona musica, ben suonata, ben cantata e ottimamente arrangiata. Come dite? In classifica c’è gente come Fedez, Jovanotti e Maneskin? Ah! Bhe… qualcosa non quadra.

Rating: 70/100


Hard Sounds

Year
June 2018
Reviewer
Stefano "Thiess" Santamaria
Provenance
Italy

Quinto sigillo discografico per i nostrani MaterDea, progetto attivo dal 2008 che arriva dalla bella Torino. In questo caso, il contesto fiabesco e folk della band, ci presenta una città sotto una veste diversa. Nello specifico, Pyaneta ci parla del rapporto con la nostra madre terra, una sorta di vademecum su come troppo volte ci si dimentica del rispetto che le dovremmo tributare. Parentesi testuale a parte, il sound dei nostri è un Symphonic metal dai lucenti tratti power e dalle divagazioni folk rock. L’alternarsi di voce maschile e femminile regala una certa dinamicità al full-length, anche se resta un po’ inconsistente il risultato. Le strutture, talvolta heavy e minimali, sono base su cui i vari strumenti e le attitudini pagane si vanno ad incastonare. Adrenalina ed atmosfera, che dona entusiasmo, pur non proponendo niente di davvero incisivo o innovativo. Non è certo la rivoluzione che si va cercando, ma l’empirico approccio delle varie songs non permette di entusiasmarsi a pieno. I pezzi sono così divertenti, ma inevitabilmente prevedibili, quasi si volesse accennare un passo coraggioso in avanti ma poi ci si perdesse improvvisamente nella banalità. A metà fra rock opera e folk, Pyaneta scivola via senza particolari bassi, ma nemmeno alti. Auspichiamo il tempo dia quella spinta propulsiva necessaria a fare il salto di qualità. Per amanti di Nightwish & co., delle sinfonie e della frizzantezza, senza però aspettarsi quel trasporto emotivo che vada oltre ad una festa tra fuochi scoppiettanti e balli di gruppi.

Rating: 62/100


Folk Metal

Anno
July 2018
Reviewer
Leo
Provenance
Olanda

Pyaneta, the fifth and most recent work of MaterDea, comes from Italy with its characteristic sound that mixes symphonic, power and some folk metal. Its symphonic sound is well handled and their folk essence stands out in the lyrics and album theme, focused on the planet, nature, and life; a theme very typical of the folk music genre that we can see also in the cover art. The album starts creating expectation and then, music enters with the energy expected from a metal release, where the guitars give a proper welcome with ‘Back to earth’ – a very powerful track. Listening to different songs, you come to a thought that the musical energy could go down, but again, the music comes back with the necessary vigor to remember the musical genre you are listening to, although upon entering Simon’s voice, there is a momentary calm, it is very nice to feel that MaterDea is not going to leave us without headbanging for a long time. Musically, some arrangements went out of the ordinary, what to the ears of the audience, feels fresh, which it’s kinda part of MaterDea’s signature. Through ‘Pyaneta’, we witnessed a back and forth of symphonic and power style, and played instruments, give this album a plus. Proof of this, the sound of the violin in ‘S’Accabadora’ and the percussions sounds. The melodies style is consistent throughout the disc, what in some cases, could feel similar to other songs within the same album. ‘The Legend of the Pale Mountains’ brings calm, and in my opinion, standing out along with ‘Neverland’ and ‘Metamorphosis’ -my three favorites-, and finally, ‘Bourré del Diavolo’ contributes a little more vocally to say goodbye to the album with a great song and a great performance. There is nothing left to do but wait for the end of the current crowdfunding campaign for his video “Thousand and One Nights” and if you can, support the band so they can continue with such a good job.

Rating: 7.5/10


Nine Circles

Year
July 2018
Reviewer
Hera
Provenance
U.K.

Over the years, symphonic metal has remained stagnant, allowing bands that have remained in the game to continue releasing albums while new, fledgling bands have to stand out by incorporating new elements in the tried-and-true method of operatic vocals and death growls. In short, it’s a battleground where bands have to prove they have staying power. Now, that doesn’t mean that bands have to add new things in order to stand out – sometimes, having the same formula in your albums is better than throwing different elements at the wall to see what sticks. In the case of MaterDea, their fifth release Pyaneta does a little bit of both, eventually changing into something more cohesive and consistent. To start things off, I was not impressed with the first half of the album. It felt like a sub-par version of Krypteria’s Bloodangel’s Cry, especially vocalist Simon Papa sounding a lot like Ji-In Cho. It also didn’t help that that the aforementioned first half lacked cohesion and direction – a lot of the folk elements MaterDea incorporate into their music sound mismatched and badly placed, as if they hadn’t been mixed properly. MaterDea had, essentially, thrown a lot of things together to see what could stick, but failed to fully develop those ideas into something cohesive. For a while, I had the hope that things would improve and they would eventually hit their stride while sorting out what didn’t work for them. And that it did. The more the music transitioned from song to song, the more things improved – an added fiddle and backing cello added dynamics and emotion on “The Return of the King” and Papa’s vocals go from copycat to a melodic tour-de-force by “Neverland.” Here, the band catches their stride, adding a children’s choir and removing various elements that weren’t working for them earlier on. By this point, everything is cleaner and more cohesive, eventually coming to fruition on “S’Accabbadora.” From here, the music improved significantly and the various ideas the band had incorporated into the first half came alive in the second half. Because of this, Pyaneta became enjoyable – at one point, I was tapping my foot in time to the beat. The music also becomes more emotional and ethereal, allowing for majestic, melodic introductions and vibrant tones that were missed on the first half. In short, it’s a massive improvement without needing a major overhaul. All in all, Pyaneta is a good album that remains true to MaterDea’s aesthetic. The first half may not be great, but the second half makes up for those shortcomings. Obviously, this is an album that needs to be played several times in order to be enjoyed, but, once the listener has gotten over the first half, they will have a great time.


GiornaleMetal.it

Year
June 2018
Reviewer
Sandro Lo Castro
Provenance
Italy

Alla lunga lista di ottime band che escono sul mercato discografico a cura della sempre attenta RockShots bisogna necessariamente annoverare anche i torinesi Materdea. Questa interessante realtà italiana: arriva al quinto lavoro in studio con una naturalezza propria dei veterani della musica. Viaggiano alla media di un disco ogni due anni, quindi risultano anche abbastanza prolifici sotto quest' aspetto. La cosa interessante è che la musica proposta dalla band è un concentrato di svariate soluzioni metal, folk e symphonic, senza chiudere le porte anche ad altre varianti del nostro genere preferito. Il nuovo Pyaneta inizia alla grande, presentando un ottimo brano Back To Earth, dove i nostri mostrano da subito un robusto e roccioso metal con delle influenze symphonic molto ritmate e con una parte di canzone, intorno al quarto minuto che ricorda da vicino gli Iron Maiden, era Fear Of The Dark. Questo a dimostrazione già di quello che abbiamo scritto relativo alle influenze musicali derivanti da più fronti. Se con il primo andavamo verso un heavy classico, con, in mostra una splendida voce femminile, che risponde al nome di Simon Papa, nella seconda canzone The Return Of The King, i Materdea riescono dove tanti hanno fallito, cioè coniugare symphonic metal e puro hard rock in piano Hardline style tanto per citare una delle band che viene in mente ascoltando questa interessante traccia. La band è accompagnata anche da due violini e un violoncello che vanno a insinuarsi all’interno delle tracce in modo perfetto e compatto, donando un atmosfera ancor più sinfonica e anche folk. Potremmo dire tranquillamente che l’album in questione andrebbe comprato anche solo per queste due prime tracce, perché risultano davvero eccezionali, ma tutto Pyaneta è composto di altre nove tracce oltre a quelle citate. Difficile rimanere impassibili di fronte a brani dalla bellezza vellutata come One Thousand And One Nights, in cui è sempre ben presente una marcata componente metal. Nella title track esplorano i confini del progressive metal, mentre il folk avanza in S’Accabadora. Alla fine di questo splendido disco, che cresce di ascolto in ascolto, si rimane piacevolmente soddisfatti, poichè Pyaneta rilascia delle emozioni particolari, molto intense e decise, ma allo stesso tempo anche soavi e quasi celestiali. Album da non perdere e band da seguire attentamente, perché capace di oltrepassare i confini della musica stessa.

Rating: 10/10


Vokills

Year
July 2018
Reviewer
Vokills
Provenance
U.S.A.

Pyaneta is the fifth full-length from Materdea, the Italian band that’s active in the symphonic folk metal field. The band’s active since 2008 so basically every two years an album has been produced by the seven members. Materdea has, of course, the basic instruments like bass, drums, and guitars but adds two violin players and a cello player to the line-up. On their website is an eight member listed but I guess that somebody who helps out the band with lots of things. With eleven songs and a total playing time for over an hour, Pyaneta has for everybody something to like. Whether that be fast driven songs like album opener Back to Earth or the ballad The Legend of the Pale Mountains. With the relatively short Bourrè del diavolo, the song last for about 3 minutes while the others are all over 5 minutes, the band mixes up pirate metal with Celtic music, it shows that Materdea is not the usual symphonic metal band. Symphonic may be their main ingredient but the band takes the right amount of folk to spice things up. Every song on Pyaneta holds something that surprised me, it could be the intro when the songs start or some melodies that are unexpected. It makes Pyaneta an interesting listen.


Metal Forever

Year
July 2018
Reviewer
Savapip
Provenance
Czech Republic

Kdyby měl italští folkáči Materdea hudbu tak osobitou, jako jsou jejich kostýmy (obzvlášť ty neposedné růžky kytaristy a zpěváka Marca Pavoneho jsou luxusní), možná by patřili k nejskloňovanějším jménům kovově kotlíkářské scény. Obzvlášť, když tu menší polovinu jejich septeta tvoří smyčcové nástroje – dvoje housle a jedno cello. O to víc překvapí, že tyto nástroje v řadě případů (alespoň v první polovině desky) nehrají v tvorbě Materdea vyloženě hlavní roli, spíš jen dodávají chuťově výraznější koření, stejně tak jako občasný symfonický šlahounek či šikovné kytarové sólo. A takového koření je docela potřeba, protože čtvrtá žena (ty první tři mají ve svých rukou právě smyčce) v sestavě kapely, zpěvačka Simon Papa, má sice příjemný hlas a v některých živějších písních přesvědčí, že v něm má život a energii, leč v momentech, kdy písně postrádají jakýkoliv ostřejší zoubek a znějí poměrně vlažně, neútočně či bez emocí, tomuto trendu se nesmírně snadno přizpůsobuje. I proto je již páté album Materdea „Pyaneta“ docela rozporuplné a asi plně neosloví příznivce metalového folku ani z jednoho chuťově výraznějšího spektra – nestaví ani na chlastacích juchačkách, ani na atmosférických bouřích, spíš upřednostňuje pohodovou zpěvnost, která z těchto dvou mantinelů má o něco blíž ke skočnosti. A že to v ní kapele sluší, nejlépe dokazuje optimistická „Neverland“, v jejímž úvodu housle přece jen řeknou velmi důležité slovo, Simon se může opřít o nasládlé dětsky znějící sbory, jež snad poprvé na albu přicházejí s jasným cílením na hitovost, kterou Materdea trošku přiškrtí špetkou výpravnosti, zprostředkované atmosférickými zvuky možných obyvatel Neverlandu. Podobně funguje i závěrečná „Boureé del Diavollo“ se sekaným rytmem, tanečně energicým motivem a humpolácky skvěle nakřáplým hlasem Marca Stregy (ostatně jeho nepříliš časté vokální příspěvky každou skladbu vždy oživí), nemluvě o tom, že domorodština (mělo by se jednat o korsičtinu), využitá v téhle písni, má nad angličtinou stoprocentně navrch. Nejsilnější atmosférický závan přijde v „Legacy Of The Woods“, která z úvodní rozjímavé lesní procházky s akustickou kytarou, houslemi a křehkým zpěvem přejde do skočnosti a tanečnosti v refrénu, a ve které se znovu potvrzuje, jak výkon Simon Papy roste ve chvíli, kdy je skladba nabitá dějem a emocemi a jak naopak vadne, když není z čeho příliš brát („Back To Earth“, „S`Accabadora“). Příjemné melodie, vzdušná a (převážně, až na pár občasných kliček) nekomplikovaná muzika, pohoda bez drápů, folk s příchutí keltoviny (ostatně spolupráce Simon Papy a Marca Stregy odstartovala před deseti lety nad keltským soundtrackem pro krátký film), ve kterém kytary nijak zvlášť nekoušou a rytmika nikam přehnaně nespěchá, ani se z vás nesnaží vytlouct duši. Nálada poletující někde mezi rozverností (té je naštěstí přece jenom víc) a vlažností. Celkem pohoda, nic víc.

Rating: 65/100


Hellfire

Year
July 2018
Reviewer
Helgvar Sven Mánfreðson
Provenance
Germany

Die Italiener um MaterDea brachten am 8. Juni 2018 ihr fünftes Album auf den Markt. Gegründet 2008, haben sich die vier Damen und die drei Herren dem Symphonic Folk Metal und Rock verschrieben. Der Eröffnungstitel “Back to Earth” entführt mich zu Beginn in andere Sphären, um dann den richtig rockigen Folk Metal Gang einzulegen. “The Return Of The King” kommt episch in perfekter Verbindung mit den Vocals von Simon Papa aus meinen Boxen. “One Thousand And One Nights” und “Pyaneta” werden stilvoll von Violinen begleitet, was den beiden Songs noch mehr Kraft verleiht. “Neverland” ist schon etwas ungewöhnlich auf seine Art, aber nicht im negativen Sinne. Folk Rock gespickt, gepaart mit choralen Kinderstimmen. Eine sehr schöne kreativ musikalische Idee. Dieser Song hebt sich definitiv heraus. “S’Accabadora” lässt orientalisch, keltisch und mittelalterlich rockige Klänge an mein Ohr, “The Legend of the Pale Mountains” beginnt folk romantisch, entwickelt exzellente schnelle Parts, getragen von einem grandiosen Gitarrensolo, bevor er wieder in eine akustisch ruhige Passage zurückkehrt, um dann mit Akkordeontönen zu beschließen. Für mich der Favorit auf dem Album. “Legacy of the Woods” zelebriert den weich bis schweren Übergang, klingt sehr stimmig und behält die rockige Konsistenz durchgehend bei, während der Schlusssong “Bourrè del Diavolo” live bestimmt die Massen nicht mehr halten wird. Zu Beginn stelle ich mir vor, wie alle Hände oben sind und diese sich klatschend aufeinander zu bewegen und wieder trennen, im Rhythmus der Töne. Hier wird es zusätzlich zweistimmig, weiblich trifft auf männlich und der Song gibt zum Ende hin nochmal ordentlich Gas. Ein schöner Abschluss. Folk Metal steht nicht gerade ganz oben auf meiner musikalischen Speisekarte, aber trotzdem habe ich den Italienern von MaterDea meine Ohren “geliehen”. Insgesamt kann ich sagen das es gefallen hat was sie hörten und daher erfolgt eine Empfehlung meinerseits in eure Richtung für dieses Album.


Dark Metal Divas

Year
June 2018
Reviewer
Guillermo Pierola
Provenance
Spain

Para comenzar a hablar de esta banda y este disco en concreto, impresiones, y que nos parece como destacado aquí, en DMD. Partamos por decir que MaterDea, que significa, “Diosa Madre”. Es una banda italiana, proveniente de la ciudad de Turín, nacida por el año 2008. A partir de la unión creativa de la vocal Simon Papa y el guitarrista Marco Strega, que primero se conocieron a raíz de su colaboración para un disco de banda sonora Celta, para un filme corto. Posterior a eso, siguieron escribiendo en esa línea y nació la banda. Si bien al decir año 2008 al presente, pareciera ser que es una banda como nueva en esto del rock/metal música folk y mezclado con la cultura celta y paganismo. para nada porque a la fecha “Pyaneta”. Viene a ser su quinto álbum. Y además los músicos con que cuenta la banda en su presente, tienen una vasta trayectoria previa musical. “Below the Mists, Abobe The Brambles”, “Satyricon”, “A Rose for Egeria”, y “The “Goddess Chants”. Son los trabajos que anteceden a Pyaneta. En cuanto al sonido, la banda tiene influencias variadas que van de la mano del rock, de lo sinfónico, del folk pagano. Con presencia de teclados, violines, cellos, con presencia de voz femenina, que predomina, pero también voz masculina y algunos coros. No suena como una banda folk tradicional, sino que experimenta con partes más heavy, a ratos sinfónico, también melodía, aunque en sus letras e inspiraciones aquí si es marcado la temática e inspiración en todo lo celta y lo pagano, su simbología y lo mágico, lo etéreo, y toda la riqueza de sonidos y de ambientes llenos de naturaleza y leyendas. Como dato adicional, la banda para envolverse más en el ambiente de lo que tocan. Se denominan así mismos como “Temple Guardians” los guardianes del templo y cada músico tiene un apodo o seudónimo, tales como “High Priestess”, “Satyr”, “Dryad”, “The Merchant”, “Imp”, “Norvegicus Black One”, “Moon Goddess”. Como anticipo al disco lanzan este año el single “One Thousand an One Nights”. Tema muy cargado a la melodía, presencia de riffs y con buena batería, que viene incluido en el disco “Pyaneta”. El tema que inicia el disco es “Back to Earth” el tema comienza con una señal al estilo de mensaje surgido de una cabina espacial, de advertencia. dirigido a los niños de la tierra. Un tema de corte sinfónico, con gran interpretación por parte de Simon, y con buena presencia de guitarras. Un muy buen tema de apertura que nos lleva a adentrarse en el concepto del disco que viene a ser la relación de los seres humanos con la tierra, y como, debemos dar más importancia y cuidado al lugar en el que vivimos y nos desarrollamos, el entorno. “The Return Of The King”. aquí se da más lugar a la melodía, a los teclados, un tema sin grandes quiebres, pero que es muy agradable de oír en cuanto a voces es más parejo y se pueden apreciar elementos distintos como de ambientación. “One Thousand an One Nights”. Ya anticipaba algo al momento de mencionarlo como single. A mi juicio un tema que tiene de todo, melodía, riffs, baterías, más cercano al Heavy. Es de esos temas como de elección lógica para ser single, porque es un tema rápido que muestra potencia e intensión. “Pyaneta”. tema homónimo al disco. Es interesante, porque sin ser un tema potente, es mas de orquestación y los elementos propios del violin y el cello. “Neverland” A mi parecer este tema nos acerca bastante a la ambientación del disco, de conectar como con la magia, y la naturaleza, y cuenta con un coro infantil, además de la voz de Simon, con elementos sinfónicos, y que sin duda conducen a la tierra del “País de Nunca Jamás” aquella isla descrita por el escritor escoces J,M Barrie. Autor de Peter Pan. y la fantasía que está envuelta allí. “S’Accabadora” Un tema que me sorprendió, que está lleno de ambientación folk, con el complemento de voz masculina y femenina, El nombre del tema me hizo pensar, justamente en un libro de una autora italiana (Michela Murgia) que leí hace un tiempo. Que hablaba sobre el tema de la Eutanasia. Y como antiguamente existía una mujer en Cerdeña, “la acabadora” que era encargada de llevar la muerte a personas en agonía, enfermos terminales, en poblados remotos y que era llamada por sus familiares. Para poner fin al sufrimiento, aparecía generalmente de noche y era dejada sola. Con el moribundo. Se veía como un acto piadoso. “The Legend of Pale Mountains” nos envuelve en la mística folk nuevamente, y es de una ambientación muy agradable, que hace rememorar otros tiempos. “Legacy Of The Woods”. aquí vuelve nuevamente la melodía y el lado más sinfónico, con una ambientación con sonidos de la naturaleza. “Coven of Balzaares”. Las primeras voces del tema llevan inmediatamente a la sensación de un aquelarre o asamblea de brujas. Otro tema donde se combinan bien las voces masculinas y femeninas y que hace que el tema no sea tan monótono. Es un tema sin mayores arreglos, pero funciona bien. “Metamorphosis” y “Bourré del Diavolo”. Ya dan cierre al disco, el primero, con un marcado sonido celta, y el segundo un tema de poco más de 3 minutos, que ofrece el atractivo de tener voces en italiano y la caracterización de personaje como animador circense, que sin duda logra ser un buen cierre. Y en instantes finales del tema, aparece nuevamente esa grabación del inicio del disco como con unas palabras finales de advertencia. A mi parecer es un disco, que trata de ser novedoso, no lo logra siempre, pero si hay una intensión. tiene buenos arreglos, juega y mezcla varios sonidos, quizás me habría gustado mayores quiebres de voces. O mayor intensidad por momentos. A modo del tema single del disco. O algunos momentos en que, si se ve eso tanto en voz como instrumento, pero por momentos también se siente como que se desaprovecha de darle mayor profundidad a algunos temas, pero seguramente a los más fans del estilo y los que siguen a la banda desde siempre, sin duda que el disco cumple.

Rating: 80/100


Lords of Metal

Year
June 2018
Reviewer
Jori Van de Worp
Provenance
Holland

MaterDea is a band consisting of no less than seven people. They hail from the north of Italy and mix the folky sound of Eluveitie with elements of symphonic metal. To make this striking combination reach maximum potential, the band has two violists and a cellist next to the regular string artists. Also the group uses both male and female vocals. All these musical riches make both the strong suit and the weak points of MaterDea, as can be heard on the album ‘Pyaneta’. ‘Back To Earth’ opens the album and immediately you can hear the added value of real bowed string instruments. This sounds so much better than the keyboard violinst that many other bands bring forward! The instrumental part of the music is very rich, and in ‘The Return Of The King’ the strings dare to take the lead a bit more, we also hear the first violin solo here. Sometimes the strings hold back in very standard support, and they should come forward just that bit more. The full potential of this large band is not yet used, and there is definitely some room for improvement there. The combination of two vocalists and classical instruments remind of the work of Victor Smolski such as Lingua Mortis Orchestra and Almanac. A disclaimer about the vocals not nearly reaching that level must be added here, and that is the primary weak spot of MaterDea. Female vocalist Simon Papa can definitely sing, but her high and overly sweet voice is on a constant lullaby level, and also the limited vocals of Marco Strega miss any sort of balls. Very unfortunate, because on an instrumental level, the band manages to strike the right chord on all their strings. Further ahead on the CD we encounter some very interesting songs. First of all that is ‘S’Accabadora’, a track tasty in its chaos and on which singer Simon finally does something interesting with her voice. Also the more firm ‘Coven Of Balzaares’ is more memorable than most other songs. Is it enough to make a lasting impression after the CD kind of collapsed unto itself because of the tedious vocals? Not when the toe-curling last song abuses my eardrums with the most horrible (guest?) vocals I had to endure in a very long time. MaterDea has some fine ideas and there is definitely some potency in this group. Alas it is mainly the vocals that do not live up to the level of the rest of the group, and therefore hold back the general level of the whole thing. I enjoyed the pretty music, but this is not an album that will get a prominent spot in the album collection.

Rating: 67/100


Musika

Year
June 2018
Reviewer
Frederik Blieck
Provenance
Holland

Turijn is wellicht het meest gekend omwille van zijn Fiat-fabriek en zijn lijkwade die in de Duomo hangt. Maar omwille van muziek is Turijn niet gekend, nochtans is Turijn de bakermat van MaterDea die inmiddels reeds toe zijn aan hun vijfde album. Ze vonden onderdak bij Rockshots Records, niet meteen het meest gekende platenlabel, maar hopelijk een kans op een betere verdeling. MaterDea is een band die zeker de moeite waard is om bij stil te staan. Basis van de band is zangeres Simon Papa en gitarist Marco Strega. Compositorische en technisch zitten de songs op dit album goed in elkaar. Er wordt o.a. fel geopend met het mooie ‘Back To Earth’. De enige bedenking die ik heb is bij de stem van Simon: vals wordt er niet gezongen, maar ik heb de indruk dat het zangbereik eerder beperkt is. En aangezien het om symfonische metal gaat, zou je toch eerder een stem verwachten die wat gevarieerder uitpakt. Maar goed, weten wat je kan en waar je limiet ligt is ook al een verdienste. Hier en daar duiken folky elementen op. De intro’s zijn vaak zeer creatief en geven de songs een eigen identiteit. Meestal is het rechtdoor na een mooie intro. Soms zitten er mooie tussenstukken in de nummers. ‘Bourré Del Diavolo’ is een geval apart. Je mag dit gerust een sterk album noemen door de creativiteit en de technische hoogstand.

Rating: 85/100


Metal Discovery

Year
June 2018
Reviewer
Joshua Jaeger
Provenance
U.K.

There really is a lot to like here with ‘Pyaneta’, with a few seriously excellent and ambient tracks and an overall tracklist that gets better and better along the way. Formed in 2008, these Italian metallers have been pushing out excellent work in the folk scene. With Simon Papa unleashing lead vocals, Elena Crolle on keys and backup voice, Marco Strega on guitars and vocals, Elisabetta Bosio on violin, Cosimo De Nola on drums, and Andreas Polito plucking the bass. Without any more introductions to this release of ‘Pyaneta’ needed, let’s dive right in! ‘Back to Earth’, the opening track, begins as an ambient theme of floating around in space with a nasally chap narrating the disconnected spatial darkness with a theme of “Look to the stars”… Suddenly, it kicks into high gear with some well-balanced guitars and excellent pacing. What comes off a bit difficult at times is the sweet innocence in the vocals of Simon Papa mixed in with the heavier bits. The contrast is unique and some might find it tough to get used to. Honestly, it is a bit similar to classic acts like Falconer, so maybe it will not be too difficult to enjoy. This pure innocence in vocals, along with some fairly polished and thrashy guitars, continue through ‘The Return of the King’, ‘One Thousand and One Nights’, and ‘Pyaneta’. The title track comes across as the real winner of this early trio; however, we are introduced to some very impressive keyboard and accompanying violins, as well as folk/Celtic themes. The tracks are growing on me! ‘Neverland’ introduces something that I am unsure I have ever experienced before in a metal song (well, perhaps with Heavysaurus). It incorporates children’s themes along with a chorus of children into the song. The overall theme feels like a children’s song that one could play at a kids’ birthday party. Don’t know if I absolutely despise it or completely love it. I am superbly torn. I love ‘The Legend of the Pale Mountains’; it arrives with such a romantic folk introduction then continues to build into something of a ballad, while pushing so much more than the average “quieter tone” track that you would expect. The song progresses into some excellent speedy parts and offers a terrific guitar solo before finally floating back into an acoustic passage, before closing out in epic fashion. Extremely enjoyable. I’d love to hear more of this style; it feels, to me, like it is more fitting for Simon’s range in this reviewer’s humble opinion. The following track does exactly that! ‘Legacy of the Woods’ has another quiet acoustic introduction that uses an appropriate build into an awesome marching/thumping chorus. Great work here that must be heard, showcasing excellent transition from mellow to heavier while keeping great consistency. From ‘S’Accabadora’ onward this album has taken a serious uptick in quality; not to say the earlier tracks were bad by any means, but each song that follows seems to be a major improvement going forward! This is awesome; let us dig into the last few tracks to close out the album. ‘Coven of Balzaares’ kicks off with some eerie piano and unsettling cackling by a few witches working on what sounds like a brew of some sort. Love the addition of these effects in a few of these tracks. Also, very refreshing to hear male vocals from Strega starting off this track. They swiftly wrap things up with a bit of “Pirate Metal” in ‘Bourrè del Diavolo’, which comes across as a fitting changeup track to end this tale of music. There really is a lot to like here with ‘Pyaneta’, with a few seriously excellent and ambient tracks and an overall tracklist that gets better and better along the way. Overall, this is a very good album that, while doesn’t necessarily offer anything new to the genre, certainly is worth a listen.

Rating: 65/100


Metal Eyes - Iyezine

Year
Jun 2018
Reviewer
Alberto Centenari
Provenance
Italy

Un affascinante e superbo album di musica metal, tra sontuose orchestrazioni, melodie acustiche, attitudine pagan/folk e potenza power.
Torna, a distanza di due anni dal bellissimo The Goddess’ Chants e a quattro dal capolavoro A Rose For Egeria, quella che dopo aver ascoltato questa sontuosa opera dal titolo Pyaneta, si conferma come una delle migliori realtà symphonic metal in assoluto.
I Materdea sono un mondo a parte, raffinati ed eleganti musicisti che coniugano in modo assolutamente perfetto sinfonie metal e melodie folk, ritmiche power prog ad un amore incondizionato per la natura ed il pianeta che ci ospita, troppo spesso dimenticato e torturato dalla scellerata umanità moderna. La bellezza di Pyaneta raggiunge vette straordinarie: il viaggio intrapreso dal gruppo esplora la vita e la natura con l’aiuto di una musica totale, magari dall’approccio più moderno rispetto all’immaginario fantasy che ispirava gli scorsi lavori, ma ancora una volta supportato da un’eleganza ed una raffinata attitudine che l’album talmente bello da commuovere.
Al comando dei Materdea ci sono sempre il chitarrista Marco Strega e quella splendida interprete che è Simon Papa, cantante che incanta letteralmente, grazie al dono di saper ipnotizzare con l’elegante bellezza della sua voce. Prodotto da Tony Lindgren ai Fascination Street Studios, Pyaneta è composto da undici perle sinfoniche, pregne di atmosfere folk e cavalcate power metal, dove violini e violoncello (Camilla D’Ononfrio, Giulia Subba e Chiara Manueddu) insieme alle orchestrazioni formano un muro sonoro costruito su una sezione ritmica precisa e potente (Morgan De Virgilis al basso e Carlos Cantatore alla batteria), con la chitarra di Marco Strega a colorare quadri elettrici là dove Simon Papa ci delizia con la sua voce fuori dal tempo.
Potrei citarvi tutta la tracklist senza correre il rischio di uscire dall’eccellenza, mentre sarebbe più difficile fare paragoni scomodi con realtà che sono lontane miglia dal suono Materdea: preferisco quindi lasciarvi all’ascolto di questo affascinante e superbo album di musica metal, tra sontuose orchestrazioni, melodie acustiche, attitudine pagan/folk e potenza power.

Rating: 9/10


Overdrive

Year
May 2018
Reviewer
Eric Pefley
Provenance
U.S.A.

It is interesting to me how many bands I have been reviewing and listening to that are out of Italy lately. It appears there is quite a symphonic, Celtic and folk metal culture there that has been off my radar. That has certainly changed this year. Today I have the pleasure of reviewing the new album by MaterDea entitled “Pyaneta”. MaterDea has been around since 2008 and this is their fifth studio album release, so they are veterans to the industry. It really shows in the quality of the production on the album, especially with so much going on in each song. You have female vocals predominantly, but also male vocals in support and even some children singing background vocals. The amount of different instruments is quite amazing! We have guitars, bass, drums, keyboards, violins and cello. The band started when vocalist Simon Papa and guitarist Marco Strega collaborated on a Celtic soundtrack for a short movie. From there they started working on writing music and MaterDea was born.

The album starts with the track Back To Earth. This song starts with some eerie music and a dire message to the children of earth. The guitars explode in with keyboards in support. The music has a great feel to it. The guitars and keyboards playing off of each other quite well. Papa’s vocals kick in and they start out with a real symphonic feel, but quickly turn to an in your face metal style. She shows such a wide range of singing ability on this opening song. We also have some male vocal in support that fit perfectly into the song. This six-minute epic has just about everything a song can have. In fact almost all the songs on the album run five to seven minutes. We also get a great guitar solo in this song. The chorus is very catch as well. It is a great way to start off the album.

Neverland is another song that really stood out to me. Once again we have a bit of an eerie opening. This song is a little softer than Back To Earth. It gives Papa a chance to really showcase her voice. We also get a children’s choir doing backing vocals which is done quite nicely. The music in the song, especially in the middle really delivers that Celtic vibe. I really love that a lot of metal is adding that Celtic sound to their albums. Once again another strong chorus really carries this song. The song actually feels quite lively overall.

Legacy Of The Woods is another favorite of mine. The song starts literally with the sounds of being in the woods. It is very relaxing. Papa starts in with her softer vocals and they draw you in to the song. The music is melodic and easy to listen to. Then the guitar starts to slowly build and the song jumps up several notches. Now more of a rock song, with a lot of keyboard to support it. Once again we also have male vocals that really add to the song before it fades back out to the sounds of the woods.

Metamorphosis is another song that really kicks it up. A quick guitar opening that leads into Papa’s singing. The song moves forward at a nice pace and is just mixed so perfectly between the vocals and all the instruments. It is another song to me that just feels good to listen to. It is almost what I would call easy listening metal. All the songs are so well done that the flow to them is just perfect. We get treated to another serious guitar solo in this song that I love. As we get to the conclusion of the song it feels like the song has really taken off.

Overall this is a very good album. There is not a lot here that is new to this genre of music, but that is fine because it is so well done. Every part of this album is perfectly executed. The musicians, production, mixing, it just all comes together to make a really good album that you will enjoy listening to for a long time to come. “Pyaneta” will be release on June 8th in Europe and July 6th in North America on Rockshots Records.

Rating: 80/100


Hardrockheavymetal

Year
May 2018
Reviewer
Giovanni Soldi
Provenance
U.S.A.

MaterDea is a well-known metal band in pagan and celtic scene. coming from Italy. After two years since their last release, a full length entitled “The Goddess’ Chants”, they are ready with a new platter claeed "PYANETA". This new record is surely a step forward, forged in the personal style of MaterDea. It's a powerful symphony where all the instruments and vocals join the sounds of nature, painting new mighty pictures using different colors and complex arrangements. The melodies reveal themselves along with the sumptuous guitar riffs, a powerful rhythmic session and the twist of strings and orchestration, allowing the listener to be carried away in a dimension full of energy, beauty and hope by these magical tales. “Pyaneta” is set to be released via Rockshots Records in Europe on June 8 and in North America on July 6.

Rating: 83/100


Jennytate's Blog

Year
May 2018
Reviewer
Jennytate's Blog
Provenance
U.S.A.

MaterDea – ‘Pyaneta’
Currently, one of Italy’s most famous bands amongst the Pagan and Celtic genre, founded in 2008, from a collaborative project between 2 of its members, from which, the band name emerged, ‘MaterDea’ was also the title of the Celtic soundtrack for a brief film, on which the collaboration was based. In itself, ‘MaterDea’ stems from a collection of influences, of various origins, surrounding the concept behind the band.
Influenced by Genesis, Jethro Tull and Led Zeppelin, their sound is best summarised as neo-classical light power metal. Devised as strong, spiritual music, with fantastical elements, it succeeds in this colourful purpose. All 7 band members bring classical training to this vibrant sound. Having 4 albums under their belts, to date, (‘Below The Mists, Above The Brambles’), 2009, ‘Satyricon’ (2011), ‘A Rose For Egeria’ (2014) and ‘The Goddess Chants’ (2016), ‘Pyaneta’ is their 5th and is due for release on June 8th in Europe and July 6th in North America, via Rockshots Records. (Released on 8th May in the UK).
Back To Earth – Whale song opens onto a sci-fi-esque, otherworldly narrative, gradually exploding into full pelt metal. Memorably powerful feminine vocals, much in the vein of Lacuna Coil, Nightwish and Delain. Dealing with the themes and lyrical duties with complete ease, there’s no hesitation, as she just moves straight into it, swimming through and with it, easily. A notable fluidity encapsulates the track, holistically, as it ends on another voice-over, extolling love as an immediate and central panacea to all.
The Return Of The King – Ethereal beauty haunts this intro, incorporating a combo of light sounds, before evolving, once more, into powerful metal. Again, it just flows, so naturally. Vocally and instrumentally, it is one. Pure melody. Some very intriguing accompaniments in there. Great fast pace, gathering momentum, as it goes, eventually ending on a bestial whale cry, amongst the sound of breaking glass. It’s unique and capably performed.
One Thousand And One Nights – An Eastern vocal intro’s, on to rapidly deployed heavy-metal instrumentals. A quickened pace pushes it along, purposefully, as its power grows. More than ably assisted by those driven riffs. Ending on the Eastern vibe, to which it returns, a world of power infuses its sound, as that tight, determined drum hit closes it. Strength in spades and an individual touch, to go with it.
Pyaneta – Introing with a heartbeat and an underwater breathing sensation, it moves in, very carefully, with the accompaniments, as there’s a very slightly more restrained sense to them, in places, here. Any fan of operatic metal’s going to get on well with these vocals and that sax is just sumptuous. Filled with mystery and enigma, it’s a thrilling delivery and full of surprises.
Neverland – Opening with a flock of seagulls in the background of the sound of manual labour, planing off and soaring into vivid melody. Palpable accompaniments and magical sounds interspersing it. Loaded with catchy rhythms and melodies, this is a standout track, for sure. Particularly, where the finale’s concerned. There’s enough power and momentum in the finale alone, to fuel any fire of metallic passion.
S ‘Accabadora – Male vocals introing here, in a worshipful tone. Celtic sounds follow, before and surrounding the feminine, lighter vocals. Heavily melodic, with a lyrically narrative style. Combining light and shade, soft and heavy, as the powered accompaniments flow in and out and around the vocals. There’s just so much beauty pulsing with life and energy, throughout this and it closes on a strong drum finale. Just beautiful.
The Legend Of The Pale Mountains – Opening onto an aural scene of mediaeval forests and lakes, complete with violin and accordion, to accompany it. The electrifying riffs hit at that point. Gentle, feminine vocals join them there, telling their story, till the full on instrumentals take over, on and off. Eventually ending on a diminishing fade-out, it’s said all it needs to.
Legacy Of The Woods – Birdsong and an aura of enchantment intro’s, replaced by tuneful acoustic riffs and beautifully melodic vocals. Heightening the power and heaviosity, it races along on a thread of metal gold. Spinning a tale of old world mystery, as it speeds along its path, it’s just full on melody till the end, when the birdsong returns. Gorgeous.
Coven Of Balzaares – Thunder intro’s, a piano section, mysterious children’s laughter and a heavier accompaniment and then masculine vocals enter. Seeming to blend in with the feminine ones, at certain points, the masculine aspect does gain in strength, though still interweaves with the feminine. Lots of soaring tones in here, picking up more power, as they go. Definitely a greater mystique to this, generally.
Metamorphosis – Sounds of tinkling chimes and a short voice-over, before the instantly involved vocals come into play. More than competently supported by big instrumentals and an air of affecting passion and power. So melodic, in fact, it’s the melody that drives this, all the way and one way or another, it’s going to leave a lasting impression.
Bourre del Diavolo – Wolves howling at the outset, the pumped up accompaniments get straight in there, with a real Celtic flavour and a hurried tone and rhythm. Sharp, affected male vocals narrate their story, in another language, complete with evil laughter. Brief female vocals play a part, before being drowned out, by the excitable male and it closes on a child’s mobile, playing a nursery rhyme. Odd way to finish, perhaps, but memorable, regardless and maybe, that’s the point.
Overall – I have nothing but compliments for ‘Pyaneta’. It’s a blissful album, from start to end. Narrating a wonderfully fantastical tale, with all the skills and passion inherent within it. A metallic, mythological storyboard, combining old and new world wonder is the closest summation of this standout album. A definite example of all killer, no filler, with mysterious touches, accentuating the metal.

Rating: 10/10 **********


Iron Folks

Year
December 2016
Reviewer
Luca Morzenti
Provenance
Italy

A due anni di distanza dall’eccezionale A Rose for Egeria, i MaterDea tornano a fare notizia con un album alquanto particolare: dopo tre album «elettrici», infatti, la band torinese guidata da Marco Strega e Simon Papa ha pubblicato questa compilation di pezzi tratti dal loro repertorio ma proposti in versione acustica. Non si tratta però della solita manovra per riempire lo spazio fra un disco e l’altro, bensì dell’equivalente di un vero e proprio nuovo album, risultato di una profonda rimodellazione di ogni singolo brano, trasformato nella forma e nella sostanza tanto da rendere in alcuni casi molto marcato il distacco dalla versione originale. Forti di una rinnovatissima line-up (al rientro del bassista Morgan De Virgilis si sono aggiunti ben quattro nuovi elementi, ovvero la sezione d’archi composta dalla violoncellista Chiara Manueddu e dalle violiniste Camilla D’Onofrio e Giulia Subba, oltre al drummer Carlos Cantatore, fra l’altro già con gli italiani Skylark e con gli Annihilator di Jeff Waters), Marco e Simon hanno compiuto un’accurata opera di cesellatura, rivisitando le tracce anche grazie all’utilizzo di strumenti molto lontani dall’ambito metal (bouzouki irlandese, caxixi, pau de chuva, pandeiro, berimbau, cajon) senza per questo far perdere potenza e slancio alle canzoni, un imponente lavoro di ricerca, scrittura e arrangiamento che regala - fra l’affiorare di sorprendenti sonorità latine - riferimenti al progressive italiano (L’albero - The Enchanted Oak), potenziali singoli (Mater Dea), perle di infinita classe (una Below The Mists, Above The Brambles degna dei migliori Faun) e la strepitosa Merlin And The Unicorn, a mio avviso il punto più alto della tracklist, di un’intensità pazzesca, anche se non nascondo che è da sempre uno dei miei brani preferiti. Sappiamo già che il prossimo appuntamento con i Mater Dea è fissato al prossimo anno, quando ci troveremo a commentare il loro quinto album, del quale a oggi si conosce solo il titolo, Pyaneta. Nel frattempo, The Goddess’ Chant ci farà buona compagnia.
Opinion: Sublime.
Rating: 10/10 (Excellent)


Iron Folks

Year
December 2016
Reviewer
Luca Morzenti
Provenance
Italy

A due anni di distanza dall’eccezionale A Rose for Egeria, i MaterDea tornano a fare notizia con un album alquanto particolare: dopo tre album «elettrici», infatti, la band torinese guidata da Marco Strega e Simon Papa ha pubblicato questa compilation di pezzi tratti dal loro repertorio ma proposti in versione acustica. Non si tratta però della solita manovra per riempire lo spazio fra un disco e l’altro, bensì dell’equivalente di un vero e proprio nuovo album, risultato di una profonda rimodellazione di ogni singolo brano, trasformato nella forma e nella sostanza tanto da rendere in alcuni casi molto marcato il distacco dalla versione originale. Forti di una rinnovatissima line-up (al rientro del bassista Morgan De Virgilis si sono aggiunti ben quattro nuovi elementi, ovvero la sezione d’archi composta dalla violoncellista Chiara Manueddu e dalle violiniste Camilla D’Onofrio e Giulia Subba, oltre al drummer Carlos Cantatore, fra l’altro già con gli italiani Skylark e con gli Annihilator di Jeff Waters), Marco e Simon hanno compiuto un’accurata opera di cesellatura, rivisitando le tracce anche grazie all’utilizzo di strumenti molto lontani dall’ambito metal (bouzouki irlandese, caxixi, pau de chuva, pandeiro, berimbau, cajon) senza per questo far perdere potenza e slancio alle canzoni, un imponente lavoro di ricerca, scrittura e arrangiamento che regala - fra l’affiorare di sorprendenti sonorità latine - riferimenti al progressive italiano (L’albero - The Enchanted Oak), potenziali singoli (Mater Dea), perle di infinita classe (una Below The Mists, Above The Brambles degna dei migliori Faun) e la strepitosa Merlin And The Unicorn, a mio avviso il punto più alto della tracklist, di un’intensità pazzesca, anche se non nascondo che è da sempre uno dei miei brani preferiti. Sappiamo già che il prossimo appuntamento con i Mater Dea è fissato al prossimo anno, quando ci troveremo a commentare il loro quinto album, del quale a oggi si conosce solo il titolo, Pyaneta. Nel frattempo, The Goddess’ Chant ci farà buona compagnia.
Opinion: Sublime.
Rating: 10/10 (Excellent)


Metallo Italiano

Year
December 2014
Reviewer
Alessandro Biasi
Provenance
Italy

C'era una volta una band che cominciava la sua avventura sui sentieri di un folk-rock melodico, complice l'incontro tra la vocalist Simon Papa e il chitarrista Marco Strega in quel di Torino.
Correva allora l'anno 2008... poco tempo dopo appare il debutto "Below the Mists, Above the Brambles". Un paio d'anni di intensa attività live, accompagnati da inevitabili turn-over nella line-up, li porta a pubblicare nel 2011 l'album "Satyricon", che li vede spostarsi su sentieri più affini al metal, mantentedo una forte componente folk, nella musica e nelle tematiche. 
Il 2014 li vede alle prese con un nuovo mutamento nel sound: il folk sembra quasi completamente abbandonato, evolutosi in un power sinfonico che già si cominciava a sentire in alcuni sprazzi di "Satyricon", come "The Little Diviner" e che pare aver trovato compimento in "A Rose For Egeria", un gran bel disco, ma che ha molto più a che spartire con i Kamelot che con il folk metal tout-court. 
A livello sonoro, i paralleli con la band di T. Youngblood appaiono evidenti, dalla ritmica cadenzata e battente, lontana da velocità furiose in favore del classico incedere regale, effetto amplificato da un arrangiamento orchestrale molto presente e ben riuscito.
A fare la differenza, la voce leggiadra e sottile di Simon, che tesse melodie suadenti e eteree, dove un Roy Khan non lesinava potenza e teatralità.
Se ascoltiamo, ad esempio "Tàlagor of the Storms" non possiamo non sentire ed apprezzare tutte le affinità, la potenza, il gusto melodico per i refrain, per i riff sostenuti e rocciosi. Leggeri tocchi folk si fanno vivi nella successiva "Whispers Of The Great Mother", sotto forma di un di flauto e violino, senza per altro riuscire a scalfire l'arrangiamento sinfonico predominante; il pezzo più affine alla tradizione è probabilmente "Land Of Wonder", grazie a ritmiche rockeggianti, i cori ben riusciti e un violino che è lasciato in primo piano, con una decisa riduzione dell'accompagnamento orchestrale.
Il resto del disco si attesta sugli stessi ottimi livelli, con la ppalma d'oro per la bella "Merlin And The Unicorn", con una voce maschile accompagna Simon in un pezzo malinconico e drammatico.
Una bella realtà, solidamente evolutasi oltre i confini del folk metal per abbracciare un orizzonte più ampio. Se la scelta convicerà tutti lo lasciamo decidere ai posteri, per ora possiamo goderci un altro bel disco di metallo italiano.


Metal in Italy

Year
December 2014
Reviewer
Giuseppe Sterlicchio
Provenance
Italy

Per grazia di Tenebra, fluido diamante. Egeria” Ha inizio da questo incipit l’affascinante avventura di sei protagonisti, i quali, strumenti alla mano, ci coinvolgono in una fiaba fantasy in cui si viene trascinati lontano, in una dimensione surreale che, così come ci viene suggerito dagli attori principali, porta dritto tra le braccia della Grande Madre (sic!). Le armi e gli scettri sono i loro strumenti, la magia è il loro suono. A guardarli, i MaterDea, sembrano essere davvero i protagonisti di una epic story ed in effetti, anche le sonorità corrispondono in pieno alle attese.

Stiamo parlando del terzo lavoro in studio per il sestetto torinese, che ci propone un roccioso ed allo stesso tempo trasognante Folk/Pagan Metal, caratterizzato peraltro da suadenti melodie, interpretate dalla bella voce di Simon Papa e contornate da arrangiamenti strumentali di chitarra e tastiere, finemente arricchiti dalla viola di Elisabetta Bosio. Come detto, dopo due album ed in seguito ad un’ incessante attività live, nella quale vanno ricordate le partecipazioni ad importanti festivals in Italy ed in Europa, come il Pipes and Drums Celtic Festival di Ginevra, i MaterDea danno alla luce“A Rose For Egeria”, lavoro prodotto dall’etichetta Midsummer’s Eve e masterizzato da Mika Jussila presso i prestigiosi Finnvox Studios. Il risultato è un perfetto connubio stilistico tra tematiche tanto care al mondo celtico ed una buona fattezza compositiva, che spazia dalle sonorità classic metal, al cadenzato storicamente utilizzato nel symphonic metal. Il filo conduttore dell’album è sempre lo stesso, così come la proposizione dei brani che si articolano quasi sempre in maniera lineare, oscillando tra strofe e ritormelli cadenzati o veloci, portati a compimento da un songwriting alquanto elegante e piacevole, il tutto decorato ad intarsio con parti soliste di archi scoppiettanti e, neanche a dirlo, folk. Queste ultime, però, non balzano mai prepotentemente all’orecchio ma sono saggiamente utilizzate come valore aggiunto.

Partiamo molto bene con “Beyond The Painting”, in cui va sottolineato lo stile classic della struttura ritmica e delle tastiere; ma fate attenzione perché il ritornello rischia di insidiarsi ossessivamente nella vostra testa! Un pezzo molto riuscito è “Talagor Of The Storms”, strutturato secondo le vecchie scuole del power metal, con un costante tappeto di doppia cassa e ritmi da cavalcata. In questo brano va senza dubbio sottolineato il “dialogo” tra violino e chitarra. Davvero molto bella è la romantica e sognante song “Merlin And The Unicorn”, valida sia per le azzeccate melodie, in cui duettano voce femminile e maschile, che per l’arrangiamento, il cui tocco di classe è rappresentato dalle corde del violino. In perfetto stile folk/power è il pezzo “Running All Night With The Wind”, energico per ritmiche e chitarre decise e convincente, ancora una volta, nelle parti di violino. La chiusura di questo lavoro è affidata a “Haerelneth’s Journey”, il cui punto di partenza, strumentalmente folkeggiante e cadenzato, rispolvera dai cassetti della memoria schemi compositivi che ricordano gli Haggard. Totalmente diversa è però la struttura melodico-vocale di questo brano, che riporta a motivi di musica popolare in senso stretto.

Gli amanti del genere potranno trovare una vaga somiglianza con i ritornelli dei tedeschi Lyriel. E’ un degno finale di un album che potranno apprezzare anche coloro che non necessariamente si muovono all’interno di questo genere. Possiamo affermare che in questo lavoro sono presenti, oltre che elementi symphonic e power, anche sfumature di apprezzabile pagan rock. All’ascolto dell’ultima nota, forse, vi ritroverete intrappolati in atmosfere fantastiche e poetiche che vorrete rivivere.


Rating: 4 stelle su 5

 


Alone Music

Year
Settembre 2014
Reviewer
Vanessa Galati
Provenance
Italy

Quando si dice che gli artisti non sono tutti uguali, nel senso buono del termine. Ognuno si caratterizza per determinati aspetti e questo è il caso dei MaterDea. Il loro ultimo lavoro “A rose for Egeria” è un album fresco, leggero e allo stesso tempo ricco di suoni ed atmosfere che ricordano le ballate medievali e celtiche oltre a rievocare ambientazioni epiche. La voce della cantante è cristallina, molto chiara e dolce, a tratti decisa ed espressiva, rinforzata dalle chitarre che sembrano sollevarla verso il cielo. Si narra di leggende lontane come nella traccia “Merlin and the unicorn” fino ad arrivare al brano che da il nome all'album: “A rose for Egeria”, il quale si apre con un prologo recitativo che anticipa il tema trattato nel brano, un monologo molto cupo ed epico lasciando il posto alle potenti tastiere che si rendono partecipi qui come anche in “Prelude to the Rush”. Ogni brano, qui, trova un suo perché, presenta delle caratteristiche che lo contraddistingue dagli altri, non ci si limita semplicemente a cantare e a suonare ma si narra, si racconta come è il caso di “Whispers of the Great Mother” , la cui prima parte è costituita soltanto da una parte strumentale atmosferica lasciando successivamente il posto al brano vero e proprio. L'artwork di copertina mi ha colpito parecchio: una mano che tiene una rosa, la rosa di Egeria. Un album davvero interessante, “A rose for Egeria”, un capolavoro con influenze folk, celtiche e medievali.

Rating: 95/100

 


Rock-Metal Essence

Year
Agosto 2014
Reviewer
Iacopo Mezzano
Provenance
Italy

I miei più sinceri complimenti vanno alla formazione italiana dei MaterDea che, con il suo ultimo album A Rose For Egeria, fa un netto passo avanti qualitativo rispetto alla precedente release, e sbaraglia la concorrenza al suon di un un pagan/folk/symphonic metal di indubbia qualità. Con queste nuove unidici tracce infatti i sei musicisti esplorano al meglio, e con grande unità di intenti, le sonorità a loro più congeniali. La prima metà di disco, più metallica e più sinfonica della seconda, è l'apoteosi della robustezza nel riffing e nel groove che questi ragazzi hanno sempre avuto in seno, ma che mai prima d'ora avevano così chiaramente mostrato. La restante parte del disco, che gioca ancora una volta sullo stile danzante e folkloristico già mostrato in passato, non cala di una virgola l'intensità melodica e la quialità compositiva della prima, risultando perfettamente efficiente nel suo intento di divertire l'ascoltatore. E così, tra suoni di produzione avvolgenti e le grandi vocalità dei suoi interpreti, questo A Rose For Egeriasi eleva senza ombra di dubbio tra le migliori uscite di questo anno in campo folk/symphonic italiano. Ascoltate l'openerBeyond The Painting, o la super Running All Night With The Wind, per averne anche voi la certezza. E poi correte nei negozi, che il supporto a questo gruppo è davvero dovuto.
Di qualità internazionale.

Rating: 87/100


In Your Eyes

Year
Agosto 2014
Reviewer
Alberto Centenari
Provenance
Italy

Terzo stupendo album per i torinesi MaterDea.
MaterDea sono una band torinese, fondata nel 2008 dalla cantante Simon Papa e dal chitarrista Marco Strega, che arriva quest’anno al traguardo del terzo full-length, dopo il debutto del 2009 “Below the Mists, Above the Brambles”, ed al riuscito secondo lavoro del 2011 “Satyricon”, uscito per Midsummer’s Eve che ha licenziato anche questo nuovo A Rose for EgeriaMixato dallo stesso chitarrista e masterizzato ai Finnvox da Mika Jussila, questo nuovo capitolo della saga MaterDeaconvince ancor più del suo predecessore e chi avrà la fortuna di sentirlo scoprirà di avere tra le mani una band unica, tra le tante bravissime che si affacciano sul mercato nazionale ed internazionale e che abbracciano la causa del symphonic metal, poiché lascia ad altri i territori power/gothic per un approccio pagan/folk, impregnando il sound di suoni orchestrali per nulla pomposi, che rendono il suono elegante e raffinato laddove gli strumenti classici della bravissima Elisabetta Bosio ricamano melodie d’altri tempi, accompagnati dalle tastiere di Elena Crolle. Ed è proprio questa perfetta armonia tra la raffinatezza delle tre damigelle e la grinta metallica degli altri tre elementi maschili del gruppo (Marco Strega e la potente sezione titmica composta da Morgan De Virgilis al basso e Cosimo De Nola alle pelli) a fare la differenza in questa stupenda opera che vi porterà a viaggiare tra villaggi immersi in lande verdeggianti, in un mondo dove eroici cavalieri e superbe figure mitologiche faranno la loro comparsa, così come splendide fate, elfi e locande dove rifocillarsi e amoreggiare. Grandi momenti di folk d’autore (la magnifica Land of Wonder)f anno da contraltare a brani più metallici (Tàlagor of the StormsAn Unexpected GuestRunning all Night with the Wind) impreziositi dalla stupenda voce di Simon e dai cori di Elena, mantenendo sempre in primo piano la struttura folk con il tappeto sonoro creato da viola, violoncello e contrabbasso di Elisabetta Bosio. Su tutto l’album aleggia un’atmosfera fantasy che ultimamente ho potuto ascoltare solo su quel “Midgard” dei milanesi Holy Shire, altro ottimo lavoro italiano, segnale di una scena che ormai non ha più nulla da invidiare alle più rinomate realtà europee, riuscendosi a costruire, con dischi di questo livello, una credibilità anche oltre confine. Per i fan del metal sinfonico album assolutamente consigliato, così come a chiunque abbia voglia di ascoltare ottima musica che inevitabilmente porta a sognare … e di questi tempi non è poco.

Rating: 85/100


Metal Hammer

Year
Agosto 2014
Reviewer
Elisa Penati
Provenance
Italy

Nel panorama rock-metal attuale i MaterDea sono sicuramente da inserire nelle particolarità da non perdere di vista. Dopo l'esordio nel 2009 con "Below the Mists, Above the Brambles" ed il successivo "Satyricon" del 2011, la band torinese ha continuato il suo percorso evolutivo nel sentiero del classic rock impreziosito da corpose aperture melodiche che spesso richiamano passaggi dal sapore quasi classico, generate da una perfetta sinergia tra tastiere e violino, su cui svettano riffs dal sapore decisamente più heavy. Il 2014 vede l'alba di un nuovo capitolo, il terzo, della saga celtic rock creata dai materDea che presentano "A Rose for Egeria", un album in grado di dimostrare quanto il sestetto sia stato capace di evolvere il proprio sound evitando di incappare nell'insidioso pericolo di ripetersi. "Beyong the painting", "Whisper of the Great Mother" e la stessa title-track sono tre dei momenti più apprezzabili di questo disco, che riesce a tenere sempre viva la curiosità di chi lo ascolta. Chi ama il genere proposto dai MaterDea e li segue fin daglie esordi, non potrà non innamorarsi di questo "A Rose for Egeria", chi invece non li conosce e li scopre attraverso le note di questo album non potrà non essere ammaliato dall'incantesimo musicale di questa band che conquisterà l'ascoltatore attraverso atmosfere sognanti fatte di folk-rock in perfetto stile.

voto: 80/100


Metallized

Year
July 2014
Reviewer
Carolina Pletti
Provenance
Italy

MaterDea sono una band di Torino, inizialmente fondata dalla cantante Simon Papa e dal chitarrista Marco Strega, a cui si aggiungono successivamnente il bassista Morgan de Virgilis, la violinista Elisabetta Bosio, la pianista Elena Crolle ed infine il batterista Cosimo de Nola. La proposta musicale della band trova le sue radici nel folk medievale e celtico e nel metal più classico e vicino all'hard rock - in un certo senso possono essere considerati una sorta diBlackmore's Night più aggressivi, ma vicini anche, in particolare per certe tematiche neopagane, a band pagan rock come Inkubus Sukkubus ed Omnia. A questo si aggiunge una spiccata componente symphonic, frutto della formazione classica di parte dei musicisti della band ed ottima per accompagnare le tematiche più epiche e legate al fantasy che emergono dai testi di alcune canzoni. Inoltre, non manca un occhio di riguardo al prog rock italiano, forse l'elemento che permette maggiormente di ricondurre la musica dei MaterDea alla loro provenienza geografica, dato che gli interventi di folk nostrano ci sono (ad esempio Benandantes, Malandantes, presente sull'album Satyricon), ma rimangono in schiacciante minoranza rispetto ai riferimenti celtici. L'esordio della band, Below The Mists, Above The Brambles, vede tra i guest la partecipazione del fisarmonicista scozzese John Whelan, e raccoglie un buon consenso tra il pubblico iniziando a raccogliere uno zoccolo duro di fan attorno alla band. Il secondo lavoro, Satyricon, procede sulla stessa strada ottenendo ottimi risultati a livello di critica. Anche grazie all'intensa attività live, iMaterDea godono già di una certa notorietà e del supporto di un nucleo di appassionati quando iniziano a lavorare su A Rose for Egeria, tanto che, con un progetto di crowd funding, riescono a raccogliere senza problemi 2500 euro per dare il via alle registrazioni di questo nuovo album. A Rose For Egeria, sul mercato dal febbraio 2014, è stato mixato da Marco Strega nel suo studioDomus de Janas e masterizzato da Mika Jussila, ai Finnvox Studio.
Pur rimanendo coerente come stile con quanto fatto in passato, A Rose for Egeria preme l'acceleratore sulla componente symphonic, frenando invece parecchio sul folk, che, per quanto innegabilmente presente nell'album, rimane in secondo piano, soprattutto nella prima metà del disco. Orchestrazioni, viola e violino sono protagonisti assoluti, assieme alla voce di Simon Papa, nei ritornelli spesso accompagnata in contrappunto da quella di Elena Crolle. Nel complesso il songwriting è elegante ed equilibrato, dotato di diversi spunti che emergono dal variegato background musicale dei membri della band che, oltre alle influenze folk, rock e metal che ci si possono aspettare, spazia dalla classica, al jazz, alla musica latina. Questo fa sì che il risultato, benché non possa essere definito innovativo, sia dotato di una certa personalità. Nel complesso riesce bene a trasportare l'ascoltatore in un mondo fatato e fiabesco, immerso nella natura e popolato da elfi e creature schive e misteriose. 
Tra i pezzi meglio riusciti spicca Talagor of the Storm, dal testo ispirato a scenari tolkeniani (Talagor, il nome di un cavallo di cui parla il testo della canzone, significa "piede veloce" in Sindarin), un brano dal ritmo sostenuto e vicino al power in cui gli archi duettano con la chitarra per un effetto epico e coivolgente. Un brano in cui il metal classico e la sinfonia si sposano perfettamente, senza tagliare fuori le influenze. Altro punto forte è la romantica Merlin and the Unicorn, brano lento e sognante valorizzato dal violino e da un ritmo non veloce ma fluido e danzante, in cui alla voce femminile di Simon si aggiunge una maschile. Da citare sono anche i pezzi in cui la componente folk è più presente: Land of Wonder è un brano estremamente orecchiabile e buffo, che farà storcere il naso a chi vuole ascoltare "la musica SERIA" ma che divertirà tutti quelli che sotto sotto hanno sempre un po' di nostalgia dell'infanzia. Il brano è introdotto dalle voci di quelli che sembrano personaggi della Disney sotto LSD e presenta una melodia folk lieta e veloce eseguita dal violino che, volente o nolente, rimarrà in testa all'ascoltatore per almeno tre ore dopo l'ascolto. Running all Night with the Wind invece è veloce, incalzante, selvaggio e contiene melodie tipiche del folk irlandese. Haelnereth Journey, infine, chiude l'album in bellezza grazie alla sua melodia che richiama la musica del nord-est europa. A Rose for Egeria è un album che sicuramente accontenterà appieno chi ha apprezzato il lavoro prodotto dai MaterDea fino ad adesso. Inoltre, probabilmente questo disco attirerà nuovi fan soprattutto tra gli amanti del pagan rock e del symphonic metal, e tra gli amanti delle atmosfere magiche del fantasy classico alla Tolkien.

Rating: 70/100


Mondo Metal

Year
July 2014
Reviewer
Marcello Ferrau
Provenance
Italy

Era sul finire del 2011 quando conobbi i MaterDea, band torinese formatasi nel 2008 dalla collaborazione tra Simon Papa e Marco Strega. Allora mi capitò tra le mani "Satyricon", il loro secondo album, e fu amore a primo ascolto. Un folk rock coinvolgente, trascinante, potente e d'atmosfera. Oggi, a distanza di circa tre anni, i Nostri fanno uscire, sempre per la "Midsummer's Eve", questo terzo album intitolato "A Rose for Egeria".
Ascoltiamo subito queste nuove 11 tracce! Intro d'atmosfera per l'opener "Beyond the Painting", una atmosfera che miscela affascinanti e sinistre tastiere, una batteria dal suono leggermente digitalizzato e il riffing ruvido che si insinua inizialmente in sordina, prendendo corpo e grinta secondo dopo secondo. Il brano che ne scaturisce acquista sonorità goticheggianti, presentando una struttura corposa derivante da orchestrazioni maestose e chitarre dinamiche e robuste. Traccia decisamente coinvolgente quindi, energica e ammantata di oscura sensualità, grazie anche al cantato di Simon Papa, dai refrain orecchiabili che si muovono su una piacevole cavalcata. Ritmiche graffianti e sonorità avvolgenti per la successiva "Tàlagor of the Storm". La traccia sa incidere per grinta e potenza, presentando un riffing dall'impostazione power sempre supportato da un ottimo lavoro orchestrale, qui capace di dare un lieve tocco di inquietudine. 
"Whispers of the Great Mother" presenta un toccante intro che parte con il pianoforte, a cui si unisce la chitarra acustica in arpeggio, e infine vede l'ingresso della delicatezza e malinconia degli archi. Allo sfumare di questo arrivano le tastiere con un "jingle" che suscita un pizzico di inquietudine, e sulle quali fan breccia fugaci e maestose orchestrazioni, fino a sfociare in sonorità che ci ricordano che il DNA dei MaterDea è composto da monomeri folk. Ecco che ci troviamo dunque a seguire un mid-tempo dove la grinta dell'elettrica viene addolcita da flauti, violino e dalla bella voce della front-woman; molto affascinante e godibile il refrain, colmo di dolce melanconia e strutturato a più voci. Si prosegue su toni pacati, sempre velatamente malinconici e suggestivi, con "Merlin and the Unicorn", una composizione che ci immerge delicatamente in una ambientazione sognante, magica, ma pronta a prendere vigore nei ritornelli carichi di energia. Ad aprire la titletrack "A Rose for Egeria" è stavolta un intro parlato, in cui la guest Ottavio Adriano Spinelli recita una sorta di Inno alla Ninfa a cui la traccia è dedicata. Epica ed evocativa, avvolgente e affascinante, la conturbante struttura del brano si srotola unendo la potenza delle ritmiche alla malia di sonorità mediorientaleggianti.
Ci muoviamo ancora su rocciosi tempi cadenzati con "An Unexpected Guest", con le potenti distorsioni che vanno a braccetto con le "austere" e maestose orchestrazioni. Se nelle strofe si predilige dunque una impostazione più distesa e melodica, nei refrain le ritmiche si fanno più movimentate e sciolte, acquistando la vivacità e il coinvolgimento che più si confanno agli stilemi folk. Anche in questo caso le linee vocali sono davvero piacevoli e avvolgenti, in ottima sintonia con le sonorità proposte.
Ed eccolo finalmente, sfoggiato in tutto il suo ludico coinvolgimento, lo spirito dei MaterDeaimpregnare la folkeggiante "Land of Wonder"; titolo più che appropriato, visto che già dall'intro mi sono trovato catapultato in mezzo a folletti, fate e altri esseri magici pronti a combinare scherzi e a divertirsi. Chitarra e violino si alternano vivaci e accattivanti, l'una a supporto della voce di Simon, l'altro a intrattenerci allegramente tra una strofa e l'altra. Il ritornello poi è pura festa, impossibile non farsi trasportare e conquistare da un brano del genere! Incalzante e suggestiva la seguente "Altars of Secrets", dove i Nostri ci trasportano nel loro magico mondo al ritmo di poderose cavalcate e affascinanti sinfonie, mentre "Prelude to the Rush" è, appunto, un preludio di circa un minuto e mezzo affidato alla dolcezza del piano e degli archi che ci conduce a "Running All Night with the Wind". La chitarra di Marco Strega continua a ruggire, mentre il violino di Elisabetta Bosio offre il suo apporto coinvolgente e vivace, restando pur sempre nei toni leggermente malinconico/epici e nelle atmosfere fantastico/fiabesche (ottimi qui gli arrangiamenti alle tastiere di Elena Crolle) che impregnano l'intero lavoro della band.
Chiudiamo l'ascolto senza cali di tensione con "Haerelneth's Journey", che anzi si presenta ben variegata con l'alternarsi di sezioni più predisposte alla melodia e altre piacevolmente movimentate. Con "A Rose for Egeria" i MaterDea riescono a proporre un sound più completo e variegato, mantenendosi fedeli allo spirito folk che me li aveva fatti apprezzare tantissimo nel precedente album. A questo punto mi sembra ovvio che le mie conclusioni siano quelle di spingervi senza il minimo dubbio all'acquisto di questo disco, che piacerà senz'altro a tutti gli amanti del genere.
Grandi MaterDea!


Greek Rebels

Year
July 2014
Reviewer
Διονύσης Τσέπας
Provenance
Grecia

Oι MaterDea είναι μια εξάδα Ιταλών, οι οποίοι αρέσκονται στο pagan/folk metal, (οι ίδιοι το ονομάζουν elvish rock and pagan rhymes) με γυναικεία φωνητικά. Αυτός είναι ο τρίτος δίσκος τους, περιλαμβάνει 11 τραγούδια και διαρκεί περίπου 1 ώρα. Οι συνθέσεις τους βασίζονται κυρίως στα πλήκτρα και το βιολί, με τις κιθάρες και τα τύμπανα να αναλαμβάνουν συνοδευτικό, θα έλεγα, ρόλο, αλλά φυσικά έχουμε κάποια solos, χωρίς να το παρακάνουν. Η αίσθηση που μου άφησε η μουσική τους και το συνολικό ύφος των τραγουδιών, είναι πως θέλουν να δημιουργήσουν παραμυθένια και ονειρική ατμόσφαιρα, να ταξιδέψουν τον ακροατή σε μαγικούς κόσμους μέσα από τις πομπώδεις συνθέσεις τους. Πιστεύω τα καταφέρνουν σε μεγάλο βαθμό, καθώς προσωπικά ο δίσκος δεν με κούρασε καθόλου. Τα γυναικεία φωνητικά είναι πολύ καλά, όμως θα προτιμούσα να έχουν περισσότερη ποικιλία και εναλλαγές, καθώς νομίζω το εύρος τους ήταν περιορισμένο και κάποιες φορές μονότονο και άνευρο. Όμως αυτό δεν με πτόησε ιδιαίτερα, καθώς η μουσική τους είναι πάρα πολύ καλή, η συνοχή των τραγουδιών άψογη, όπως και η συνολική παραγωγή του δίσκου. Τα διάφορα εφέ, τα πλήκτρα, τα ακουστικά μέρη (πιάνο και κιθάρα κυρίως), όλα βοηθούν στη δημιουργία όμορφων συνθέσεων. Κάποια κομμάτια που ξεχώρισα ιδιαίτερα και θα σας πρότεινα να ακούσετε, είναι τα “Talagor Of The Storms” (δυνατό και με πιασάρικα riffs), “Whispers Of The Great Mother” (υπέροχη ακουστική εισαγωγή), το ομώνυμο “A Rose for Egeria” (το βιολί εδώ τα σπάει), “Land Of Wonder” (εισαγωγή που θυμίζει μεσαιωνική γιορτή, απλά φοβερή). Προσωπικά μου άρεσε πάρα πολύ όλος ο δίσκος, πρόκειται για μια ενδιαφέρουσα και ποιοτική κυκλοφορία. Οι φίλοι του είδους ας τον τσεκάρουν άφοβα, δεν πιστεύω πως θα τους απογοητεύσει σε καμία περίπτωση.

Rating: 7.5/10

 

Heavy Worlds

Year
July 2014
Reviewer
Valerio Ferrari
Provenance
Italy

Esistono band che suonano assieme e band che vivono assieme...esistono band composte da musicisti e altre da persone...esistono mastermind che valutano i propri collaboratori dal numero di accordi conosciuti e altri che invece preferiscono sedersi di fronte a una birra e conoscere inizialmente la persona. In ogni caso, quello che conta è il tipo di passione e forza che, attraverso le canzoni, vengono sprigionati. I Materdea sono una famiglia...non credo esista una band a livello italiano, attualmente, che possa esternare maggiormente questo concetto. Il duo Simon Papa e Marco Strega, prima di iniziare le registrazioni di questo nuovissimo "A Rose For Egeria", hanno preferito sistemare le cose all'interno della band, trovare le persone giuste e ricreare un ambiente positivo che, magicamente, esce da ognuna di queste undici tracce. Giunti al terzo album e a una discreta notorietà sia in ambito nazionale che internazionale, il sestetto torinese appare in forma smaliante. Quello che "Satyricon" (predecessore del 2011) aveva stabilito, qui viene in parte rimesso in gioco: tutta la prima parte di "A Rose For Egeria" cavalca linee più care a un energico metal sinfonico, facendo uscire il lato 'duro' dei Materdea. La seconda parte invece, pur rimanendo sempre grintosa, riabbraccia i temi ballerecci e gioviali tipici dei primi due dischi. La produzione professionale, la ricercatezza delle melodie, il raffinato ensemble delle parti corali (Simon Papa e Elena Crolle superano se stesse) e un drumming più guitar oriented permettono a "A Rose For Egeria" di decollare in ogni suo solco...i suoni sono permeati di un alone di mistero che, fusi alle lyrics evocative, trasportano l'ascoltatore in avventure e storie difficilmente dimenticabili. A livello di performance capacità e interazione appaiono in primo luogo, dove il neo arrivato Cosimo De Nola alla batteria sa donare un tiro possente alle strutture intricate delle tracks. "Tàlagor Of The Storms" e "Whispers Of The Great Mother" varrebbero già da sole il costo del cd, esternando il nuovo sound della band in maniera ottimale...sopra a tutte, la titletrack, "Altars Of Secrets" e "Land Of Wonder" appaiono come gli episodi più ispirati e convincenti, fermo restando che tutto il disco si pone a un livello più che buono. La voce di Simon Papa si sposa fedelmente al lavoro più tagliente delle chitarre e della sezione ritmica, segnale che il percorso intrapreso è vincente. Come sempre, una band da scoprire e da assaporare ascolto dopo ascolto..."A Rose For Egeria" può aprire ai Materdea molte strade e, ora che la band è salda e forte, non esiste ostacolo che non possano superare. Gran disco. Unico.

Rating: 9/10

 


Arlequins

Year
June 2014
Reviewer
Peppe Di Spirito
Provenance
Italy

Tutto è iniziato nel 1995, quando gli olandesi The Gathering, reduci da un avvicendamento in formazione che aveva portato all’ingresso della favolosa cantante Anneke Van Giersbergen, pubblicarono il loro terzo album “Mandylion”. Si trattava di un album che rivedeva e affermava alcune “regole” del gothic metal, alternando riff incendiari, melodie raffinate, aperture sinfoniche e strutture dei brani non distanti da certe caratteristiche del progressive. Si moltiplicarono le band che si lanciarono in un simile filone e che riuscirono ad ottenere buoni riscontri di critica e di pubblico, merito anche di vocalist bravissime e dal grande fascino, che hanno “ingentilito”, per così dire, una parte della scena metal. I Mater Dea, a quasi vent’anni dall’uscita di “Mandylion”, giungono alla pubblicazione del loro terzo cd e sembrano riprendere in pieno certi stilemi che negli anni ’90 erano la forza dei Gathering e di colleghi come Nightwish, Tristania, Dreams of Sanity, Lacuna Coil, ecc. Si presentano con un sestetto equamente suddiviso tra tre ragazze (Simon Papa alla voce, Elisabetta Bosio agli archi e Elena Crolle alle tastiere) e tre ragazzi (Marco Strega alle chitarre, Cosimo De Nola alla batteria e Morgan De Virgilis al basso) e realizzano l’album intitolato “A rose for Egeria”, in cui riescono a personalizzare abbastanza bene il loro gothic. Composizioni come “Talagor of the storms”, la title-track o “An unexpected guest”, in particolare, su chitarre e ritmi metal, si fanno apprezzare per gli inserimenti di tastiere e di archi maestosi e molto vicini alla musica classica. Ed è proprio questo connubio tra metal e classica a caratterizzare l’intero disco, con un mix decisamente travolgente, dalle dinamiche ben studiate e con esecuzioni poderose e tecniche al punto giusto. Su tutto, spicca la voce angelica di Simon Papa, che si cala alla perfezione nel ruolo di “Anneke italiana”, con una prova sontuosa. Non mancano, inoltre, aperture verso il folk celtico (in particolare in “Land of wonder”, in cui il tasso di aggressività resta comunque alto), canti gregoriani, momenti delicatissimi e intrisi di malinconia come la breve strumentale “Prelude to the rush”, i primi minuti di “Whispers of the great mother”, tra tocchi acustici di piano, chitarra e violino, che poi deflagrano in un avvincente e robusto dark sinfonico, o come le parti più eleganti di “Merlin and the unicorn”. Nel suo genere un lavoro formalmente perfetto. Piccola curiosità a margine che ci rende ancora più simpatica Simon Papa: sul sito della band, tra i tre album e le tre band migliori per la cantante sono citati “The lamb lies down on Broadway” e i Genesis.


Raven Heart

Year
June 2014
Reviewer
Rachel Louise Smith
Provenance
Norvegia

I MaterDea arrivano dall'Italy e nascono dalla collaborazione tra Simon Papa e Marco Strega nel 2008. Dall'uscita del loro primo album hanno creato un suono con una forte struttura di rock perfettamente fusa ad atmosfere mistiche e sognanti, in cui le voci, violino e tastiere, disegnano gentilmente linee melodiche su una sessione ritmica potente. Questo è il terzo album della band che offre un suono più potente ricco di raffinatezze tecniche, pur mantenendo le melodie fiorite alle quali il pubblico di MaterDea è già ben abituato. Simon Papa è la sacerdotessa della band, la cui voce incantevole sa fare proprio questo: incantare e affascinare l'ascoltatore. La tastierista Elena Crolle e il chitarrista Marco Strega offrono anche i loro contributi vocali, senza dimenticare Elisabetta Bosio (violino, viola e contrabbasso), Morgan De Virgilis (Basso) e Cosimo De Nola (Batteria). Questo album è una registrazione virtuosa che si abbatterà come una tempesta sui fans di Female Fronted rock e quelli del metal di tutto il mondo. Ogni traccia qui è molto buona, ma io prediligo quelle più pesanti, rotonde e ben orchestrate come "Whispers of the Great Mother', o quelle dal suono meraviglioso come "An Unexpected Guest" o l'eccentrica e folk 'Land Of Wonder', mentre 'Altars of Secrets' per un attimo mi ha fatto pensare di essere nella Cappella Sistina. L'album è stato masterizzato a Finnvox Studios da Mika Jussilla ed è molto consigliato, potrei ascoltarlo tutto il giorno.

Rating: 9,25 / 10


Hard Rock City

Year
June 2014
Reviewer
Dimitris Lazdi
Provenance
Grecia

L'emergente gruppo popolare, idolo degli italiani, i MaterDea hanno pubblicato il suo terzo album dal titolo "A Rose for Egeria". Uno dei migliori album che io abbia mai ascoltato negli ultimi tempi con alcune delle più assuefacenti melodie. Evocano elfi che ti accompagnano all'interno di miti e immagini fantastiche, accompagnando la tua mente con una dirompente musica onirica.
Le due cantanti sono sorprendenti. Partendo da Elena Crolle che dà quel delizioso gusto un po' Nightwish che riempie l'album, la sua voce sembra scaturire da dentro l'esistenza dell'unica Tarja. Per continuare poi con Simon Papa, dalla forma più classica e un'interpretazione eccezionale, le due voci affascinano e si completano regalando un senso diverso alle composizioni dei MaterDea. Anche le tastiere di Elena Crolle sono notevoli, settate all'avanguardia con molte, nonché incredibilmente orecchiabili, melodie. Il sintetico talento di Marco Strega emerge all'interno del brano "A Rose for Egeria", una rosa che ti ruberà l'anima trasportandoti lontano, in un mondo fantastico e antico che ti farà scoprire te stesso, in un viaggio che non vorresti finisse mai.
Per questo motivi gli italiani Materdea mettono la cura migliore. Ascoltate per esemprio "Tàlagor of the Storms" e immaginate che Simon Papa si trovi ad una festa pagana guidando la folla in estasi con le sue note, immersa in una delirante melodia. I vocalizzi sono incredibili, non esagero, con le chitarre che appaiono furiosamente scendendo scale come un aggraziato cavallo al galoppo.
La bellezza selvaggia di "Tàlagor of the Storms" sostituisce e integra la bellissima forma lirica di "Whisperers of the Great Mother". Un momento che ti inchioda. Una canzone che ti fa chiudere gli occhi e ti entra dentro al 100%. La prima volta l'ho ascoltata con le luci spente e gli occhi al buio. Un graduale mormorio che esce dagli altoparlanti e in un crescendo mi ha portato dove la mia esistenza metal è guarita. Uno dei momenti più inebrianti dell'album.
Una tipica festa pagana la potete ascoltare cominciando da "Land of Wonder" con Elisabetta Bosio che è il giocatore principale della composizione e i vocalizzi che creano un momento incredibilmente dinamico. Lo scatto della chitarra attraverso il suono della viola e del violino creano bellissimi tocchi che adornano la classica interpretazione di Simon Papa. Un musical popolare metal con timbro e firma MaterDea.
Con "Altars of Secret" mi hanno esterefatto. La profetica introduzione risolve in una chiassosa, crescita massiccia con chitarre e incredibili melodie, le voci ancora una volta suonano così eteree... Un altro eccellente momento di "A Rose fo Egeria".
Mi è piaciuto il gioco emotivo del violino che spunta nel "Prelude to the Rush" coesistendo con i sussurri della voce e l'accompagnamento distintivo del pianoforte. Ricorda una piccola goccia che cade nelle profondità della terra calda del deserto rinfrescando l'album con uno dei più bei momenti di quiete che voi possiate immaginare. Arrivando poi a "Running all Night with the Wind" che mi riporta indietro all'unica e sola lirica dei MaterDea.
Finché poi arriva l'unica coesistenza del violino e della chitarra in una delle più forti canzoni dell'album, il "Haerelneth's Journey", con cui i MaterDea decidono di completare il loro lavoro, lasciando le migliori impressioni per questo loro nuovo album.
Ci sono ovviamente anche alcuni momenti mediocri nell'album come "Merlin and the Unicorn", ma tuttavia è inutile soffermarcisi troppo. Con il loro nuovo album i nostri MaterDea ci invitano a scoprire il loro mondo e di lasciarci nelle loro mani per condurci in un mondo lontrano dalla vita dura, monotona e routinaria che viviamo. Dobbiamo farlo? Io l'ho già fatto e non ho avuto rimpianti per nemmeno un'istante


Two Guys Metal Reviews

Year
June 2014
Reviewer
Matt Baggins
Provenance
U.S.A.

Female fronted folk metal band with both keyboards and a violin. Well then,. we're already off to a great start! The songs on A Rose for Egeria are often epic and very beautiful. The bands vocalist has a beautiful and rather thin voice and the interplay between the caressing female lines and some of the groovier guitar riffs is very well done. It's not overplayed, so when it does get used it adds flavor rather than coming off as a dull and overused gimmick. A Rose of Egeria is eleven tracks of well written and properly thought out symphonic folk metal, the kind of thing that restores my faith in the genre. Part of the appeal of Materdea for me is the way that they manage to craft some really excellent melodic lines, seemingly out of thin air. For example, their is no real precedent for the introductory keyboard line in An Unexpected Guest but it is immediately recognizable and extremely memorable. There are also some very weird and strangely fascinating moments. Perhaps the most bizarre is Land Of Wonder which features the voice of a fairy, strange, but well developed. Materdea bill themselves as Elvish Metal and given the rather otherworldly magical feel of these songs, I can't think of a better label. So Materdea have managed to rise up, masters of a genre that has often been called overcrowded. Their unique niche is one that many bands have tried to work their ways into, but none have succeeded. These Italians are only going up, they are one of the most exciting pagan metal acts on the scene. With over 5,700 facebook likes already they are clearly pretty huge on their local circuit. As their songwriting gets even better (How they could do that I'm not sure) I am sure they could very easily become a massive internationally touring name.


Metal Hammer

Year
June 2014
Reviewer
Stefano Giorgianni
Provenance
Italy

MaterDea sono sicuramente una delle più belle realtà del pagan/folk metal italiano degli ultimi anni. Dopo il buon Satyricon del 2011 ora è la volta di questo nuovo A Rose for Egeria. Il genere proposto dal sestetto italico è un bel misto di metal classico e melodie folkeggianti, con pregevoli intermezzi avvicinabili alla musica classica. Il versante folk proposto dai MaterDea è distante da quello imperante oggigiorno, quindi nessuna aggressività o stili vocali growl/scream, oramai prevalenti nel genere. Il fulcro delle opere di questa band sta nella melodia, nel ricreare una sognante atmosfera celtic/metal, spolverandola con un sapiente uso di strumenti provenienti dalla musica classica (viola e violino) e di lyrics ispirate ad antichi miti e leggende. 
Come nei precedenti lavori dei MaterDea la poetica e deliziosa voce di Simon Papa scorta l'ascoltatore nel favoloso regno della Natura mentre il guitarwork, dunque la parte metallica, è segnato dalla precisa esecuzione di Marco Strega. Oltre a queste caratteristiche vi sono i già citati strumenti classici suonati da Elisabetta Bosio e le tastiere di Elena Crolle a regalare quel giusto tratto di misticismo e alchimia, che fanno dei MaterDea uno dei gruppi migliori in grado di trasportare lo spettatore in una dimensione surreale dalla matrice medievale. Finché le note scorrono si è portati ad immaginarsi in una landa antica, permeata dalla nebbia, stando seduti in una mistica foresta ricolma di rovi acuminati, in attesa di risvegliarsi da un sonno talmente profondo da poter esser reale. 
L'opener di A Rose for EgeriaBeyond the Painting, è l'inizio di questo viaggio incantato. Un riff aggressivo e una moderna melodia di tastiera aprono il brano, venendo poi accompagnati da un bel ritmo scandito dalla sezione ritmica. L'incantevole voce di Simon Papa addolcisce il tutto assieme all'esecuzione di Elisabetta Bosio. Questo primo pezzo è vicino alle composizioni di band come iLeaves' Eyes, ma anche a band più vicine territorialmente come gli EvenoireTalagor of the Storms è una bella cavalcata, più aggressiva della precedente, soprattutto grazie al bel lavoro svolto dalla chitarra di StregaWhispers of the Great Mother, che richiama il tema mitologico della Grande Madre, inizia con una struggente ed evocativa melodia acustica, che interseca diversi strumenti, seguita da una parte misteriosa ed oscura dai tratti folkeggianti. In questo pezzo sono inoltre evidenti le orchestrazioni ed anche le linee di basso intessute da Morgan De VirgilisMerlin and the Unicorn, canzone più dolce e melodica, vede nel suo attacco un nuovo intreccio di strumenti, ma anche, con lo scorrere dei minuti, di voci, maschile e femminile. Il quinto pezzo diA Rose for Egeria è proprio la title-track, segnata da un'introduzione recitata e da una buona orchestrazione, dimostra di essere una canzone ritmata, potente ed orecchiabile allo stesso tempo. La stessa potenza espressa da An Unexpected Guest, con un possente riff di chitarra e uno scandito incedere di batteria che si frappongono fra il nuovo ed il vecchio metallo. Sempre da sottolineare l'interpretazione della vocalist ed, in questo caso, il bel chorus folkeggiante. Land of Wonder porta ad una festa dal sapore celtico medievale, con una delle più belle composizioni deiMaterDeaAltars of Secrets, introdotta da un canto stile gregoriano, è un altra traccia dal tono folk, ma più prepotente della precedente. Prelude to the Rush è un breve intermezzo mistico strumentale seguito da Running All Night with the Wind, dove si sprecano le melodie folkeggianti e dove regna quell'atmosfera sognante instaurata dall'intero muro di suono costruito dai MaterDea. Il disco ed il viaggio si chiudono in maniera magistrale con Haerelneth's Journey, anche qui il folk la fa da padrone coadiuvato sempre da quel comparto metal accuratamente bilanciato. 
A Rose for Egeria è un'altra bella gemma da aggiungere alla discografia per i MaterDea, gruppo in grado di far trascorrere un'ora senza nemmeno accorgersi di quanto tempo sia passato e di fondere folk e metal in maniera sapiente e mai sbilanciata. Che il vostro viaggio abbia inizio, buon divertimento...


Italy di Metallo

Year
June 2014
Reviewer
Francesco Longo
Provenance
Italy

Molto interessante, vivace e colorata l’identità che i torinesi MaterDea si sono costruiti sul proprio sito ufficiale (non ho, ahimè, avuto la possibilità di seguirli dal vivo, ma voglio immaginare che questa magia sia trasposta anche durante i live!), che racconta e compone, tramite una storia dai sapori fiabeschi, fantasy, medievaleggianti, la storia della band e, nel dettaglio, l’identità dei musicisti. Il gruppo, che ha visto la luce nel 2008 con l’incontro di Simon Papa (cantante) e Marco Strega (Chitarrista, ex- militante della band rock demenziale Trombe Di Falloppio, ormai scioltisi.), vede l’uso di strumenti tipicamente classici e/o folkloristici, quali, ad esempio, il violino, la viola, il contrabbasso (ad opera di Elisabetta Bosio ), e il pianoforte (suonato da Elena Crolle, anche tastierista). Con più di una release alle spalle, la band, piuttosto prolifica, rilascia nel 2014 questo ‘A Rose For Egeria’, composto da ben undici canzoni, rilasciato sotto Midsummer’s Eve, che è, scherzosamente (deduco!), definito Elvish Rock – Pagan Rhymes, ma che in realtà altri non è che folk rock/metal arricchito da sonorità un po’ celtiche, un po’ symphonic metal. Bene, andiamo subito a cominciare! Ad aprire le danze è ‘Beyond The Painting’, che dopo una intro progressivamente più incisiva, parte in distorsione, presentandoci una struttura non particolarmente complessa, e sicuramente, in questo caso, debitrice al metal sinfonico à la Nightwish, sotto cui si muove sicura la vocalist Simon, per un corpus strutturale in cui tastiera, archi e chitarre si intagliano certamente un ruolo principale. Il cambio di velocità rende, senza dubbio, più incisiva l’apertura del secondo pezzo, ‘Talagor Of The Storm’, canzone, a livello strumentale, aggressiva, ma resa sempre delicata dal cantato, che pare quasi porsi in contrapposizione al ritmo generale proposto da batteria, chitarra e tastiera, coronata da assoli di varia natura, a partire dai sapori power chitarristici, fino agli archi. Intro lunghetta, ben articolata, quieta e ponderata (e, aggiungo, con richiami che mi hanno portato alla mente il buon Branduardi) è quella che va a comporre ‘Whispers Of The Great Mother’, un inno reso imponente dall’udibile connubio di voce, archi e tastiera, che si muovono sotto un mid tempo solenne ed onirico. Parlando di cose fuori dalla realtà, sognante sa rivelarsi anche ‘Merlin And The Unicorn’, un lento piuttosto lungo ove si riversa un’atmosfera magica e quasi malinconica, con quegli archi che sono stati tanto cari anche ai primi Sirenia, qui avvertibili in più di un’occasione, anche per la mestizia impressavi. Bella ed intrigante l’idea dell’incantesimo formulato da qualcuno che mi pare voglia richiamare allo stregone, e che compone l’apertura della title track, ‘A Rose For Egeria’, più pesante delle precedenti canzoni, e che a dire il vero ho trovato meno incisivo di ciò che è stato proposto finora dalla band, forse proprio a causa di questo partire in quarta, che nonostante i propri punti di forza (buona intro, buoni assoli), a volte cade un po’ nel già sentito, a livello di chitarra e voce. Tornano a ruggire le distorsioni anche in ‘An Unexpected Guest’, che torna a toccare i lidi del pezzo più solenne, imprimendo quella venatura aggressiva ma moderata in velocità, ed un cantato più melodico, con una tastiera dal suono sempre monumentale. Passiamo ora a ‘Land Of Wonder’, un pezzo dai sapori assolutamente spontanei, festaioli, pregni di quell’ingenuità e dolcezza che rendono il pezzo orecchiabile e piacevole, ad iniziare dalla intro “recitata” dalle tinte tenere, fino alla canzone in sé, che vede primeggiare archi e voce, per un risultato coinvolgente e dal ritornello che non si toglierà facilmente dalla mente dell’ascoltatore. Fanno capolino finanche dei cori nella intro di ‘Altars Of Secrets’, traccia che presenta una struttura fortemente riconducibile, di nuovo, al symphonic metal di gruppi come anche i Delain. ‘Con Prelude To The Rush’, abbiamo un bridge strumentale ove pianoforte e archi ci propongono un intermezzo dolcissimo che fa da ponte alla più combattuta e cavalcante ‘Running All Night With The Wind’, che se inizialmente fa pensare alla notte, subito dopo parte sparata, dando l’idea di voler rendere giustizia al titolo della canzone, con archi e voce in primo piano, mentre la chitarra si occupa di una ritmica non troppo varia. A chiudere il sipario è ‘Haerelneth’s Journey’, che pure si apre come un pezzo dalle idee festaiole, benché in misura minore, rispetto a ‘Land Of Wonder’. Abbiamo, infatti, una canzone più variegata, dove la chitarra si intaglia le sue parti in ritmica, parte che si contende con la voce e gli immancabili archi, e che presenta partiture più lente, poi sostituite da altre sfuriate, in cui anche la voce assume un tono un po’ più aggressivo. Tirando ora le somme…una cosa che si può avvertire in questa ultima fatica del sestetto, è la presenza di quelli che io definisco alti e bassi, ma che in realtà andrebbero definiti “alti e medi”, perché di “basso” non c’è un granchè, in effetti. Va certamente citata la capacità della band di proporre una sezione strumentale onirica, pezzi efficaci e che si rivelano di tutto rispetto, anche, invero, a livello tecnico. Quello che, invece, non mi è piaciuto, è il fatto che le tracce, dopo la prima metà del disco circa, da “molto belle”, diventino solo “belle”, o addirittura “carine” (come ‘Altars Of Secrets’ o ‘A Rose For Egeria’, che personalmente ho trovato pezzi standard, nonostante quest’ultima proponesse comunque alcune idee molto carine). Un’altra cosa che non sento di dover disprezzare (poiché non la avverto come nota negativa, in questo caso) ma che sento di dover almeno puntualizzare, è di come la voce sia un po’ troppo “meccanica”, quasi, sembra, ferma su una tonalità fissa, raramente cangiante, ma, dicevo, è più una puntualizzazione, ci tengo a precisare, che non un “richiamo”. ‘A Rose For Egeria’ è, in ogni caso, un acquisto da tenere in considerazione, poiché forte di atmosfere pregne di magia, che cerca di portarci in un mondo ormai dimenticato, ormai sparito, ormai sostituito dall’egoismo dell’uomo, l’acciaio e lo smog delle fabbriche, e dal progresso che, anziché portarci avanti, sembra annullare e distruggere ciò che, in migliaia d’anni, quegli uomini e donne più sensibili han cercato di custodire gelosamente. Un disco che, concludo, mette in risalto anche la forma mentis dei musicisti coinvolti: pare, in effetti, che ciascuno di loro si sia immedesimato perfettamente nell’aria mistica creata, inizialmente, da Marco e Simon, rendendoli quasi una sola entità. Rating: 7,5/10


Metal Head

Year
June 2014
Reviewer
Renato de Filippis
Provenance
Italy

I MaterDea sono una band davvero interessante, e la loro musica si colloca in una feconda regione di confine poco sfruttata in Italy, ma che spopola soprattutto in area tedesca. Non voglio certo dire che i milanesi suonino Mittelalter Rock, ma non credo di sbagliare nel dire che la loro ispirazione generale sia più mitteleuropea che mediterranea: insomma, immagino che se ai Faun imponeste di suonare con strumentazione 100% elettrica, ne uscirebbe qualcosa di molto simile al sound dei Mater Dea. “Beyond the Painting” dispiega un symphonic gothic metal potente ma anche, in più di un passaggio, fiabesco e dall’aura medievale. Dal canto suo, “Whispers of the great Mother” ha (dopo l’intro acustica) un andamento vagamente progressivo, che potrebbe ricordare cose degli Xandria o degli Ancient Bards – la voce di Simon Papa è peraltro abbastanza simile a quella di Sara Squadrani. La titletrack vira forse verso toni alla Epica, ma senza la componente boombastica del sound (non che sia necessariamente un male); “Land of Wonder” è una gradevole power ballad medievale, dove però sono forse un po’ stucchevoli le voci iniziali. Il pezzo che mi ha convinto di più è la conclusiva “Haerelneth’s Journey”, in cui si mescolano alla perfezione la componente metal e quella medieval/folk. Un prodotto che qualcuno potrebbe definire, limitandolo fortemente, “new age”: in realtà mi sembra che questo sia un folk metal intrigante, ispirato e a tratti fiabesco.


Heavy Metal

Year
Maggio 2014
Reviewer
Fabio Perf
Provenance
Italy

Non è semplicissimo descrivere il sound dei MaterDea… La band torinese infatti propone un mix di diversi generi tra cui sicuramente il folk, il metal sinfonico e il metal classico! Guidati dalla voce leggiadra della cantante Simon Papa, i MaterDea ci portano in un mondo magico e incantato, di altri tempi. Fin dall’opener e singolo Beyond The Painting veniamo catapultati nell’universo dei MaterDea, fatto di misticismo e di magia. Musicalmente, come detto, ci troviamo di fronte sia all’aspetto puramente sinfonico (che potrebbe richiamare in qualche modo i primi Nightwish), dettato dall’incedere solenne degli archi e dalle trame tastieristiche, in contrapposizione alle parti metalliche della chitarra e della sezione ritmica. Tutto questo si amalgama alla perfezione con la voce limpida di Simon. Il mix che ne esce è sicuramente vincente. Talagor Of The Storms, dal ritmo più sostenuto, riprende le medesime coordinate musicali mettendo però in risalto la componente folk dei nostri, grazie all’intervento di strumenti caratteristici. Non mancano episodi più introspettivi, come la gotica Whispers Of The Great Mother, dalla trama strumentale intricata, o la malinconica Merlin And The Unicorn, in cui si mettono in evidenza gli archi e un cantato ancor più soave da parte di Simon, che duetta col chitarrista Marco Strega. La titletrack è quasi una fiaba che ci conduce in un mondo fatato, con le parti sinfoniche ben in evidenza e con uno splendido stacco strumentale a circa metà brano. In “A Rose For Egeria” c’è spazio anche per momenti più goliardici e solari, dal sapore fiabesco, come Land Of Wonder, che potrebbe richiamare i primi Elvenking. Credo che questa apparente eterogeneità sia l’arma in più del disco, rendendo l’ascolto più piacevole e interessante. Ho detto “apparente”, perché alla fine i MaterDea rendono loro tutte le composizioni dell’album, benché talvolta diversamente variegate nello stile. Nella parte finale di “A Rose For Egeria” tornano alla ribalta le atmosfere folk in brani come Running All Night With The Wind e Haerelneth’s Journey, pezzo ricco di dettagli e cambi d’atmosfera. I MaterDea confezionano quello che è sicuramente il loro album più completo e ambizioso della loro comunque breve discografia (questo è il loro terzo full length). Una maturazione e una consapevolezza dei propri mezzi che non può più lasciare indifferenti. Ascolto caldamente raccomandato.


True Metal

Year
Maggio 2014
Reviewer
Alex “Engash-Krul” Calvi
Provenance
Italy

Abbiamo conosciuto, e imparato ad apprezzare, i MaterDea con il precedente album “Satyricon”, un disco di grandissima qualità e personalità come raramente ne abbiamo ascoltati da parte di gruppi non già pienamente affermati a livello internazionale. A tre anni di distanza, la band capitanata da Simon Papa e Marco Strega torna a farsi sentire con questo nuovo “A Rose for Egeria” e noi non potevamo che essere estremamente curiosi al riguardo.
Le prime note di “Beyond the Painting” ci colpiscono e ci lasciano un attimo storditi. In soli tre anni il sound dei MaterDea sembra esser cambiato molto, al punto che potremmo parlare di qualcosa di più di una evoluzione, ma, per certi versi, di una sorta di vero e proprio cambio di rotta.
Le dichiarazioni preliminari all’uscita dell’album ci avevano fatto presagire qualche novità, ma le prime tracce son davvero qualcosa di inaspettato.
Il folk robusto che tanto ci aveva convinto in “Satyricon”, infatti, sembra del tutto scomparso in favore di un sound più vicino a un mix tra gothic sinfonico e power melodico con inserti orchestrali. Niente più violini indiavolati e melodie che spingerebbero chiunque al centro della pista da ballo della festa del paese. Al loro posto riff potenti e tastiere a tratti magniloquenti, “Tàlagor of the Storms” è emblematica da questo punto di vista, così come la titletrack “A Rose for Egeria”. Pezzi che presentano un sound aggressivo, veloce, più genuinamente metal e guitar-oriented, seppur senza mai perder di vista l’orecchiabilità e la melodia.
I MaterDea, in queste primissime tracce, pur avendo cambiato rotta e, parzialmente, anche genere, han mantenuto tutte quelle caratteristiche che colpivano durante l’ascolto di “Satyricon”: una qualità estremamente alta di tutte le canzoni, che siano esse quattro o undici (come in questo caso), e una personalità così spiccata da far sì che questi musicisti siano in grado di rimanere sé stessi indipendentemente dalla proposta musicale.
L’impressione iniziale di aver quasi a che fare con un gruppo diverso da quello che ci si aspettava, però, è destinata a cambiare mentre l’ascolto prosegue. Qui e là comincia a comparire qualche traccia di folk, come in “Whispers of the Great Mother”, “Merlin and the Unicorn” o “An Unexpected Guest”. Ma è solo quando passiamo la metà dell’album che le cose cambiano davvero, come dal giorno alla notte.
I MaterDea che conoscevamo si mostrano pienamente a partire da “Land of Wonder” e lo fanno nel modo migliore possibile con quella che è, probabilmente, il loro pezzo migliore finora. Una traccia folk brillante, incalzante, coinvolgente, piena di idee e di ironia, sempre condotta dalla meravigliosa voce di Simon Papa, vero e proprio punto di forza di tutto l’album.
Il resto della scaletta è un vero e proprio tuffo nella melodia e nelle ritmiche folk, principalmente demandate al violino di Elisabetta Bosio, una chiusura come meglio non si potrebbe chiedere per un disco che è già da considerare un nuovo piccolo gioiello nella discografia dei MaterDea.
L’esordio, come dicevamo, può risultare piuttosto stordente, tanto da lasciar quasi spazio a una punta di delusione. La delusione del fan che si aspetta qualcosa dalla sua band preferita e, invece, si trova di fronte un piatto che, per quanto possa esser gustoso, non è quello che ha ordinato.
Simon Papa e Marco Strega, però, han fatto la scelta più giusta: senza tradire le loro origini han arricchito il proprio sound e la propria proposta musicale, l’hanno resa più variegata e stratificata, non legata unicamente al folk. “A Rose for Egeria” non è un disco lineare, che inizia e finisce nello stesso modo, con undici tracce che avrebbero rischiato di risultare più o meno simili tra loro, ma un CD che si lascia scoprire un pezzo alla volta, conducendo l’ascoltatore, di volta in volta, in nuovi luoghi, in nuovi regni incantati da esplorare, con sempre nuovi panorami da mostrare.
Per concludere, con questo nuovo album i MaterDea si confermano come una delle realtà più interessanti e di qualità del panorama italiano, non solo all’interno del genere folk-pagan, ma in generale. “A Rose for Egeria” riconferma l’ottimo giudizio che avevamo dato alla band e riesce nel difficile compito di migliorarlo, grazie a un sound sempre più variegato, elaborato, in grado di abbracciare in maniera convincente diversi generi musicali estendendo, dunque, il campo d’azione dei MaterDea anche al di fuori del folk, ma senza tradire le origini del gruppo.

Rating: 8,2 / 10


Black Phoenix

Year
Maggio 2014
Reviewer
Femmepower
Provenance
U.K.

MaterDea are a six piece Female Fronted band haling from Torino in Italy 
who describe their music as a fusion of Elvish Rock and Pagan Rhymes. The band were formed in 2008 and released their third album entitled 'A Rose For Egeria' in February 2014.

1. BEYOND THE PAINTING - A slight Gothic sounding intro with an ancient feel and a deep choir as the band gradually creeps upon you then roars into life with gusto with a slight symphonic edge before Simon's powerful and almost angelic sounding vocals backed with strong orchestration come into play and immediately draws you into the story. The lyrics suit the title perfectly, "she will drag you and pull you inside" and that's exactly what it does as the music swirls around you with a great catchy melodic chorus, a good use of light and shade with a dark heavy feel at times that compliments the main lighter theme of the track as it drives along. A well crafted song with good arrangements to get your taste buds going.
RUNNING TIME. 5.51. MIN.
RATING. 10.

2. TALAGOR OF THE STORMS - Roaring into life from the onset as you are hit with a wall of sound and power as we are taken on a fast paced ride. Simon's vocals entice you further into the song which has pagan feel with an added symphonic edge that holds you in its embrace as we journey through a busy fantasy land. Excellent violin playing from Elisabetta whist the keyboards add to the texture of the song perfectly as it rocks along with steady guitar riffs and percussion holding it all together in this pleasant rocker that does not fail to get you headbanging. Great enjoyable number.
RUNNING TIME. 5.19. MIN.
RATING. 10.

3. WHISPERS OF THE GREAT MOTHER - A gentle piano that is smooth and relaxing leads us into a mellow start with lovely strings and a great Celtic pagan feel to the song as we are taken back into a time of long ago and you are put at ease as the track gently washes over you, then without warning your peace is shattered as you are hit with a more heavier style that gets you in its grasp and leads you further into a pagan wonderland which has hidden shadows in places. As you carry on with your journey it throws up images and feelings of old gods and rituals and ancient forests with satyrs and other beings from folklore before we reach the journeys end. Fantastic story telling.
RUNNING TIME. 7.05 MIN.
RATING. 9.5

4. MERLIN AND THE UNICORN - Mellow keyboards and orchestration arrangements accompanied by some beautiful sounding strings and solo guitar take us into another great story telling adventure, Simon is on top form again with her wonderful vocals that are both alluring and crystal clear. The strings tug at your heart and are very prominent here as the story unfolds and throws out lots of feeling and images that keep you involved and maintaining the theme of ancient times. Added male vocals give an extra dimention to the track as you can almost visualize the unicorn being in danger from a lurking dark force. A very dramatic and emotional journey here complete with a great powerful chorus. A very well crafted song that is immensely enjoyable with lots of hidden delights.
RUNNING TIME. 6.07. MIN.
RATING. 10.

5. A ROSE FOR EGERIA - A foreboding spoken intro with a deep male voice and slightly chilling backing effects that send a little shiver up your spine, then the band comes into action and grab you in a tight embrace as the music begins to engulf you. Pleasant female vocals hold their hand out and try and keep you safe as we are taken into the song with its great strong catchy chorus that is very uplifting in a track that has a hidden, underlying dark tinge of menace. The strings once again weave their beautiful sound alongside the driving drum beat and a very good guitar solo, we are enjoying a very pleasant setting here before it changes as Elena's vocals suddenly take a more darker tone and grey clouds begin to form as we enter a more unearthly realm for a brief period, then the grey clouds are driven back by the power of the chorus. A song once again full of different textures and packed full of emotion and drama that enthralls as you take this wonderful journey.
RUNNING TIME. 7.02. MIN.
RATING. 10. 

6. AN UNEXPECTED GUEST - What can I really add that has not already been said. This is another great piece of storytelling that instantly involves you throughout. A track that has almost everything from its wonderful female vocals, to its harmonious chorus with a great Celtic and pagan feel that is maintained as the guitars grind out their licks and the arrangements are majestic and full of pomp as the song keeps its old world and mysticism alive as it twists and turns casting its story over and around you, holding you like a magnet in its embrace.
RUNNING TIME. 5.44. MIN.
RATING. 10.

7. LAND OF WONDER - Right here we go, as we are immersed in a pagan style festival with old worldly music, children's voices and sound effects creating a joyous happy scene that fits the title of the song perfectly as it takes you by the hand, embraces and hugs you, sunshine and rays of happiness ooze out of every pore as the song leaps about in merry abandonment with its uplifting style, with a folk flavour. Wonderful escapism into the world of ancient gods and heroes, the band are on top form as they weave their way through the number creating and painting a picture on acanvas.
RUNNING TIME. 4.29 MIN.
RATING. 9.5

8. ALTARS OF SECRETS - A Gothic style opening with deep male/female choirs as the number unfolds and opens up with a melodic stomp as Simon comes in with a Celtic, folk tone to her vocals that are enchanting, full of emotion and feeling. Again the style is of an ancient land with green hills and pastures that have hidden secrets to discover, the chorus is catchy and enlightening as the drums keep the track speeding along with very good arrangements interspersed throughout the number, a soaring track with a great feel and nice textures that are well arranged to tell it's story.
RUNNING TIME. 4.55. MIN.
RATING. 9.5

9. PRELUDE TO THE RUSH - A very short intermission that has a dark pagan feel with whispered vocals and sorrowful violins emitting a sad and forlorn feeling of desolation and sadness.
RUNNING TIME. 1.25. MIN.
RATING. 5.

10. RUNNING ALL NIGHT WITH THE WIND - Opening with a stomping Celtic style melody whilst keeping that pagan metal flavour as you start running with the band, strong guitars and great lyrics involve you straight away and get you singing along with the chorus. Wondrous female vocals again tell the story clearly and are full of drama and emotion as the number takes hold and develops its picture of fair maidens and old villages but with a modern twist that has you believing that you are actually there in the story. I'm sure this track would go down a storm when played live.
RUNNING TIME. 4.49. MIN.
RATING. 10.

11. HAERELNETHS JOURNEY - Great sound effects as we enter another pagan number with a jigging violin and powerful backing from the band as the number takes on a more serious turn with dark undertones as it grabs you and you are off on a very changeable ride along a crooked path to different areas, a bit like being led along by the Pied Piper as the track weaves its intricate web in different directions. Lots to find here with the perfectly balanced vocals keeping you entranced in the story and maintaining that Celtic folk edged style to the sound. The violin playing is very prominent and adds to the quality and texture of the song. Once again the arrangements are perfectly put together as the track twists and turns holding your attention as we reach the end of the journey with the sound of a slow cantering horse and a sad sounding violin.
RUNNING TIME. 6.52. MIN.
RATING. 10.

This is truly a wonderful album that should please anyone who's into Female Fronted Metal, a great addition to the genre. It is very well crafted and the musicianship is superb, I loved it, a great journey/listen and every track is a winner. Highly recommended . 

Total rating: 9,5 / 10


ITunes

Year
Maggio 2014
Reviewer
Beth A. Kelley
Provenance
U.S.A.

Evocative, mysterious, and with mind-shattering power, MaterDea's new cd, “A Rose for Egeria” should be the Pagan rock anthem cd! Hard driving rhythms layered with symphonic elements along with provocative, mystickal vocals make this cd a must have for any Pagan. The depth and roundness of sound makes it seem as if you are in a concert hall listening to them perform. Beginning with the mellow entrance of “Beyond the Painting, The vocals are clear and present in the mix; the harmonies are excellent and the vocals aren't drowned in reverb. Singers who rely on Autotune should listen to this to hear how it should be done. With “Talagor of the Storms” the awesome power is unleashed with tight drumming and guitar. What sets this band apart is the beautiful violin, audible in this song. “Whispers of the Great Mother” opens with piano, acoustic guitar, and violin, leading one to expect a ballad. It morphs into a driving piece in 6/8, with a somewhat Celtic feel. The title song, “A Rose for Egeria” is my favorite for personal reasons. The double bass drum rhythms as the music picks up set up a good feel, and the vocals are well-crafted and harmonized exquisitely. “Altar of Secrets” has to be my second favorite song with it's Gregorian chants reeling you in and hauntingly beautiful voices to accompany the music. I have always said MaterDea is the Led Zeppelin of Pagan music, this song shows off this compliment in “An Unexpected Guest”. The power this band has is unbelieveable. The interplay between the instruments and vocals was a treat for the ears. The cd winds down with some meditative pieces yet segues brilliantly into “Running All Night With the Wind”. This song does give the feeling of running through the night. “Haerelneth's Journey” ends this musical journey and even after the CD was done, this song kept playing in my head, and I found myself humming the melody. It's a sign of good songwriting when you can sing or hum a melody after only hearing it once. The dynamics between the songs and within each song makes this one of the ultimate cds which should be in everyone's collection. “A Rose for Egeria” is one of those once-in-a-lifetime cds that come along at the right time. One that you will want to listen to until you know every single note and word of every song. Rating: 5 / 5

Total rating: 9,5 / 10


Metal.it

Year
Maggio 2014
Reviewer
Stefano Giorgianni
Provenance
Italy

I MaterDea sono sicuramente una delle più belle realtà del pagan/folk metal italiano degli ultimi anni. Dopo il buon Satyricon del 2011 ora è la volta di questo nuovo A Rose for Egeria. Il genere proposto dal sestetto italico è un bel misto di metal classico e melodie folkeggianti, con pregevoli intermezzi avvicinabili alla musica classica. Il versante folk proposto dai MaterDea è distante da quello imperante oggigiorno, quindi nessuna aggressività o stili vocali growl/scream, oramai prevalenti nel genere. Il fulcro delle opere di questa band sta nella melodia, nel ricreare una sognante atmosfera celtic/metal, spolverandola con un sapiente uso di strumenti provenienti dalla musica classica (viola e violino) e di lyrics ispirate ad antichi miti e leggende. Come nei precedenti lavori dei MaterDea la poetica e deliziosa voce di Simon Papa scorta l'ascoltatore nel favoloso regno della Natura mentre il guitarwork, dunque la parte metallica, è segnato dalla precisa esecuzione di Marco Strega. Oltre a queste caratteristiche vi sono i già citati strumenti classici suonati da Elisabetta Bosio e le tastiere di Elena Crolle a regalare quel giusto tratto di misticismo e alchimia, che fanno dei MaterDea uno dei gruppi migliori in grado di trasportare lo spettatore in una dimensione surreale dalla matrice medievale. Finché le note scorrono si è portati ad immaginarsi in una landa antica, permeata dalla nebbia, stando seduti in una mistica foresta ricolma di rovi acuminati, in attesa di risvegliarsi da un sonno talmente profondo da poter esser reale. L'opener di A Rose for Egeria, Beyond the Painting, è l'inizio di questo viaggio incantato. Un riff aggressivo e una moderna melodia di tastiera aprono il brano, venendo poi accompagnati da un bel ritmo scandito dalla sezione ritmica. L'incantevole voce di Simon Papa addolcisce il tutto assieme all'esecuzione di Elisabetta Bosio. Questo primo pezzo è vicino alle composizioni di band come i Leaves' Eyes, ma anche a band più vicine territorialmente come gli Evenoire. Talagor of the Storms è una bella cavalcata, più aggressiva della precedente, soprattutto grazie al bel lavoro svolto dalla chitarra di Strega. Whispers of the Great Mother, che richiama il tema mitologico della Grande Madre, inizia con una struggente ed evocativa melodia acustica, che interseca diversi strumenti, seguita da una parte misteriosa ed oscura dai tratti folkeggianti. In questo pezzo sono inoltre evidenti le orchestrazioni ed anche le linee di basso intessute da Morgan De Virgilis. Merlin and the Unicorn, canzone più dolce e melodica, vede nel suo attacco un nuovo intreccio di strumenti, ma anche, con lo scorrere dei minuti, di voci, maschile e femminile. Il quinto pezzo di A Rose for Egeria è proprio la title-track, segnata da un'introduzione recitata e da una buona orchestrazione, dimostra di essere una canzone ritmata, potente ed orecchiabile allo stesso tempo. La stessa potenza espressa da An Unexpected Guest, con un possente riff di chitarra e uno scandito incedere di batteria che si frappongono fra il nuovo ed il vecchio metallo. Sempre da sottolineare l'interpretazione della vocalist ed, in questo caso, il bel chorus folkeggiante. Land of Wonder porta ad una festa dal sapore celtico medievale, con una delle più belle composizioni dei MaterDea. Altars of Secrets, introdotta da un canto stile gregoriano, è un altra traccia dal tono folk, ma più prepotente della precedente. Prelude to the Rush è un breve intermezzo mistico strumentale seguito da Running All Night with the Wind, dove si sprecano le melodie folkeggianti e dove regna quell'atmosfera sognante instaurata dall'intero muro di suono costruito dai MaterDea. Il disco ed il viaggio si chiudono in maniera magistrale con Haerelneth's Journey, anche qui il folk la fa da padrone coadiuvato sempre da quel comparto metal accuratamente bilanciato. A Rose for Egeria è un'altra bella gemma da aggiungere alla discografia per i MaterDea, gruppo in grado di far trascorrere un'ora senza nemmeno accorgersi di quanto tempo sia passato e di fondere folk e metal in maniera sapiente e mai sbilanciata. Che il vostro viaggio abbia inizio, buon divertimento...

Rating: 7,5 / 10


Metal Rules

Year
Maggio 2014
Reviewer
Victoria Fenbane
Provenance
U.K.

This is the third album by Italian’s MaterDea. Their sound is best described as folk/pagan symphonic metal, with the ‘pagan’ a result of their mythical lyrics evoking images of ancient forests and the folk of a celtic flavour. They are not symphonic in vocal style, but in the strong strings elements. The album has been mastered by prolific engineer Mika Jussila of Finnvox studios, whose previous clients include Tuomas Holopainen, Amberian Dawn and Finntroll. ‘A Rose For Egeria’ is more metal than it’s predecessor ‘Satyricon’ due to being richer and overall more powerful. It is has less of a doomy and 70’s prog metal sound than the previous album, however there are still a few prog keyboard sections which fit perfectly with the style. If I had not heard Satyricon I would think they had a totally modern sound. I find these elements of older styles make them stand out from other bands of the genre and is a strength. Another strength is that their music is strongly driven by vocal melodies which makes then stand out. It is a very feminine record without being overly girly and soft. They are difficult to compare to other bands but a cross between Edenbridge and Lyriel springs immediately to mind. ‘A Rose for Egeria’ is definitely deserving as the title song, being complex, expansive and interesting to listen too. As with ‘Satyricon’ I find this album easy to listen to in it’s entirety and don’t feel the urge to skip any tracks, actually even more so than with it’s predecessor, because the slightly cheesy golem-like spoken samples are absent. If you enjoy MaterDea’s sound you won’t skip a track either. ‘Land of Wonder’ is a galloping folk song more in the rock style the previous album and is an example of the variety of this album. The band seem to mostly play in home country but I hope to be able to catch them live as soon as possible. They are a great band who will remain a feature of my playlist for some time.


Rating: 4.0 / 5


Iron Folks

Year
Maggio 2014
Reviewer
Luca Morzenti
Provenance
Italy

Il terzo album, si sa, è un momento fondamentale nella carriera di una band, il punto di svolta in cui artisti e pubblico capiscono se ci sarà o meno un futuro, ed il sestetto torinese vi giunge con alle spalle due dischi che hanno contribuito a creare l’alchimia ideale per presentarsi a questo appuntamento. Il risultato? Un disco perfetto. Undici tracce caratterizzate da un songwriting poderoso, da una produzione potentissima (Mika Jussila c/o Finnvox Studio di Helsinki, non so se mi spiego…), da un’esecuzione che esalta le capacità tecniche dei singoli musicisti mantenendo comunque un’unità d’insieme talmente efficace da invogliare a riascoltare immediatamente il disco, che peraltro sancisce un ulteriore passo “al di là” di quell’ambito Folk mai come ora limitante per questa band. Il livello dei brani è costantemente altissimo, ad iniziare dall’opener “Beyond The Painting”, primo singolo estratto che mette subito in chiaro l’approccio di questo disco, riassumibile in due semplici parole: Heavy Metal. Già, perché “A Rose For Egeria” è un disco Metal nel senso più puro del termine, una caratteristica già presente nei due precedenti lavori ma che qui è diventata predominante, a prescindere dalle etichette che si potrebbero assegnare ad una proposta che non nasconde sfumature Pagan e Folk (anche se riterrei più indicato il termine «Mystic», ma non voglio assumermi la responsabilità dal coniare l’ennesimo monicker di genere…) mantenendo però le sue radici solidamente affondate nel terreno della più solida tradizione ottantiana, quando «Heavy Metal» era un termine universale (ed unico) per indicare questa musica, una definizione che si rispecchia in episodi quali "Whispers Of The Great Mother”, “An Unexpected Guest”, “Altars Of Secrets” o la title track, nei quali resta però sempre in primo piano l’identità propria dei MaterDea, che evidenziano il legame con quanto fatto finora grazie a due tracce, ovvero “Land Of Wonder”, degna erede della festosa “Broomoon”, e la conclusiva “Haerelneth’s Journey”, interpretabile come una simbolica chiusura del percorso sin qui affrontato dal gruppo. Ma non è finita qui, perché in cotanta magnificenza emergono comunque tre capolavori, nella fattispecie “Tàlagor Of The Storms”, la cui parte strumentale nell’assolo emozionerà tutti i metallari appartenenti alla vecchia guardia, “Merlin And The Unicorn”, probabilmente la migliore canzone mai scritta da Simon Papa e Marco Strega, e la sorprendente “Running All Night With The Wind”, che solo dopo qualche ascolto si mostra in tutta la sua radiosa semplicità. Insomma, se amate questa musica, credete ancora nel Metal italiano e non siete alla costante ricerca di quel “nuovo” che spesso non è per niente tale, l’ascolto di questo disco è vivamente consigliato (astenersi posers, a prescindere dal genere). Il terzo album, dicevamo, è il punto di svolta decisivo per il futuro una band, ma con un album come “A Rose For Egeria“ è davvero troppo facile…

GIUDIZIO: Magnifico. VOTO: 5 su 5 (Ottimo)


Heavy Metal Engine

Year
Aprile 2014
Reviewer
Matteo Mapelli
Provenance
Italy

Grande ritorno dei piemontesi Materdea! Alfieri del metal intriso di folk d’ispirazione celtica e altre influenze mixate in un interessante e personale progetto sonoro, la band capitanata dall’axeman Marco Strega e da Simon Papa torna col terzo capitolo. La parte metal la fa da padrone ma le influenze folk fanno capolino: non si può non restare coinvolti dal vigore, dalla potenza e dalla melodia proposta dal combo nostrano già dall’opener “Beyond the painting”, la quale ci trasporta in una terra ai confini del mondo dove sonorità durecon, squarci power e gothic vengono sapientemente plasmati e ci cullano ed emozionano con la voce dolce e fatata della brava Simon e dal violino di Elisabetta. La titletrack preceduta da un intro parlato è bellissima, intrisa di umori vari e con un chorus che farebbe faville dal vivo come pure la metal giga “Land of wonder”, la quale scatenerebbe tripudi sullo stage. Voglio vedere chi non si scatenerebbe! Di solito il terzo album è la prova di maturità: a mio modesto parere, l’obiettivo è ampiamente e brillantemente centrato da un lavoro potente, personale ed emotivamente coinvolgente. Date retta a me: fatevi rapire da queste melodie e andate a goderveli dal vivo, ne vale ampiamente la pena!! Bravi!


Pagan Poet

Year
Aprile 2014
Reviewer
Whitedog
Provenance
U.S.A.

Attention Pagan Headbangers! Italy’s pagan sextet, MaterDea, have released their 3rd album. It’s called “A Rose for Egeria” and offers a neopagan mindset not only in it’s trickster-like rhythmic energy but in it’s lyrical weave of storytelling vignette’s. Each song, in it’s own way, finds deep reverence for the mystical spirit of the Goddess. One only has to listen intently upon Simon Papa’s intricate vocals or for a treat pop over to MaterDea.com where you can read all of the lyrics to all their songs. And be sure to listen over at SoundCloud to sample a wide variety of songs that highlight their soulful sound. Taking 2014 by storm, MaterDea will undoubtedly gain many new fans as they rock their way through 15+ shows by Samhain. Be sure to catch them if you can, at Symphony Metalfest, Switzerland, as they are sure to light up the stage with their enduring charm and modern melting of ancient forest grooves and swirling melodies. Talented veterans of the pagan hard-rock world, but no strangers to the vast land of warm acoustic sounds and instruments, “A Rose for Egeria” leaves their occasional mellow side asleep at the stream and boldly forges up the holy mountain with a powerful vengeance, a well-lit fire, wings that dragons envy and a foot that never wavers. This would be the band, of course, in the form of Marco Strega(guitars), Simon Papa(voice), Elisabetta Bosio(fiddle, viola, double-bass), Morgan De Virgilis(bass), Elena Crolle(piano, keyboards, vocals), and newest member Cosimo De Nola on drums.


Femme Metal Webzine

Year
Novembre 2013
Reviewer
Luisa Mercier
Provenance
U.K.

The Italian prog/pagan-folk metal band MaterDea has released their second full-length last year and it is inspired by Latin literature. “Satyricon” is a novel by Petronius, late Empire Age author, which we got incomplete. The title-track is the opener and it is a brilliant song: electronics mingles with hard rock and Simon‘s beautiful soft voice is mixed with female vocals. Not to mention the traditional instruments that cannot miss in a folk-tinged record. The following “Lady of Inverness” has a beautiful piano intro, but guitar riffs are present in a very good quantity. The strings, the percussion, the arrangement, everything is very well crafted. In “The Green Man” other special instruments appear such as pipes and help to see another aapect of Materdea musicality. I love the fact that they never lose their rock edge. A Medieval chanting opens “Benandantes, Malandantes” and it has a neoclassical flavor which cannot be hidden by the guitars. Listen to the ending of the song; the final arrangement will blow your mind. “Awareness” is a beautiful power ballad, piano driven with lot of emotion. It is a nice contrast with the following “Bromoon” which is full of energy, it is positive and lively, the perfect folk song. “Castle of Baux” is quite mid-tempo and it has a catchy Italian chorus. “Children of The Gods” is quite epic and it evokes the images of Viking ships, battles and stormy seas as traditional folk metal requires. Even more complex is “The Little Diviner” which has interesting vocal lines to be listened to while the last song “Between The Temple’s Walls” is dreamy, ethereal, it represents the core of MaterDea perfectly. If you are a lover of folk and pagan metal, you cannot miss this release. The quality is very high and it is a pleasant listening.

Rating – 75/100


New Heavy Metal Engine

Year
December 2012
Reviewer
Matteo Mapelli
Provenance
Italy

Dopo il successo del disco precedente e delle soddisfazioni in campo live, tornano con una nuova opera i torinesi MaterDea. La formula è la stessa: un concentrato irresistibile di melodie arcane con fragore elettrico, sempre condotto dalla voce soave della brava Simon Papa e dalle chitarre graffianti di Marco Strega; questo promo consta di 10 tracce, sempre sul confine tra metal e tradizione celtica, che in alcuni esempi va a toccare certi ambiti epic/power, ma sempre con gusto personale e mai perdendo la coerenza di fondo. Sono certo che questo ennesimo centro potrà portare ai ragazzi altre meritate soddisfazioni ed elogi, perché lo meritano, ed io consiglio: se capitassero dalle vostre parti, andateli a vedere, fatevi rapire dalla loro musica e sosteneteli! MaterDea, un nome ed una certezza nostrana!


Bacchanale

Year
Novembre 2012
Reviewer
Barbara Coffani
Provenance
Italy

MaterDea nasce a Torino nel 2008 dall’incontro musicale della cantante Simon Papa (testi) e del chitarrista Marco Strega (musiche). Accomunati dalla passione per la musica celtica e per i miti classici, hanno ad oggi creato due cd: Below the Mists, Above the Brambles (2009) e Satyricon (2011). Compongono la band Morgan De Virgilis (Basso), Elisabetta Bosio (Violino), Elena Crolle (Tastiere), Luca Caracciolo (Batteria). Spicca la loro partecipazione ad importanti Festival italiani ed esteri come Pipes and Drums Celtic Festival (Ginevra), Fosch Fest (Bergamo), Triskell Festival (Trieste) e Tarvisium Celtica ( Treviso). Con “Another Trip to Skye” e “Fairy of the Moor” si sono piazzati ai primi posti delle programmazioni di radio podcast internazionali come Pagan Radio Network (California). Ad oggi collaborano con Keltoi Radio. Quando la senti cantare, lei usa la voce della luna… Lui intreccia incantesimi sulle corde della sua chitarra. L’alchimia tra gli strumenti di questo gruppo speciale è fuori dal comune… La musica fatata dei MaterDea è un viaggio. Se lo incominci, da un attimo all’altro potresti perdere la voglia di tornare indietro. In un momento, ti smarrisci tra le favole e ti ritrovi sospesa a mezz’aria come se fossi di nebbia, fluttuando appena sopra i rovi come allude il titolo del loro primo cd. Ho incominciato ad ascoltarli a mezzanotte ed è stato come infilarsi in testa un cappuccio grigio per perdersi nelle brughiere. Senza accorgermene ho fatto l’alba, ascoltando quella voce di luna e quelle mani di esseri strani, che traggono suoni così belli… Esseri non di questo mondo, forse… Perché no? La voce e il pensiero dei MaterDea di Below the Mists, Above the Brambles(*) appartengono ad una creatura fatata, la cui magia è legata all’innocenza. Una creatura ingenua, di una purezza sconvolgente, commovente, come il Fauno di An elder flute o la fata di Fairy of the moor, che provengono da “altrove”: “l’avevano bandito dal mondo là fuori” (An elder flute). Emanano una fragranza intensa ed effimera al contempo, impalpabile, dalla consistenza di sogno tipica delle creature di confine, che non appartengono al mondo reale, ma che hanno perduto il loro. Perdendolo, sono piombate nel dolore. Com’era, quel paradiso d’origine? Era “un mondo antico come la brezza d’Aprile”(An elder flute), era Arcadia. Ma era anche un tempo: il tempo della Dea Madre, il suo sapore, la sua fragranza, ed era il posto benedetto da un amore, ora perduto, che fa chiedere all’amante: “Dimmi, c’era qualche colpa nel mio amore per lui?” (Another trip to Skye). Così inizia la ricerca per ritrovare l’origine. Dov’è diretto, un eroe, ogni volta che si mette in viaggio? La meta non è mai uguale. Spesso gli eroi si mettono alla ricerca di un talismano; a volte ricercano l’amore o qualcosa in cui credere, magari se stessi… Ebbene, il viaggio dei MaterDea vuole portare “a casa”, una casa che ha il sapore e il colore di un culto antico, quello della Grande Madre. A questo si riferisce il nome del progetto della band: “Abbracciami/con tutto il calore del tuo amore/ Acconsentimi di unirmi al tuo mare (…)/E poi rendimi libera/Liberami dalle mie sofferenze” (Mater Dea). È un viaggio lungo e doloroso che sembra non trovare mai fine e contempla solo rari attimi di contatto, dietro ad una supplica: “Permettimi solo di sentire tutta l’umidità/ed il calore della tua terra” (Mater Dea). Quel che è stato veramente perduto, quel che noi siamo abituati a chiamare “amore”, oh, è molto di più: è il “Sacro”. È uno stato delle cose, un modo di essere, di vivere, di sentire e sentirsi la cui assenza è uno strappo, un pezzo di anima che manca. La separazione fa male da morire. Si cerca brancolando nel buio, seguendo brandelli di emozioni, sensazioni che vengono da una memoria antica, qualcosa che riaffiora a tratti come i sussurri di Breath of the ocean e non c’è speranza di uscirne se non guardando oltre la realtà. Il Fauno, l’innamorata abbandonata, così come la donna dalle trecce splendide di In the storyteller’s wardrobe sono orfani che chiedono aiuto agli elementi, agli spiriti della Natura, per ritrovare la loro terra: “Ho pregato alla luna/E la luna mi stava sorridendo/(…) Fu allora che vidi/Venature d’argento su di un soffice marrone/ immacolata come l’alba/Una foglia sulla mia veste./Ti racconterò la mia storia/ Sto cercando il mio unico amore, ma è scomparso/Puoi dirmi ora/Dove può essere trovato?” (The silvery leaf). La Natura salva, anzi, il dialogo con la Natura, la capacità di parlare con le foreste che i puri non hanno mai perduto, nonostante tutto… A volte, se si sanno leggere le trame degli alberi, può essere una foglia ad indicare il cammino: “Leggi tra le mie venature/Venature argentate che hanno il potere di guidarti/Dal tuo perduto unico amore/Apprendi ciò che vuoi sapere/(…) segui le linee e finalmente troverai il tuo perduto amore” (The silvery leaf). Se in Below the Mists, Above the Brambles sembra di fluttuare tra l’affiorare di lembi di ricordi e la paura che ciò in cui si crede non sia altro che un sogno o, al massimo, una qualche forma di malìa/follia, in Satyricon ci si sente trasformati in guerrieri, armati della capacità di sacrificio per ciò in cui si crede. Rimane la dolcezza delle melodie di Simon, Elena ed Elisabetta, ma cambiano i ritmi e il nuovo cd assume una connotazione più rock, ottenuta rinforzando la base ritmica (basso, chitarra, batteria) ed incrementando i cambi di tempo composti. I protagonisti sono delineati: Lady of Inverness e The green man sono descritti con caratteristiche che ne definiscono l’aspetto e lo spessore: “Signora dell’oscurità e del mezzogiorno./È fiera e bella/come una regina/(…) lei governa su tutta la landa” (Lady of Inverness) e “La tua struttura è forte/ma i tuoi occhi sono gentili/ (…) sei il cuore della Natura/figlio della Dea sei tu/(…) Tu doni il rigoglio alla verde terra” (The Green Man). Molto incisiva è anche la piccola indovina di The little diviner: “I suoi occhi pallidi come l’inverno,/taglienti come l’acciaio/(…) Nonostante sia una bambina/la sua mente è forte e chiara/(…) Allacciati a quegli occhi/e per te non ci saranno più camuffamenti!” Forse, la visione ora è così nitida perché si è raggiunta la consapevolezza di sé: “Occhi aperti,/non ci sono maschere/(…)Ora la mia consapevolezza scorre nuovamente” (Awareness). Quando si conosce la propria radice, c’è tutto: sapere che cosa si è, da dove si viene, che cosa si vuole, dà la forza di raggiungerlo, ad ogni costo: “niente può impedirci di vivere/secondo le nostre aspirazioni” (Children of the gods) Così, ora si è capaci di combattere e parole, gesti e rituali sgorgano spontanei per difendere ciò che si ama: “E così i Benandanti/si alzano dal loro sonno/per proteggere la loro terra/dalle forze maligne” (Benandantes, malandantes **). La consapevolezza rende forti e il dolore non fa più paura. Non è più un bambino sperduto che canta, ma un mago. Anzi: una Strega. Una Strega che si sa muovere e sa di che cosa ha bisogno per tornare a “casa”: “Mi sto preparando,/stivali, sciarpe/e i miei vestiti caldi/(…) Sul manico della mia scopa/c’è il mio gatto nero/Un gallo, una teiera marrone/Una chiave, il mio vecchio cappello/Una ciotola, una rana” (Broomoon). Forse, il viaggio tra i suoni/voci dei MaterDea è un viaggio iniziatico. Di certo, il loro non è un Canto, ma un Incanto. Credo che servano il coraggio di credere nei sogni e l’intenzione pura che solo un bambino magico potrebbe avere, per ottenere tutto questo, e mi piace pensare che, dietro a MaterDea, ci sia un “oltre” meraviglioso da scoprire. E chissà se si scopre mai davvero… * I testi originali sono in inglese, tradotti in italiano dalla band. La scelta dell’inglese è dettata dalla convinzione che sia la lingua che nel rock suona meglio. ** Benandantes, Malandantes rievoca la figura dei Benandanti della tradizione friulana, i “buoni camminatori” che proteggevano i villaggi e i raccolti dai malefici degli stregoni.


Alone Music

Year
Agosto 2012
Reviewer
Banshee
Provenance
Italy

I torinesi MaterDea, a distanza di due anni da Below the Mists, above the Brambles, tornano con un nuovo album folk venato di heavy metal: Satyricon. A partire dalla title track e per tutto il disco, una delle caratteristiche principali dell’album è il contrasto ben dosato tra i riff heavy di chitarra e l’eterea voce di Simon Papa. Il risultato è un buon connubio scevro di esibizionismi, apprezzabile forse più dalle file di ascoltatori di musica celtica e folk rock che dai difensori del metal duro e puro. Brani lunghi e d’atmosfera come Lady of Inverness si intervallano a pezzi più ritmati come The Green Man e Broomoon (“Treguna, mekoides, trecorum satis dee.. chi si ricorda Pomi d’ottone e manici di scopa?). All’interno dell’album troviamo poi sorprese come Benandantes, Malandantes, che cita Sciarazula, Marazula (1578) di Giorgio Mainerio, trasformandola però da danse macabre a manifesto pro-natura, e Castle of Baux, rielaborazione de Il Signore di Baux di Branduardi. Un disco composto principalmente da canzoni lunghe e mid tempo, con strofe cadenzate e ritornelli di facile assimilazione; la produzione non rende del tutto giustizia alle sonorità più calde dell’album e finisce a volte per appiattire alcuni dettagli. Satyricon è un lavoro complesso e multistrato, pieno di riferimenti storico-letterari e musicali senz’altro arguti e apprezzabili, e un songwriting ben studiato e maturo. L’unica pecca, riconducibile probabilmente anche alla produzione, riguarda la dolce voce di Simon, spesso sovrastata dall’irruenza degli strumenti e per questo apparentemente meno grintosa. Una band che certamente avrà molto da dirci in futuro, grazie alle musiche e ai testi di Simon Papa e Marco Strega.

Rating: 7/10


Gothic Music

Year
July 2012
Reviewer
Gothic World
Provenance
Italy

Venuto alla luce nel 2008, presso Augusta Taurinorum, l'antico nome di Torino, città appartenente all'esoterico "triangolo magico", il progetto "Materdea" è frutto delle menti dei musicisti Simon Papa (cantante) e Marco Strega (chitarrista), appassionatamente legati alle ancestrali ed utopiche atmosfere della musica celtica. Ciò che contraddistingue il gruppo dei piemontesi Materdea, è la fantasiosa creatività compositiva dei testi di ogni loro singolo brano, in grado di catapultare l'ascoltatore in una dimensione altra, dove regnano indisturbate, creature chimeriche perfettamente integrate in differenti contesti naturali, facenti parte di immaginifiche storie in connessione diretta con la divinità femminile primordiale detta "Grande Madre". Dopo il loro primo album intitolato Below the mists, above the brambles, in cui il compositore inglese John Whelan compare nella ballata Another trip to Skye, al primo posto delle programmazioni delle radio podcast come Celtic Radio in Scozia, Pagan Fm in Inghilterra, All Irish Radio in Irlanda e Power of Prog in Florida, il 2011 è l'anno del loro secondo lavoro dal titolo Satyricon, che consente ai Materdeadi partecipare a vari festival italiani ed esteri come il Pipes and Drums Celtic Festival di Ginevra, il Fosch Fest di Bergamo, il Triskell Festival di Trieste e il Tarvisium Celtica di Treviso. Analizzando Satyricon, il cui nome si rifà ad un'opera latina di Petronio, quello che salta immediatamente all'orecchio, eccettuate le voci femminili e quella maschile, peraltro impeccabili, sono le parti strumentali caratterizzate dai bei suoni inusuali di arpe, tastiere, archi, violini e cornamuse. Satyricon consta di dieci tracce davvero imperdibili ed eccelse, tra le quali spiccano la title track, il cui narrato incipit è affidato a David Cherubim su sottofondo ambient, The Green Man, che insieme a Children of the Goods e The Little Diviner, calca il palcoscenico del power metal di band come Stratovarius e Symphony X, aggiungendo a tutto l'insieme un pizzico di tradizione medievale scozzese e irlandese, con l'impiego dell'affascinante impianto sonoro delle cornamuse, che non termina neppure con le altre canzoni dell'album come Benandantes, Malandantes, inneggiante una citazione datata 1578, ripresa dal brano "Sciarazula, Marazula" del musicista sacro e profano Giorgio Mainerio. Satyricon, in parte anche album di Gothic Metal, è un lavoro di spessore e qualità, che punta alla salvaguardia della natura, al rispetto che tutti dovremmo avere per lei, perché fonte di vita futura per tutto il genere umano. Che dire ancora dei Materdea? Promossi a pieni voti!

Rating: 9/10


Shite'n'Onions

Year
Maggio 2012
Reviewer
Mustard Finnegan
Provenance
U.K.

Here’s something outta left field – Celtic-progressive-rock from Italy. SATYRICON is Materdea’s second album and its chocker-block full of big contemporary metal riffs and fancy drumming along with operatic female vocals and strong vocal harmonies overlaid with Celtic and medieval teamed lyrics and melodies. The best point of reference I can give is a sound somewhere between Celtic rock originators Horslips and the symphonic metal band Nightwish (we at least their cover of Gary Moore’s OVER THE HILLS AND FAR AWAY- I’m not familiar with the rest of Nightwish’s stuff)

Rating: Molto ben fatto.


Rock Hard Magazine

Year
Marzo 2012
Reviewer
Michele Martini
Provenance
Italy

Appare destinato ad un luminoso avvenire il cammino del progetto MaterDea: in poche altre occasioni il concetto di "Folk Metal" ha trovato infatti espressione più compluta e magniloquente. Siamo al cospetto di una band che, nonostante sia solamente alla seconda esperienza in studio, ha maturato una precisa consapevolezza dei propri mezzi e delle proprie potenzialità, riversate all'interno di un lavoro che brilla per capacità di tratteggiare affreschi bucolici popolati di figure mitiche e leggendarie. Alla stregua di un antico baccanale, Satyricon evoca danze sfrenate in una notte di luna piena, sulle note di strumenti tradizionali che si sposano alla perfezione con chitarre e moderni arrangiamenti: cori suadenti e melodie delicate animano la scena, ammaliando l'ascoltatore con tocco delicato e chiamandolo a far parte di una festosa celebrazione pagana. I cultori della svolta medievaleggiante di un tale Ritchie Blackmore avranno di che gioire, di fronte alla frizzante energia sprigionata da questo interessante lavoro.

Rating: 75/100


C.S.R. Webzine

Year
Febbraio 2012
Reviewer
Roberto Isabella Valenzi
Provenance
Italy

Il Folk\Pagan Rock\Metal è un genere di musica che fino a qualche anno fa era ad appannaggio di una ristrettissima cerchia di estimatori, uno di quei sotto generi che vanta una nicchia di super informati fan, che vanno a scovare i gruppi più sconosciuti o magari autoprodotti. Negli ultimi anni però, anche se lentamente, i seguaci di queste particolari atmosfere musicali è cresciuta considerevolmente, fino a vantare un nutrito gruppo di estimatori anche nel nostro paese. Quando ho ascoltato i torinesi MaterDea, la prima volta devo essere sincero, ero un po' scettico, con l'aumentare della popolarità del genere infatti sono nati diversi gruppi, decisamente poco preparati ed ispirati. Ma i nostri, dopo qualche ascolto, sono riusciti a dissipare ogni mio timore, infatti il gruppo nato dall'incontro dei due musicisti Simon Papa e Marco Strega riesce a miscelare in modo eccellente atmosfere celtiche e sontuose alla Loreena McKennitt, alla rudezza del rock più classico senza disdegnare passaggi più metal evidentissimi in pezzi come Children of the Gods. Ma procediamo con ordine, è aperto dalla title-track Satyricon, anticipato da un intro recitato molto evocativo, dalle prime note notiamo come le atmosfere celtiche si intreccino con la potenza dei riff di chitarra, il contrasto è forte poi con le voci femminili, sempre armoniose. Tutta la potenza viene scatenata durante il breve ma bellissimo assolo. Lady Inverness è una sorta di duetto chitarra\violino, i fraseggi della prima si alternano con il cantato in modo eccelso creando di nuovo una bell'atmosfera, la traccia numero tre ritorna sullo stile della track d'apertura anch'essa molto riuscita, degni di nota sono gli intrecci tra chitarra e tastiera. Benedantes, malandantes, ci porta in un viaggio tra le sonorità medioevali. Awereness è la prima ballata del disco, ben confezionata, e con un altro ottimo solo di chitarra. Le quattro tracce che seguono, Broomoon, Castle Of Braux, Children Of The Gods e The little Diviner, sono tra le più potenti del lotto, tutte molto riuscite con la numero otto che spicca per la capacità di trascinare l'ascoltatore, tutti gli strumenti si amalgamano alla perfezione, ed il cantato pulito e preciso la rendono una piccola perla. Ottima di nuovo la parte solistica della chitarra, ed anche il lavoro alla batteria è superbo. Arriviamo in fondo con Between The Temple's Wall, pezzo d'atmosfera che conclude in maniera adeguata l'ottimo disco. In conclusione che dire, un album confezionato alla grande, che sicuramente può aspirare a rappresentare uno dei punti d'eccellenza del genere prodotti in Italy, in un panorama che vedeva i soli Folkstone alfieri del genere, possiamo senza dubbio inserire a pieno titolo i “bardi” MaterDea. Rating: 85/100


Metal.it

Year
Febbraio 2012
Reviewer
Sergio "Erno" Rapetti
Provenance
Italy

I MaterDea fanno indubbiamente musica Celtica, per quanto in un contesto Rock, e nel farlo non si dimenticano che esiste anche l'Heavy Metal, più che altro grazie alla chitarra di Marco Strega (che ricordo nelle seminali Trombe di Falloppio), tuttavia il loro approccio su "Satyricon" verte sopratutto sul versante più tradizionale e folkloristico. Nessun assalto sonoro e niente growling, le linee vocali sono, infatti, melodiche ed accattivanti curate della brava Simon Papa, poetica ed etera nella sua interpretazione della tradizione celtico-medioevale e del tributo danzante alla Natura, ben sostenuta dalle altre due presenze femminili all'interno dei MaterDea, Elena Crolle (pianoforte e tastiere) ed Elisabetta Bosio (violino e viola), con il tutto che si erge da una base Rock che è garantita dalla solida sezione ritmica formata da Morgan Devirgilis al basso e da Max Gordiani dietro la batteria, e dall'elegante ed incisivo guitarwork del già citato Marco Strega. "Satyricon", che segue a due anni di distanza l'esordio "Below the Mists, Above the Brambles", è un album che andrebbe ascoltato dopo essere già entrato in sintonia con quel feeling di cui è pervaso: una malinconia antica, quasi ipnotica, sia per la voce di Simon Papa sia per il fluire della musica in canzoni come "Lady of Inverness", "Benandantes, Malandantes", la struggente "Awareness" o la conclusiva "Between the Temple's Wall", dove cogliamo Simon Papa e Marco Strega in un toccante dialogo finale. Ma i MaterDea ribadiscono una forte identità anche nei momenti danzanti di "The Green Man" o "Broomoon", e nei brani più elettrici, come la stessa titletrack o "The Little Diviner" nonché nell'episodio più epico ed evocativo, anche nel titolo, "Children of the Gods". Mille sfaccettature... mille motivi di interesse. Sicuramente più vicino ai Blackmore's Night, Clannad, Loreena McKennitt o a Branduardi, che a nordici come Finntroll e Korpiklaani o ai teutonici In Extremo e Subway to Sally. Non per True Metallers... ma nel suo evocare un viaggio nel passato e nella Natura "Satyricon" ha un fascino tutto suo.

Rating: 75/100


Celtic Music Magazine

Year
Febbraio 2012
Reviewer
Catherinetully
Provenance
U.S.A.

Wow! This album has the feel of a full-fledged stage production. There’s a lot going on here–but I mean that in the best possible way. Some artists try for the rich sound that comes from combining rock music with other styles. Often it doesn’t work. Here, it is pure magic. Ancient melodies and powerful rock pulse are married flawlessly on Satyricon, and it makes for a mystical, interesting journey as you listen to the tracks here. I really could picture someone using it as a “rock opera” type production and staging it. The way the tracks are arranged it has that type of feel to it. It sounds like a cool fairy tale set to music. There is a palpable sense of drama about it all. The track, “Satyricon” is a perfect example of what I’m trying to describe here. Listening to this album has that “going on a journey” type feel where you are transported rather than observing. There is a flow here that makes sense. Some music is great to have on in the background, be it to cheer you up, relax you or get you motivated. MaterDea has put forth something that should be attended to. It is the experience itself, rather than part of the experience. I’d like to hear this again, but in candlelight and quiet, where I can concentrate on every nuance and let it wash over me. This was an unexpected treat.


Draconia Network

Year
Febbraio 2012
Reviewer
Lorenzone Wolfrider
Provenance
Italy

Uscito a più di un anno di distanza dal precedente “Below the mists, above the brambles”, “Satyricon” segna un nuovo, secondo passo nel cammino dei MaterDea, band torinese frutto della collaborazione di Marco Strega (chitarra) e Simon Papa (voce). “Satyricon” segna un passaggio in una dimensione musicalmente più “dura”, più vicina all’ Heavy Metal che non al Rock, e consacra una band giovane di musicisti esperti nella scena Folk e Pagan Metal italiana e internazionale. Il disco è stato prodotto dalla Midsummer’s Eve Productions. L’ album dei MaterDea si apre con suoni ambient da cui una voce distorta si erge per recitare l’ “Inno a Pan”, breve poema composto dal Mago e occultista inglese Aleister Crowley (1875-1947), a cui si lega indissolubilmente la title track “Satyricon“: dopo le sonorità silvane e lievi accenni cerimoniali, il reel di violino irrompe, alternato dalla voce di Simon, per trasportare l’ ascoltatore nel cuore delle foreste regno di Pan e dei Satiri, nelle sfrenatezze della natura selvaggia e scevra dalle convenzioni che limitano l’ ispirazione degli umani per poi chiudersi con il finale del poema dell’ intro. “Lady of Inverness” è leggera e armoniosa, più vicina ai lavori passati rispetto agli altri brani del disco; apertura di pianoforte seguito dalla chitarra, dove è la voce cristallina di Simon a farla da padrona, accompagnata nel ritornello da ritmi in tempo dispari (pollice in su per la sezione ritmica) e con una breve comparsa del violino, prima che la chitarra di Marco dia prova di tutta la sua esperienza elargendo un assolo perfettamente calibrato, dove ogni nota brilla come una gemma strappata alla terra. “Green Man” è un inno alla forza fecondatrice del dio cornuto, accompagnato da sonorità simili alla cornamusa: qui il ritmo è molto più Heavy, e la forza della natura sembra ripercuotersi e riecheggiare fra le montagne. “Benandantes, Malandantes” è il primo omaggio dei MaterDea all’ Italy e particolarmente al dialetto friulano, aprendosi con le note di ”Schiarazule, marazule” che ripercorreranno l’ intero brano. Su ritmi di tono a tratto epico e dal finale quasi rabbioso, si omaggerà la tradizione tipicamente friulana dei Benandanti, maghi/sciamani nati “con la camicia” che ricoprivano il ruolo di protettori di villaggi contro le forze malevole dei Malandanti. La tradizione venne sradicata dalla chiesa cattolica tra il 14° e il 16° secolo. “Awareness” è una ballad, dove nuovamente pianoforte e violino fanno da cornice ad una linea volcale carica di fascino e nostalgia. Il pianto di un bambino e un carillon aprono “Broomoon”, brano dalle melodie allegre e a tratti beffarde, il cui la protagonista monta a cavalo della sua scopa (“broom”) per volare fin sulla luna (“moon”) accompagnata da sempre più oggetti e animali, siboli del potere della Strega (gatto nero, rana, serpente e pugnale, chiave, libro, ruta e verbena e così via). “Castle of Baux (Il Signore di Baux)” è il secondo omaggio dei MeterDea all’ Italy, con un doppio titolo inglese e italiano e diversi versi cantati in quest’ ultimo. E’ un pezzo dalle melodie riarrangiate dalle originali di Angelo Branduardi, il quale reinterpretò tra l’ altro la melodia di “Schiarazule, marazule” nel suo brano “Sono io la morte – Ballo in fa# Minore”. “Children of the Gods” riprende la vena più spirituale delle composizioni dei MaterDea. Nel brano viene dipinta un’ umanità di tempi più antichi, legata alla libertà, alla terra e alla convivenza armonica con la natura espressa nelle festività precristiane (citata la festività di Yule, il Solstizio d’Inverno). Il brano si apre con urla di guerrieri, e si svolge su ritmiche mai noiose, con un ottimo uso del basso e melodie accattivanti. La vena spirituale continua con “The Little Diviner”, brano dai tempi ben sostenuti e dalle voci luminose, che narra di una giovane vate, che porta il dono e la condanna del suo potere tra l’ indifferenza mista a paura delle persone che la circondano. L’ album si chiude con “Between the Temple’s Walls”, brano liberamente tratto da una poesia di Irene Antonioli, dal ritmo più blando e rilassato, a fungere da Outro per un disco, “Satyricon“, la cui qualità di produzione e di composizione proietta i MaterDea tra gli appuntamenti italiani obbligatori dell’ anno. Tra le tante citazioni e riferimenti in “Satyricon“, da notare che l’ unico momento di vero silenzio tra una canzone e l’ altra (tutte le canzoni di “Satyricon” sono legate fra loro in soluzione di continuità) è tra “Broomoon” e “Castle of Baux”, rispettivamente sesta e settima traccia, a replicare ciò che avviene fra la quinta e sesta traccia di “The Dark Side of the Moon” dei Pink Floyd, ovvero “The Great gig in the Sky” e “Money”, mentre il satiro in copertina è tratto dal dipinto “I due Satiri” di Rubens, esposto alla Alte Pinakothek di Monaco di Baviera, 1618/1619.


Stereo Invaders

Year
Febbraio 2012
Reviewer
Francescojo
Provenance
Italy

In questi ultimi anni c’è stata un’enorme invasione di gruppi dediti al folk metal, molti dei quali avrebbero fatto bene a tenere le loro canzoni chiuse in un cassetto. Il mercato del folk metal è ormai saturo, e purtroppo troppe volte si è incappato in lavori di bassa qualità, prodotti unicamente perchè il genere va di moda: posso felicemente affermare che i Materdea non appartengono alla categoria dei gruppi trituramarroni, che stancano già dopo qualche secondo di melodie suonate col flauto delle medie o da un violinista ubriaco. “Satyricon”, secondo album del gruppo torinese, ci presenta una band in possesso di un sound fresco e frizzante, fatto di melodie celtiche suonate da violini e cornamuse, tappeti di tastiere, inserimenti corali azzeccati e non invadenti, una voce femminile leggermente gothicheggiante e una base heavy-power, anche se qui non troviamo i cori da osteria e la doppia cassa ad elicottero tipici del power. La dolce e delicata voce di Simon Papa è tra i punti forti di questo “Satyricon”, che da il meglio di se’ nei momenti più atmosferici e meno heavy, sebbene manchi un po’ di incisività e cattiveria quando le chitarre elettriche si fanno più arrembanti, anche se ciò succede solo in un paio di occasioni, in “The Green Man”, sostenuta da allegre melodie di cornamusa, e in “The Little Diviner”, il pezzo più associabile al power. Le altre canzoni sono tendenzialmente delle ballate o dei brani dai ritmi poco sostenuti, sulle quali spiccano la giga “Broomon”, l’opener “Satyricon” e due pezzi dalle melodie già note, “Benandantes, Malandantes” e “Castle Of Baux”: entrambe sono state rese famose da Angelo Branduardi, la prima con il nome di “Ballo In Fa Diesis Minore”. I Materdea hanno confezionato quindi un buon prodotto, al di sopra della media del folk pagan metal, peccato solo per la carenza di pezzi un po’ più aggressivi ed energici, che avrebbero reso più variegato l’ascolto del disco.

Rating: 75/100


True Metal

Year
Febbraio 2012
Reviewer
Alex Calvi
Provenance
Italy

Oltre ai concerti metal il posto in cui più spesso ci si imbatte in altri metallari, un po' tutti lo sanno, sono le ricostruzioni medievali, i festival celtici o le fiere più genericamente fantasy. Il legame tra questo ambiente e il metal è ed è sempre stato molto stretto. Proprio da questo background arrivano a noi i MaterDea, band che si definisce di folk-rock, ma con attitudine ben più pesante e degna di essere ospitata sul nostro sito. "Satyricon" è il loro secondo album, che esce ad oltre un anno di distanza dal precedente "Below the Mists, Above the Brambles" e segna un piccolo cambio di line-up per quanto riguarda le tastiere con l'uscita di Titti Cappellino e l'ingresso di Elena Crolle. Tocca alla titletrack aprire, letteralmente, le danze. Difficile infatti resistere alle melodie sfornate dal gruppo, ma prima che sia il ritmo a prendere il sopravvento tocca alla voce impostata di David Cherubim, sopra a un sottofondo ambient, introdurci nel mondo di "Satyricon". Dopo di che non si può che rimanere rapiti dalla voce di Simon, dal suono del violino e dai cambi di ritmo, ora più orecchiabili, ora più aggressivi. Se dovessimo giudicare tutto un album solo dal primo pezzo, il voto sarebbe già più che positivo, ma i MaterDea hanno ben altro in serbo per noi e lo dimostrano traccia dopo traccia con una scaletta che non ha, praticamente, cadute di stile o qualità. "Lady of Inverness" mette ulteriormente in luce tutte le qualità di Simon, sia come mera esecuzione che per quanto riguarda le emozioni che riesce a comunicare all'ascoltatore. Si tratta di una ballad per certi versi semplice e delicata, ma non per questo meno bella o capace di coinvolgere. Al contrario l'estrema orecchiabilità rapisce fin da subito i sensi e l'anima trasportandoli al cospetto della signora delle Highlands. Di tutt'altro tenore la successiva "The Green Man" in cui si torna su tempi più veloci e ritmati, complici anche le cornamuse, da cui è quasi impossibile non lasciarsi trascinare per mettersi a ballare al centro della pista. La quarta "Benandantes, Malandantes" si apre con una citazione (poi ripresa più volte nella canzone) dal brano "Sciarazula, Marazula" di Giorgio Mainerio e risalente al 1578. L'originale era ispirato all'affresco sulla facciata della chiesa di San Bernardino a Clusone, rappresentante una danza macabra, ma nella rielaborazione dei MaterDea diviene un pezzo allegro, foriero di speranza e di voglia di lottare per difendere la natura e il proprio lavoro dai "malandanti" del titolo. La natura, il nostro rapporto con essa, il rispetto che dovremmo riservargli e il suo essere come madre per tutti noi, fonte di vita e di speranza per il futuro, sono temi che ritornano un po' in tutte le canzoni, seppur coniugati in modi e con scopi leggermente diversi. Chi dovesse ritenere che una simile scelta sia riduttiva e, alla lunga, ridondante, probabilmente dovrebbe ascoltare brani come "Awareness" per rendersi conto di quanta poesia certi temi e, soprattutto dei musicisti ispirati, possano racchiudere. Chi volesse, poi, tornare a danzare non può lasciarsi scappare "Broomoon", forse il pezzo più allegro e divertente (anche nel testo con il riferimento a una streghetta che a me ha tanto ricordato Kiki dell'omonimo film di Miyazaki) della scaletta e, sinceramente, anche tra i preferiti del sottoscritto. Sicuramente a molti l'inizio di "Castle of Baux" suonerà famigliare e già sentito, qualcun altro, invece, riconoscerà subito la melodia de "Il Signore di Baux" di Angelo Branduardi. La settima traccia, infatti, è una sorta di cover, rielaborata in maniera personale, resa più metal (più folk era probabilmente impossibile), tradotta per ampie parti in inglese, del brano del cantautore italiano. Un esperimento e un tributo che ci sentiamo di giudicare come perfettamente riuscito e, anche, molto evocativo e sentito. Mancano tre pezzi alla conclusione del disco e verrebbe quasi la tentazione di non parlarne. Il motivo è semplice: lasciare anche agli ascoltatori la possibilità di scoprirli da soli, di godere della sorpresa senza alcun filtro o preconcetto. Perchè se il resto del disco si è mantenuto su alti livelli, quello che avanza non è da meno e il finale è proprio di quelli che si possono definire "col botto". Per concludere il nuovo lavoro dei MaterDea si presenta come una graditissima e inaspettata sorpresa. Un lavoro maturo, solido, di spessore e qualità. "Satyricon" ha indubbie potenzialità e capacità di riuscire a farsi apprezzare sia dal "metallaro medio" che dall'ascoltatore non abituato a certe sonorità, che qui vengono mediate dalla componente folk. Che non passi neanche un attimo per la mente, però, che sia un lavoro troppo semplice o facile, di semplice sembra esserci solo la capacità che hanno avuto Simon Papa e Marco Strega (son loro gli autori di tutti pezzi, testi e musiche) di comporre brani dagli svariati livelli di lettura, sempre in grado di riservare nuove scoperte a ogni nuovo ascolto.

Rating: 78/100


Arlequins

Year
Gennaio 2012
Reviewer
Michele Merenda
Provenance
Italy

I torinesi MaterDea, fautori di un personalissimo approccio tanto al metal quanto alle tradizioni celtiche, immettono sul finire dell’anno il loro secondo album. Il progetto è nato dall’incontro tra la cantante Simon Papa ed il chitarrista Marco Strega. Due musicisti dal retroterra artistico parecchio nutrito, che va dallo studio della musica popolare alle esibizioni jazz. Un incontro che nella filosofia della band non è nato per caso e che ha poi portato all’elaborazione di una struttura musicale portatrice di immagini contenenti a loro volta creature fatate e suoni magici, tutti viatici che conducono al culto sereno della Grande Madre Terra. Tra le certezze dei nostri simpatici connazionali vi è quella che per fare buona musica occorrono la gioia di suonare e l’amicizia tra i musicisti, elementi capaci di far nascere delle vibrazioni positive all’interno delle proprie composizioni; è per questo che i due si sono circondati di determinati professionisti, scelti in base alla loro complementarietà. In effetti, elementi come Elisabetta Bosio (tutti gli strumenti ad archetto) ed Elena Crolle (pianoforte e tastiere) risultano imprescindibili nell’economia del sound di “Satyricon”, a cui si aggiungono il bassista Morgan De Virgilis ed il batterista Marco Cutrufo. L’album, che porta l’impegnativo titolo di un’opera omonima di Petronius Arbiter ed allo stesso tempo presenta un satiro beffardo in copertina, è composto da dieci pezzi votati ad un folk metal che di tanto in tanto, soprattutto in ottica di cambi di tempo, può essere anche accostato al “metallo progressivo”. Di certo i MaterDea dimostrano parecchia intelligenza, riuscendo quasi sempre a non strafare e mantenere i brani all’interno di quelle che sono le proprie capacità, senza lasciarsi andare a delle forzature che suonerebbero come delle pacchiane esagerazioni. La title-track e la seguente “Lady of Inverness” scorrono via limpide, tra riff heavy e refrain strumentali votati a ricreare quelle melodie celtiche di cui si parlava in apertura. Emblema di tutto quanto detto fin qui è senza dubbio rintracciabile in “Broomoon”, un’epica danza metallica attorno al fuoco che affonda le radici nel fertile terreno delle tradizioni europee nord-occidentali e che sicuramente dal vivo crescerebbe di potenza (da putiferio, se eseguita in una sagra paesana folcloristica!). Occorrerebbe citare anche la ballata “Awareness”, che specialmente nel ritornello ricorda i lenti drammatici composti da Yngwie J. Malmsteen ai tempi che furono (e torniamo sempre ai modelli nordici). Qualche perplessità, invece, sorge con “The Green Man”, che nonostante presenti degli ottimi “sinfonismi irlandesi”, purtroppo si perde in strofe ascrivibili molto facilmente a riferimenti come Evanescence o Nightwish, banalizzando quella che invece sarebbe potuta essere una buona canzone. In conclusione, volendosi esprimere in termini sportivi, i MaterDea, suonando con equilibrio, portano a casa i classici “tre punti” della vittoria e salgono di posizione. Ma se si desiderano raggiungere obiettivi davvero importanti, tipo quello di uscire da circuiti ristretti d’ascolto, occorre adottare una formula in cui ci si possa permettere di osare di più senza perderci in credibilità. Per far questo, oltre ad una preparazione che certo non difetta loro, sarà indispensabile impiegare una grande dose di fantasia. In bocca al lupo!


Metal Maniac

Year
Gennaio 2012
Reviewer
Enrico De Paola
Provenance
Italy

Presentati, più a torto che a ragione, come promettenti eredi dei Blackmore’s Night, i MaterDea proseguono in realtà imperterriti per la propria strada, allietandoci nuovamente all’insegna in primis del folk e della musica celtica. Anche questa volta a farla da padrone sono, quindi, le linee vocali della sempre affascinante female vocalist Simon Papa, il violino, il pianoforte e le chitarre acustiche, ma anche più rock oriented, del rinomato guitar player Marco Strega (Trombe Di Falloppio). Rispetto al precedente e più volte giustamente applaudito album in studio, ‘Below the Mists, Above the Brambles’, i MaterDea dimostrano, però, di voler compiere un apprezzabile balzo in avanti. Vengono così esasperati i frangenti più rock grazie a più frequenti assoli di chitarra e alla presenza più marcata della distorsione hard’n’heavy. Non da meno sono, tuttavia, seppur quasi agli antipodi, i passaggi più intimisti di brani come la suggestiva ‘Awareness’ o la conclusiva ‘Between the Temple's Walls’. Immergetevi, dunque, nella natura più rigogliosa e date finalmente inizio alle danze. I MaterDea sono qui proprio per questo.

Rating: 75/100


Mundo Rock

Year
Gennaio 2012
Reviewer
Enrique Luque
Provenance
Spagna

Exótico, pagano, atmosférico, diferente… estos son algunos de los calificativos que me vinieron a la mente al escuchar ‘Satyricon’, el nuevo trabajo de los italianos MaterDea. Un disco donde las influencias estéticas y sinfónicas celtas y los riffs rockeros van de la mano. Y es precisamente este talento para mezclar con acierto guitarra, batería y bajo con instrumentos como violín o piano lo que da un carácter muy personal a MaterDea. Sus composiciones tienen un nivel de elaboración muy alto y sus letras son prácticamente poemas a la naturaleza y al amor. Su talento se puede apreciar desde la inicial Satyricon, una muestra de por dónde va a ir el disco en adelante, pero alcanza su primer cénit con Lady of Inverness y su introducción a piano. Una bonita canción en la que las rotundas melodías heavys, los cambios progresivos y el espíritu celta se dan la mano. Y en la que también hay que destacar la dulce y técnica voz de la cantante Simon, que le da un toque aún más intimista. Más o menos lo mismo sucede con The Green Man. Un tema que comienza de una manera muy sinfónica para terminar siendo una composición enérgica y rockera. De hecho las influencias clásicas y melódicas son una constante a lo largo de todo el CD. También lo son las canciones complejas, muy elaboradas, pero siempre llenas de fuerza, como por ejemplo en Castle Of Baux (Il Signore di Baux) o The Little Diviner. En definitiva, cada corte del álbum demuestra que éste ha sido cuidado hasta el más mínimo detalle y evidencia un gran trabajo de composición detrás. Puede que ‘Satyricon’ no sea el disco que la mayoría de los lectores de esta web pueden esperar a día de hoy, pero igualmente resulta muy recomendable. Una de esas obras que mejora con cada escucha, en la que siempre se encuentran matices nuevos. Especialmente a poco que te guste el mundo celta, la mitología pagana y las composiciones complejas y sinfónicas. Una buena terapia para cuando nos asfixie demasiado el mundo real actual.

Rating: 89/100


Metal Wave

Year
Gennaio 2012
Reviewer
Carnival Creation
Provenance
Italy

Per tutti coloro che adorano le contaminazioni dell’Heavy Metal verso mondi apparentemente distanti ma ricchi di sorprese, sarebbe impossibile non menzionare apertamente i torinesi MaterDea, noti nella scena italiana per essere tra i più originali detentori di quello che potrei definire Symphonic Celtic Pagan Metal, tanto per etichettarli un po’ scherzosamente. Parlando in modo serio, invece, posso senz’altro scrivere di loro definendoli con un aggettivo: accattivanti oppure affascinanti. Personalmente di un disco, a prescindere dal genere, vengo rapito prima di ogni altra cosa, dalla sonorità scelta, dalla coerenza, dai voluti contrasti e dalla scelta dei singoli suoni. Un album o una demo potrebbe essere il disco migliore del mondo ma se è costituito da suoni orrendi e prodotti in modo non adeguato, spiacente, ma non lo considererei adatto per le mie orecchie. Di tutt’altra pasta è formato “Satyricon” dei nostri amici amanti delle influenze celtiche. Sono brani composti per essere di medio-lunga durata (anche sette minuti) ma i suoni sono semplicemente meravigliosi; fin dalle splendide vocals femminili che raggiungono una sostanza eterea è possibile, già dalla prima e bellissima title-track, farsi un’idea di ciò che ci aspetta in questa oretta scarsa. I nostri scelgono volutamente di appartenere ad una visione del Metal più atmosferica che accentuando, invece, le incursioni ritmiche che, forse, danneggerebbero i dolcissimi suoni di archi, tastiere e strumenti tipici e abbassando qualitativamente il clima che vuole (a buon merito) risultare per ciò per cui è stato generato dai MaterDea: un susseguirsi di angeliche dimensioni su cui poggiano cadenzate andature di batteria, basso e chitarra distorta (forse un po’ troppo alta di volume in certi punti) mentre le splendide voci fanno il resto. Un piccolo grande gioiellino che ho apprezzato anche per il suo risultare così immaginario nella sua essenza. Questo secondo full-lenght batte il primo.

Rating: 76/100


Amazon

Year
December 2011
Reviewer
Gregory Michael Brewer
Provenance
U.S.A.

If you are a Pagan you will love this album! It is in my opinion the best and most talented Pagan album yet recorded. If you are not a Pagan but want an album full of "mind blowing" talent, inspiration, and a hard driving edge I certainly encourage you to check out this masterpiece of music. The production quality is amazing and within each song you will hear the love and passion that the members of MaterDea have for their music. You will hear a bit of a Celtic influence, the amazing vocal talent of Simon, perfectly beaten drums, violins, enchanting bass lines, ghostly keyboards, WOWING guitar riffs by Marco that deliver a hard rock and metal edge, and lyrics that lift up the spirit of the "Olde Religion." The music on this album takes you back to times forgotten and also lives in the present with a rock edge at points while reaching to the future. Every song on the album is great, but stand out tracks are: Satyricon, The Green Man, Benandantes/Malandantes, Broomoon, Castle of Bauz, The Little Diviner, and Between the Temple's Walls. Truly you will want every song on the album for each are great, and the songs fade in and out from one to another. To listen to this album in order will take you on a mystical, mythical, and magickal journey into the musical talent of MaterDea. Gregory Michael Brewer Coordinator for Chicago Pagan Pride Regional Coordinator of the Upper Midwest for the Pagan Pride Project Worldwide Author and Wiccan High Priest )0(


Pagan Radio Network

Year
December 2011
Reviewer
Beth “Wytchskate” Kelley
Provenance
U.S.A.

MaterDea: Spotlight artist 2012 on Pagan Radio Network.
Adoro il potere esplosivo dell’ultimo lavoro dei MaterDea, Satyricon. La loro abilità nel combinare il celtico con il tuonante suono del rock è stupefacente. Anche solo i testi, se letti come fossero delle poesie, vi trasporteranno in altri regni. Aggiungete la loro energica ed eterea musica e sarete assolutamente trasportati in una terra lontana piena di amore e luce con sfumature di oscurità che vi si mescolano all’interno. L’inizio di “Satyricon” immediatamente cattura l’attenzione, Marco fa un notevole lavoro, seguito dalla bella voce di Simon. Il ritmo è serrato con toni ricchi e pieni, di antichi strumenti che si sposano con l’elettronica. Ti fa desiderare che ci sia ancora un luogo così per vivere nel mezzo del caos dei tempi moderni. Il lavoro fatto dalla chitarra è all’altezza dei migliori chitarristi di rock. Proprio una brillante opera d’arte. “Lady of Inverness” tiene fede a questa brillantezza. Gli archi, le percussioni, l’arrangiamento. Non manca nessun elemento qui per creare un capolavoro. Sono riusciti a catturarli tutti e a fare in modo che tutto suoni naturale. La voce di Simon è una grande combinazione di delicatezza, sensualità con un pizzico di sfacciataggine da rock blues. “The Green Man” mostra la loro musicalità in più modi con diversi strumenti, ma la potente energia rock rimane. Il brano mostra come la voce morbida di Simon riesce ancora a levarsi sulla musica possente che la supporta. Qui riescono anche a dare l’impressione che la stesura dei testi sia naturale come svegliarsi al mattino. Sono una loro grande fan anche solo per la lettura dei loro testi. Uno dei miei brani preferiti è “Benandantes, Malandantes”, l’intero arrangiamento è semplicemente fantastico dall’inizio alla fine. Amo l’energia che questo brano riesce ad emettere. Il loro giocare tra luci ed ombre fluisce insieme per creare un altro regno da visitare. La parte del piano è veramente bella e funge da sfondo per “Awareness”. Non è oscurata da chitarra o percussioni ma fluisce insieme ad esse come le stagioni una verso l’altra. “Broomoon” è l’esatto opposto del brano che lo precede. Una canzone altamente energica e molto potente, decisamente una che ho riascoltato molte volte. Ancora una volta la loro abilità nel scrivere testi appare naturale così come la composizione delle melodie. "Castle Of Baux (Il Signore di Baux) è fenomenale! Qui si propone di nuovo il suono duro e teso con una vocalità soffice, ma che anche qui vi si sposa divinamente. Un’altra delle mie preferite in questo cd. Nella mente compaiono visioni di danze alla vigilia di Yule mentre ascoltiamo "Children Of The Gods". Cambiano ritmo ed intensità senza sbagliare una nota. Simon ha un’intonazione perfetta, mai un’imprecisione e in "The Little Diviner" non è un compito facile. Questo è un brano difficile da cantare e lei lo fa in modo fluido. Sembra di vedere quegli occhi d’acciaio che penetrano dentro la tua anima. Sono innamorata di questa canzone, ogni aspetto è creato magistralmente. Ogni nota ed ogni beat sono posizionati con grande cura. Ne senti la potenza. "Satyricon" si chiude con "Between The Temple Walls". Questo brano È MaterDea! Una canzone sognante e piena di trasporto che lentamente ti riporta nella dimensione del reale, lasciandoti con la voglia di averne ancora. Insieme, Marco and Simon hanno creato un capolavoro, chiamato "Satyricon". Sono così travolgentemente fenomenali che le parole non possono esprimerlo, si può solo ascoltare. Ciò che la Trans Siberian Orchestra ha fatto con “Christmas”, MaterDea lo ha realizzato e di gran lunga superato per gli “Antichi Sentieri”. Loro sono i Picasso e Rembrandt del mondo della musica. Se potessi dare a "Satyricon" un voto più alto di 5 su 5, lo farei".

Rating: 5 oltre 5 pentacoli


Metal of Death

Year
December 2011
Reviewer
She-Devil
Provenance
Italy

Ecco un disco che farà felici gli estimatori di quel genere Metal/Rock celtico di cui i torinesi Mater Dea sono, a livello nazionale, tra i più significativi rappresentanti. Quello che la band esprime nella sua musica e nei suoi testi, è la meraviglia di un mondo incantato popolato di creature magiche, non a caso due dei componenti, Simon e Marco, si riconoscono come una fata e un satiro. In questo loro secondo full length, quello che possiamo subito notare è una più marcata presenza di parti extreme, ma comunque, direi utilizzate come base su cui far scorrere sonorità molto più melodiche, legate al folk e con diversi inserti Ambient, simpaticissimo il miagolio di un gatto e lo scricchiolio di una porta che si apre in Broomoon, il tutto accompagnato dalla dolcissima voce di Simon, un pizzico di magia per far volare gli animi. Il nome stesso della band è legato ad un antico culto, in cui la divinità era vista al femminile, un culto che ancora oggi fa proseliti sotto il nome di Wicca, in cui la magia viene vista sotto le due forme principali, entrambe complementari: nera e bianca. E così è anche la musica dei Mater Dea, ruvida e angelica allo stesso momento, ma in qualsiasi caso, ammaliante e onirica. Anche con Satyricon si intraprende un viaggio verso lidi immaginari in cui ogni traccia, a partire dalla title track fino alla conclusiva Between the Temple's Wall, è una tappa in un un luogo ben preciso della fantasia, in cui drammi, dolcezza ed allegria trovano la loro perfetta ubicazione. Disco dedicato a chi ancora è capace di sognare e di trovare ancora la bellezza in un mondo ormai agonizzante.

Rating 8/10


Heavy Worlds

Year
December 2011
Reviewer
Michele Alluigi
Provenance
Italy

Secondo capitolo discografico per i Materdea, impregnato di un folk pagan metal che nelle terre nostrane vanta oltre a loro numerosi altri validi alfieri. Fermo restando che realizzare un disco come questo richiede non solo un ampia cultura di tradizione celtica e non (il titolo del lavoro riprende un'opera latina di Petronio nda) ma anche un'enorme competenza musicale ( non bastano chitarra basso e batteria, servono anche archi e tastiere), non è comunque facile risultare originali ma questo gruppo è tra i pochi a riuscirci. Potendo contare sulle molteplici voci femminili oltre a quella maschile il loro asso nella manica sono senz'altro le parti arpeggiate , arricchite dai narrati e dalle tastiere, ma non mancano nemmeno parti più grintose: brani come “The Little Diviner”, “The Green Man” o “Children Of The Gods” sfiorano gli spunti più power metal tipici di band come Stratovarius o Symphony X , arricchite però dall'elemento folk degli archi e delle melodie tipiche delle tradizioni pagane. Ma oltre le melodie è senz'altro la voce di Simon a rendere evocative le canzoni di questo album, variando su più registri melodici e supportata da parti corali che conferiscono ai testi un espressività non da poco. Il suono di chitarra è molto ben studiato, forse un po' troppo “leggero” per un grezzone come il sottoscritto, ma si sa in questo genere prevale la melodia, anche il basso è molto lineare ma insieme alla batteria crea l'ottimo ritmo per i vari passaggi-ballate costruiti dagli archi e delle tastiere. Sentendo i Materdea non si può far altro che andare a riscoprire le nostre origini ancestrali che loro ci ripropongono come veri e propri bardi, solo con le moderne tecnologie.

Rating: 8/10


Powermetal

Year
December 2011
Reviewer
AbbeyRoad
Provenance
Italy

A più un anno dall'uscita del precedente “Below the Mists, Above the Brambles" che aveva sollevato ampi e positivi consensi, continua la saga dei torinesi MaterDea con questo nuovo Satyricon nella tradizionale formazione, con la sola eccezione del cambio di key-woman; Titti Cappellino è stata sostituita alla vigilia del Fosch-Fest (Agosto 2011) dall'altrettanto brava Elena Crolle. I passi in avanti si sentono nella scrittura, nell'esecuzione e nella registrazione che, pure senza eccedere nell'eccessivo uso di tecnologia, presenta comunque un prodotto con una confezione sonora “internazionale” completata da una bella grafica racchiusa in un digipack curatissimo. Fatte queste premesse passiamo ad un ascolto più approfondito del disco stesso e notiamo da subito che le linee guida sono e restano, come nel precedente lavoro, ancorate a sonorità e temi di chiara derivazione celtico-medievale e richiamiamo Clannad, Third Ear Band, Sally Oldfield, ma con un più un tocco di gotico, di ossianico che lascia abbastanza spiazzati e diciamolo pure “scossi”. Non che il gotico sia un evo illuminato e felice, ma già l'ascolto dell'intro recitato (Hymn to Pan) da David Cherubim, occultista californiano, autore per la band Illumine Naughty e “adoratore” di Aleister Crowley, il padre dell'occultismo telemico, fa stare abbastanza sulle spine. Se poi pensiamo che le letture e interpretazioni degli scritti di Aleister causarono un sacco di guai anche “estremi” ai due Led Zeppelin seguaci del predicatore... Vabbè ma questo ha poco a che vedere con il resto del brano Satyricon che invece scorre limpido proprio nel segno di Sally Oldfield, una giga costruita sul un giro ballerino di violino per poi sfociare nelle potenti chitarre di Marco Strega. La Lady of Inverness, che già circola da tempo in video, è la signora delle Scottish Highlands che ci guida in questa lenta ballata elettrica chiusa da un sognante pianoforte. Con The Green Man torniamo ancora alle ballate epiche, sorrette dal suono delle antiche cornamuse da battaglia, come da battaglia sono i cori che punteggiano qua e là il brano, ideali per dare la carica al momento giusto. La seguente, lunga oltre sette minuti, Benandantes, Malandantes lascia abbastanza perplessi perchè ci troviamo chiaramente di fronte all'ascolto del Branduardi di Ballo in Fa Diesis Minore, ma poiché non è citato, non sappiamo se sia un omaggio al bardo o semplicemente un riferimento alla melodia originale intitolata “Sciarazula Marazula” risalente al 1578 grazie a Giorgio Mainerio prete e puttaniere allo stesso tempo... Come dire, tra il sacro e profano, così come spaziano le composizioni. Per Awareness l'atmosfera si fa più rilassata e ben condotta dai tasti del piano di Elena, che sorregge la voce canto-recitante della suggestiva Simon Papa, autrice di tutti i testi. Ottimi gli interventi orchestrali che danno un'aria epica a tutto il brano. Si torna alle ballate simil-scozzesi con Broomoon, violino, chitarre e oscuri sottofondi di cori dirigono le danze. Importante in questo brano l'apporto della ritmica basso-batteria che, pur senza essere invadente, sorregge molto bene l'impianto sonoro. Nella seguente Castle of Baux invece Branduardi si palesa, poiché dal ricciolone di Cuggiono è ispirato il brano segnato pesantemente dalla chitarra di Marco Strega, ricordiamolo, autore di tutte le musiche. La song in questione si rifà a Il Signore di Baux che Branduardi includeva in Cogli la Prima Mela del ‘79. La versione qui presente è ovviamente stravolta sotto la lente di ingrandimento metal del combo torinese; penso che Pons d’Arles, capostipite della dinastia dei Baux non dormirà certo sonni tranquilli!!! L'energica Children of the Gods, punteggiata dal violino e da possenti cori maschi, mantiene alto il livello qualitativo di tutto il lavoro e, senza soluzione di continuità, si passa a The Little Diviner che segue in egual misura la traccia-guida precedente; energica e possente. La conclusiva Between the Temple's Wall mette il sigillo su un lavoro di ricerca e di sonorità sicuramente ben fatto, nonché coinvolgente. Non esattamente un'opera da inquadrare nel filone metal, ma sicuramente un lavoro molto interessante e ricercato per quanto riguarda l'aspetto filologico della musica. Ottimi musicisti, anche quelli meno appariscenti come basso e batteria che, comunque, sorreggono alla perfezione tutto l'impasto armonico, ottime le esecutrici delle parti di piano e di violino, mai invadenti e sempre con la nota giusta al momento giusto, grandi le sognanti composizioni che condurranno ancora più “avanti” il sestetto della Mole. Un plauso alla pervicacia del gruppo nel supportare sonorità e tematiche non certo mainstream, sicuri che alla media distanza i loro sforzi saranno ripagati... E poi hanno fatto un patto con quel “diavolo” di Aleister Crowley vendendosi magari anche l'anima. Vi aspetterà puntuale sulle sponde dell'Averno per traghettarvi nell'Ade... Auguri!

Rating: 7,5/10


Mondo Metal

Year
December 2011
Reviewer
Marcello Ferrau
Provenance
Italy

I MaterDea nascono dall'incontro e dalla collaborazione di due musicisti, Simon Papa e Marco Strega, voce e chitarre di questo progetto rock fortemente influenzato dalle magiche sonorità celtiche. Oggi mi trovo a parlarvi di "Satyricon", il nuovo album contenente 10 brani e uscito per la "Midsummer's Eve". Dopo un intro discorsivo, è l'affascinante suono del violino a dare il via alla titletrack "Satyricon", in un folkeggiante giro accattivante, melodico e allo stesso tempo irrobustito dalle chitarre elettriche di Marco Strega. I riff della chitarra elettrica si alternano ai delicati arpeggi dell'acustica, che accompagnano la dolce voce di Simon Papa, spesso affiancata dalla voce di Elena Crolle. Non mancano assoli e preziose armonizzazioni nel riffing di Marco, che viaggiano molto vicini al confine rock/metal. La traccia si attesta su un piacevole mid-tempo che improvvisamente accelera sul finale. La malinconica "Lady of Inverness" è aperta dalle note del piano a cui si affianca un ispirato assolo di chitarra. Le strofe si srotolano dolci sul suono dell'acustica, affluendo su un refrain evocativo e trascinante. Incisivi i cambi di tempo nell'alternarsi di assoli tra gli archi di Elisabetta Bosio e la chitarra. In generale, risulta davvero buono il lavoro svolto dal comparto ritmico, con Max Gordiani alla batteria che dosa sapientemente l'uso della doppia-cassa e gioca fluido sulle rullate, e il basso di Morgan Devirgilis che dà corpo alle strutture dei brani. Chiusura affidata al pianoforte. La forte vena folkeggiante dei MaterDea prende pieno corpo in "The Green Man", brano assolutamente accattivante e trascinante. Molto belli i cori che creano lo stacco dando il La al ritornello. Verso metà traccia si rallenta, lasciando spazio al magico suono degli archi, che più avanti duettano con la chitarra di Marco. Dopodiché il brano riprende la sua vivace danza giungendo al termine. "Benandantes, Malandantes" è introdotto da un canto corale di voci femminili. La traccia presenta atmosfere cupe e una notevole varietà di ritmi e tempi. Si passa infatti da trascinati mid-tempos a tempi più o meno sostenuti, e da sezioni acustiche ad altre dal riffing corposo. Davvero ben strutturata, i MaterDea si dimostrano ottimi musicisti e capaci compositori. Molto bella e dolce, e colma di tristezza, è "Awareness". È il piano a creare la struttura di questo brano, accompagnato da un reparto ritmico, che non si fa mai invadente, e dai delicati suoni del violino. A sprazzi si sente in sottofondo la chitarra acustica, e più spesso esplodono le sonorità dell'elettrica, rendendo l'atmosfera ancora più struggente (molto belli e ispirati gli assoli). Sempre deliziose ed espressive le linee vocali di Simon. Ritornano prepotenti e trascinanti, in "Broomoon", le sonorità folk. Traccia che mi richiama alla mente le movimentate danze attorno al fuoco, in cerchio sotto la luna, a ballare fino a cadere sfiniti. Un accattivante rock cadenzato è il "cemento" di "Castle of Baux". Potente il suono delle chitarre, e bello corposo è quello del basso. Non manca comunque la componente folk, grazie alle affascinanti orchestrazioni ordite dai MaterDea. Atmosfere solenni ed epiche impregnano "Children of the Gods". Una traccia potente, dal forte carisma e impatto sonoro. Ben riuscito anche il contrasto tra le decise linee vocali femminili e i bruschi cori maschili. Grande energia. "The Little Diviner" mantiene alto il livello dell'album, e conferma le grandi capacità compositive dei MaterDea, nonché le ottime capacità tecniche. Traccia molto evocativa e dalle atmosfere fortemente suggestive. La conclusione di questo album è affidata a "Between the Temple's Walls", in cui ritornano a emozionare la chitarra acustica e il piano. Da segnalare un suggestivo dialogo che porta a conclusione la traccia. Ottimo lavoro, sognanti atmosfere, un rock potente e trascinante e storie fantastiche raccontate a suon di ottima musica. Non lasciatevelo scappare!


Skull Review

Year
December 2011
Reviewer
Skull Review
Provenance
Brasile

Che album perfetto! La miscela di diversi strumenti come flauto, violino e chitarra, amalgamati ai suoni della natura e la voce di Simon Papa riesce a trasmettere un mix di emozioni ed una rilassatezza toccante. Seguendo un target Goth, Hard, Prog e Celtic, i MaterDea propongono un suono impeccabile permeato da virtuosismi, diverse innovazioni sonore presenti tipiche dei "Blackmore´s Night", band che potete prendere come esempio per il confronto con il suono dei nostri MaterDea. Oltre alla bella voce di Simon Papa, che riesce ad ipnotizzare chiunque, è importante evidenziare il chitarrista Marco Strega, che riesce a trasmettere tanta emozione in ciò che fa, sposando perfettamente il suono della sua chitarra con la splendida voce di Simon. In realtà, Strega canta anche in alcune composizioni e lo fa molto bene, così come nel bellissimo duetto in "Between the Temple's Walls" Ad ogni modo, questo album è incredibile ed è consigliato ai fans dei "Blackmore´s Night" o "Loreena McKennitt"! Scaricate le tensioni, spegnete le luci di casa ed entrate nel mondo incantato che questo album creerà! In evidenza: "Satyricon", "Benandantes, Malandantes" e "Between the Temple's Walls.


Elegia Em Canto

Year
December 2011
Reviewer
Elegia
Provenance
Brasile

Tai uma banda que me cativou. Seguindo um formato gothic simples com influencias de Hard Rock e Prog, eles deixam com que o fan fique alucinado. A forma como passam desde o simples hard rock até mesmo o Folk é uma forma divina, a voz de Simon papa (nome de homem mas é uma mulher com este nome) fica interessante. Em questão de bateria e guitarra não há inovações, o ritmo é conhecido e a cozinha faz todo trabalho como deve e claro, Elisabetta Bosio manda bem no violino e na viola. Uma excelente banda...


Raven Heart

Year
Febbraio 2011
Reviewer
Ravenheart (Phil)
Provenance
Norvegia

MaterDea are a brand new Italian folk rock group founded by guitarist Marco Strega and vocalist Simon Papa. When researching the band I was struck with the quality of their website, one of the most attractive and informative I have ever come across, especially from an independent group. Added to that their video for 'Another Trip To Skye' (on Female Voices Blog) is more like a feature film than a band promo, so I was already more than impressed by the the time I sat down to listen to the CD. I wish more bands would put as much effort into their presentation, it makes a massive difference to people's perception of their professionalism. Mater Dea is Latin for Mother Goddess, and the whole album is inspired by the Earth Mother. Their music lies somewhere between Horslips folk rock and Lyriel folk metal, creating Celtic songs that are magical, haunting and beautiful, but with injections of power and oomph. Added to that Marco isn't afraid to really let rip and Simon has a voice that veers away from the traditional folk style, it is no surprise that she has sung jazz, Latin, dance and pop in her professional career, with over 20 recording credits to her name. The album is equally divided between alternating mellower and meatier tracks all featuring the full rock band which includes Titti on keys/vocals and Francesca on fiddle. Faves include the symphonic rock/metal title track 'Below the Mists, Above the Brambles'; sublime ballads 'Fairy of the Moor' and Mater Dea'; swinging rockers 'An Elder Flute' and 'The Silvery Leaf'; and the gorgeous rock duet 'In The Storytellers Wardrobe'. Also there is a super catchy version of Loreena McKinnett's 'Mummers Dance', and John Whelan's 'Another Trip to Skye' features the famous accordionist, with lyrics written by Marco and Simon. It was all lovingly and beautifully recorded in Marco's house in the woods. This is an album that will appeal equally to folk, melodic and symphonic rock/metal fans.

Vote: a magical 8.75/10


Merlin Prog

Year
December 2009
Reviewer
Merlinprog
Provenance
Norvegia

MaterDea betyr gudinne på norsk, og bandet er mye tuftet på samarbeidet mellom Simon Papa and Marco Strega. Et samarbeid hvor åndelighet og dyktig musikalsk håndverk sammen med en frisk og freidig ”pagan” musikk er våpen som gir en fin kontroll på en ofte finurlig og original musikk. Lyrikken har ærbødighet for moder jord, og emner som angår livene våre og den alltid tidløse kjærligheten. Papa og Strega kommer fra nokså forskjellige musikalske bakgrunner, men har et felles referansepunkt idet begge har stor sans for keltisk musikk og dennes drømmende skjønnhet og ofte så vakre og vare stemninger. Musikken er pent variert, og hver låt lever sitt eget liv og forteller sin egen historie i samsvar med og som ypperlig tonfølge til lyrikken. Lytteren får ferdig servert lydlandskap som er velegnet til å avlede diverse scenarioer som omhandler en moder jord kultus. Harmoniene på denne skiva er som oftest kledelig raffinerte og arrangementene til Marco Strega tilfører musikken ytterlige farger og kontraster. En sitter med inntrykket av at Materdea har full kontroll på både musikk og lyrikk, og definitivt vet hvor de vil hen, og slikt gir en essens og fremdrift som er meget fin og velfungerende. Musikeren blander også det kommersielt tilgjengelige med det særegen og eksperimentell og i sum er dette virkelig musikk som smyger seg smektende inn på lytteren. Selve arnestedet for utmeislingen av denne skiva var Marco Stega sitt studio, som faktisk ligger i svært pittoreske og landlige og virkelig naturskjønne omgivelser. Det er derfor en kunnskapsbasert antakelse at dette miljøet var en viktig inspirasjon og har gitt store bidrag til at ”Below The Mist, Above The Brambles” er blitt slike en fabelaktig stemningsfullt sett vellykket skive. Faktum er at skiva avleirer en fordringsfull, spennende og spesiell stemning som er hva vi kan definere som ubetalelig! Ubetalelig er også låten “ The Enchanted Oak” som begynner med vakker fuglekvitter, men som utover konverter til mye røffere musikk og med en, fylde, kraft og dynamikk som er grådig bra. ”An Elder Flute” har flott gitarsoloer fra Marco Strega som virkelig leverer mye snadder fra sine kjære gitarer. På ”Another Trip To Skye” er det følelser i fritt svev på en låt som opprinnelig er skrevet av John Whelan. Låtene er noe omarrangert av Marco Strega, og opphavsmannen er invitert til å spille trekkspill på låten, og at han stiller opp er jo en fantastisk hyllest til en fantastisk låt. ”Below The Mist, Above The Brambles” er faktisk noe så sjeldent som ei uendelig vakker skive, og en skal være totalt ignorant om en ikke lar seg rive med av musikken. En musikk som er svært for å la lytteren tre inn i et modus av pur henrykkelse, og som også lett vil hensette lytteren i en meget avslappet og avspent tilstand. De som vil ha stemningsfull og vakker musikk som også har rikelig med essens, fylde og kraft må skaffe seg denne. Anbefales til tusen!


Celtic Music Magazine

Year
Gennaio 2011
Reviewer
Floyd Brigdon
Provenance
U.S.A.

“Below the mists, above the brambles” is the first CD from MaterDea, a duo based out of Turin, Italy. The CD is a wonderful blend of classical styled melodies mixed liberally with pulse-pounding rock rhythms that move the songs along. The two main members of the band, Simon Papa and Marco Strega, are joined by a small ensemble of other musicians who really add a depth to the music that the CD presents. Tales of forlorn love and of fae abound in this CD and the stories that are told help move the listener from this world into the enchanted world that the songs create and, at first listen, these images and stories that are painted in the listener’s imagination are what will attract lovers of Celtic music to this CD. A more careful examination of the songs will reveal that there is much more than just this to recommend this CD, however. For lovers of traditional Celtic, there are the songs “Another Trip to Skye” (a waltz written by accordionist John Whelan, who plays on the CD) and “The Mummer’s Dance” (a cover of a Loreena McKinnett song). Also, no matter what style of music you are most accustomed to, you can’t help but appreciate the arrangements that this CD presents. Papa and Strega blend very disparate styles of music virtually seamlessly on this CD in just about every song. Of all of the songs on the CD, “The Elder Flute” and “Another Trip to Skye” affected me the most, but I think that the tune that interested me the most was MaterDea’s acoustic version of their namesake song, “Mater Dea”. The full version presented early in the CD is a dense and captivating epic and getting to hear the stripped down version of it was a lesson in how different the same song can sound in differing arrangements. Overall, “Below the mists, above the brambles” is an impressive debut CD that suggests a bright future for MaterDea. I look forward to hearing more from this group.


Artists and Bands

Year
December 2010
Reviewer
Richard Milella
Provenance
Italy

Lavoro di difficile collocazione e valutazione questo debutto dei torinesi MaterDea sulla lunga distanza poiché stilisticamente molto sfaccettato, complesso, in bilico tra modernità e sperimentazione melodica comunque molto legato al passato medieval-rinascimentale, a certe culture nordico-celtiche da cui però il risultato finale prende le dovute distanze. Comiciamo col dire che i due principali responsabili del work in progress cioè Marco Strega, chitarrista e compositore e Simon Papa, autrice e cantante, sono quanto di più agli antipodi tra di loro si possa trovare. Rocker d'annata e compositore “demenziale” di successo l'uno, anima latina e “wandering hippy” del teatro l'altra si incontrano per uno strano disegno della sorte e danno vita un proposito che non ha niente né di uno né dell'altro. Siamo dalle parti Candice Night, degli Amazing Blondel di antica memoria e sopratutto, qui la pregevolezza del progetto, ci troviamo di fronte al naturale prosieguo del lavoro cominciato molti e molti decenni fa da Paul Buckmaster e Paul Minns quando, alla guida dei Third Ear Band riempivano con le loro oscure storie, le volte, i merli, le torri e i cortili di austeri manieri con l'innocente ma ipnotica Fleance e del loro capolavoro MacBeth. E' da qui infatti che parte la costruzione delle trame dei MaterDea, già Below the Mists, Above the Brambles ricalca palesemente quelle atmosfere anche se più modernizzate ed elettriche a cui Fairy of the Moor e Another Trip to Skye fanno degno seguito con il supporto dei violini di Francesca Pollano e melodie che ci riportano alla corte dei Clannad. La naturale attitudine rock di Marco si fà pesantemente sentire nel finale di quest'ultima decorata com'è dal pregevole assolo del chitarrista. Parole antiche e brezze d'Aprile sono il viaggio di An Elder Flut molto descrittiva e con un crescendo via via ammaliante. MaterDea, l'omonimo brano ha una costruzione molto esoterica, intima, misteriosa; un piano minimalista e leggeri contrappunti di violino danno al brano un fascino enigmatico; splendida. E se Mummers' Dance fa propria l'immagine di sordidi vicoli e piazzette nascoste dove tagliagole e saltimbanchi la fanno da padrone, ecco arrivare il cantastorie con In the Storyteller’s Wardrobe dove il violino dell'ospite Enea Berardo rende l'atmosfera mistica quasi religiosa. Chiari legami e ricorsi alla natura e ai suoi eventi ciclici sono The Silvery Leaf dall'incalzante progressione ritmica e la seguente e breve Breath of the Ocean così intrisa di atmosfere impressionistiche e di delicate impalcature armoniche: un quadro d'autore. Con The Enchanted Oak siamo dalle parti della più classica letteratura progressive con ambientazioni bucoliche, atmosfere pittoriche, cavalcate poderose di batteria e le chitarre pur se grintose, sostengono il delicato canto di Simon che, ricordiamolo, è anche autrice di tutti I testi pertanto interpreta in maniera personalissima le sue storie di terra, di acqua, di vento e di fuoco. Chiude una rivisitazione della title track MaterDea (acustic version) che non fatichiamo a inserire come gioiello della musica internazionale se solo se l'avesse interpretato Enja o Moya Brennan o, meglio ancora, Karan Casey. Il denominatore comune di questo progetto, oltre alle ambientazioni musicali in cui la voce ispirata ed espressiva di Simon si sovrappone alle possenti ed eleganti chitarre di Marco, sono i testi, in cui elementi naturali, creature meravigliose e storie fantastiche concorrono nel trascinare l’ascoltatore in una dimensione surreale che lo porta a contatto con l’antico culto della Grande Madre. Un'operazione "colta" più di quanto si aspettasse da questi nuovi MaterDea. La Third Ear Band e certe formazioni “barde” dei primi anni “70 sposavano in maniera del tutto acustica le tecniche ripetitive della scuola celtico-medievale, il procedimento altrettanto magnetico dei raga, le prassi orientali della meditazione trascendentale e del relax interiore; questi torinesi con l'anima fortemente irlandese invece trascrivono in maniera più moderna e aggiornata, con competenza e preparazione i canti dei troubadors, di Merlino, di Pendragon e Morgana, la Regum Britanniae, le gesta di King Arthur, dei suoi Braves e delle sue genti fino ad arrivare a Stonehenge. Un piccolo gioiello.

Rating: 75/100


Oltre il Rocciamelone

Year
Maggio 2010
Reviewer
Oltre Rocciamelone
Provenance
Italy

MaterDea è una band torinese che suona “rock celtico”. Composta da sei membri, è stata fondata pochi anni fa da Marco Strega, chitarrista rock, e da Simon Papa, cantante che viene dalla musica brasiliana d’autore. Marco e Simon si sono incontrati mentre lavoravano alla produzione di una colonna sonora e, pur avendo background tanto diversi, si sono uniti in nome di un progetto comune che oggi sta riscuotendo successo sia in rete, sia nel mondo musicale piemontese, sia all’estero. Marco spiega a OltreRocciamelone: “La nostra musica ha due matrici. La prima è la musica celtica e la seconda è il rock. Nelle nostre canzoni si trovano le ritmiche forti del rock progressive, del rock “tosto” anni 70-80. L’idea è quella di miscelare questi ritmi forti del rock con la voce angelica di Simon”. “Abbiamo cominciato a fare musica celtica quasi senza saperlo” aggiunge Simon “Abbiamo scritto dei testi, che sono risultati essere molto vicini alla cultura celtica”. I testi delle loro canzoni, infatti, sono popolati da creature meravigliose, fate e fauni che ricordano la mitologia celtica. Un’altra protagonista della musica dei Mater Dea è una natura viva, vibrante e arcadica, evocata dalle parole, dal rumore della pioggia, dalle atmosfere sognanti di canzoni che alludono ad un rapporto più vicino, schietto e diretto con una Madre Terra minacciata dal mondo di oggi. Ciò si ricollega al nome del gruppo, che richiama l’antico culto della Grande Madre. Secondo molte teorie, in un tempo lontano, preistorico, prosperava nel mondo un culto dedicato a una divinità femminile. In quei tempi non c’era discriminazione di genere o di razza. Uomini, donne e popoli vivevano in pace, a contatto con la natura, e non conoscevano la guerra. Ogni individuo viveva in un tutto armonico, ognuno era uno, ma era anche parte di un tutto, e il tutto era più della semplice somma delle sue parti. [Per approfondire, alcune letture: Riane Eisler, Il calice e la spada; Frank Capra, Il punto di svolta]. Il gruppo si ispira proprio a questo punto di vista, che si può definire olistico. E’ da poco uscito il primo album dei Mater Dea, “Below the Mists, Above the Brambles”. La dolcezza della musica celtica, l’atmosfera circonfusa dalla delicatezza vibrante del violino e la forza del rock, della chitarra acustica e della batteria si uniscono per dare vita a danze mitologiche, invocazioni, sogni, sentimenti. Una musica da ascoltare ad occhi chiusi, per un viaggio in un mondo antico e moderno allo stesso tempo, un mondo fantastico, il sogno di quello che avrebbe potuto essere ma che forse, un giorno, sarà...


Informazione Metal

Year
June 2010
Reviewer
Maurizio Mazzarella
Provenance
Italy

Detto con estrema franchezza, quando un album è molto bello, puoi scrivere fiumi di parole per descriverlo, oppure essere chiaro e determinato e quindi dire semplicemente che è meraviglioso. Nel secondo caso però, non si renderebbe il giusto onore al talento di un gruppo in possesso di un notevole spessore artistico. Siamo nel caso dei MaterDea, gruppo orgogliosamente italiano, che sforna questo pregevole "Below The Mists. Above The Brambles". La band nasce dal connubio tra la bravissima cantante Simon Papa ed il talentuoso chitarrista Marco Strega, una coppia che dimostra con questo disco di essere capace di creare un'alchimia musicale davvero efficace. Senza fare troppi e tortuosi giri di parole, possiamo serenamente affermare che "Below The Mists. Above The Brambles" è un disco da estasi, che ti lascia a bocca aperta. Nel complesso la band nostrana si assesta su sonorità folk e celtiche, a volte anche medioevali ed irlandesi, un po' nello stile dei Blackmore's Night, ma a prescindere da questo, ci troviamo di fronte ad una band capace di esprimere una fortissima personalità, in possesso a sua volta di una identità molto precisa. La componente metal per essere chiari è molto limitata, ma al centro di tutto ci sono la splendida voce di Simon Papa e la meravigliosa chitarra di Marco Strega, un connubio, lo diciamo ancora e non ci stancheremo mai di farlo, davvero da pelle d'oca. Il disco è intenso ed ispirato ed è in possesso di trame poetiche ed armoniose. Le canzoni di "Below The Mists. Above The Brambles" sono capaci di avvolgerti ed appassionarti e dimostrano a sua volta di essere in possesso di una forte componente coinvolgente. Buona anche la produzione, sintomo che ogni cosa per questo disco è stata curata anche nel più piccolo dei dettagli. Poche parole, fate vostro questo disco bellissimo!

Rating: 8/10


Pagan Poet

Year
Febbraio - 2009
Reviewer
Whitedog
Provenance
U.S.A.

When Simon Papa and Marco Strega made music in the fall of 2008 something magical happened..great “pagan” music!..Actually, a mystical retelling of the genre as it were. With heartfelt lyrics pulsing from Simon’s compelling voice straight through a myriad of newborn melodies, sound-scapes new and old..textures pumped electric, alive! and all intelligently laced around solid rhythmic journeys and haunting solo passages, the ensemble that is Mater Dea, simply… rocks!


Metal Maniac

Year
Maggio - 2010
Reviewer
Enrico De Paola
Provenance
Italy

Debutto davvero da capogiro quello dei MaterDea, ensamble alla cui guida troviamo due artisti che, in prima battuta, ci sembravano quasi agli antipodi dal punto di vista stilistico. Chi l'avrebbe mai detto che un tale Marco Strega, rinomato soprattutto per l'attività svolta in forza alle demenziali Trombe di Falloppio, nonchè chitarrista e rocker da sempre, avrebbe potuto incontrare sul suo cammino Simon Papa? Accade l'imprevedibile. E fortunatamente il risultato è a dir poco esplosivo e coinvolgente. Ci ritroviamo così inaspettatamente proiettati in un mondo incantato dove Madre Natura sembra voler dettare le sue leggi, avvolti da una musica dai tratti ora celtici, ora rock, coadiuvata da pianoforte, violini e suadenti female vocals. Altro che i deludenti Blackmore's Night degli ultimi tempi. Loreena McKennitt (citata anche nella cover "The Mummer's Dance"), Jethro Tull e soprattutto musica celtica, hanno qui il sopravvento.

Rating: 75/100


IRFC

Year
Gennaio - 2010
Reviewer
Seán Owens
Provenance
U.S.A.

Imagine a symphony of sounds that stirs the soul, and, you will begin to understand the power of MaterDea's release "Above the Mists, Below the Brambles". 
From the first track to the last, this CD lifts you up in spirit and song like none I have heard in many years! The haunting and lovely sounds of Simon Papa's voice, combined with Marco Strega's incredible guitar work, constantly raise your emotions from one song to the next. 
The arrangements, both vocal and music, are flawless. "Above the Mists, Below the Brambles" is not just a Celtic CD... it is a Celtic Rock opera!


Pagan Radio Network

Year
Gennaio - 2009
Reviewer
Celtic Witch
Provenance
U.S.A.

MaterDea: Spotlight artist 2010 on Pagan Radio Network.

After listening to the new release of MaterDea‘s “Below the Mists, Above the Brambles”, I felt very relaxed and calm. I loved the mixture of different instruments, nature sounds, and beautiful vocal scores. The emotion and the music intertwine to put the body in a relaxing state and washes over the listener. The way the artists represent the elements and nature in their music is intoxicating. The combination of Simon Papa and Marco Strega’s voices are very soothing. This used with the music and the background singing strings together a full bodied mixture of relaxation and tranquility. I enjoyed how I felt at one with the songs and the nature being portrayed within the music. The sound of rain softly started the album in the beginning of the first track “Below the Mists, Above the Brambles” and weaved itself through the next song, tying all the album together.Track three “Another Trip to Skye” and track four “An Elder Flute” were a delight. I enjoyed the guitar solos and the edgier sounds of both songs. My favorite track, though, would have to be track ten, “The Enchanted Oak”, when the rain made way for the birds in the background of the intro. Then the building power of the instruments is so dynamic and continues to pull the listener into the song.With every song on the album you are invited into the colorful world the group paints with the music. They sing of the Earth, Elements and Deities in a strong harmonious way that touches the heart of the listener.My only complaint was that in some parts of the album, the volume levels seemed to be a bit off-balance. For example, there were a couple parts where the vocals were much louder than the music and others where the vocals were much softer. But these minor issues were not enough to keep me from buying or recommending the album. For the most part, the album reminds me of a nature-based, soothing version of the pop band Evenessence. I was impressed when I did an internet search for MaterDea to find that Simon Papa and Marco Strega haven’t known each other long. I was surprised because their music sounds like a pair of musicians that have played together for decades instead of just a couple of years. They convey a level of comfort with each other that few bands and musicians ever reach. For this to be their first album together is a grand thing. I cannot wait to see and hear how the band grows and changes together. I look forward to more music from MaterDea! I enjoyed the album so much that I when I did an internet search for information about them, I sent a friends request to them on MySpace to be able to keep up with news about their musical efforts. This album and band is a definite “must listen” and I hope to see them as a top group in 2010.

Rating: 5 / 5 pentagrams


Folkowa

Year
Marzo - 2010
Reviewer
Rafał Chojnacki
Provenance
Polonia

Włoski projekt MaterDea, to przede wszystkim dwie osoby, plus zaproszeni muzycy. Simon Papa i Marco Strega, to trzon tej grupy. na płycie grają z nimi m.in. Enrico Mariuzzo, Francesca Pollano, Titti Cappellino i Luca Caracciolo. Dzikie nim muzyka w niektórych momentach nabiera folk-rockowego rozmachu. Bez względu na to czy wykonują swoje pogańsko-celtyckie kompozycje, czy sięgają po słynny "The Mummers' Dance" Loreeny McKennitt, są bardzo dobrze brzmiącą grupą. Mimo, że obok ostrych gitarowych solówek pojawiają eis delikatne, eteryczne ballady rodem z krain zamieszkanych przez Enyę, to całość sprawia wrażenie bardzo spójnej. Jak już mimochodem wspomniałem zespół MaterDea należy do nurtu pogańskiego w muzyce celtyckiej. W odróżnieniu od wielu innych zespołów, które przedkładają klimat nad umiejętności instrumentalistów, członkom zespołu trudno odmówić zawodowego brzmienia. Pewnie dlatego płyta ta ma szanse również u rockowej publiczności. Miłośnikom folku może się wydać się ciekawostką informacja, że w utworze "Another trip to Skye" zagrał na akordeonie sam John Whelan.


Chicago Pagan Pride

Year
Novembre - 2009
Reviewer
Dee
Provenance
U.S.A.

Mater Dea is an up and coming pagan musical group from Italy. They submitted this article and Dee from Pagan FM was kind enough to translate it for us. Mater Dea was born when two musicians, Simon Papa and Marco Strega, engaged in a remarkable collaboration. Coming from very different musical traditions, they nevertheless share a common passion for the dreamy, haunting and rarified ambience of Celtic music. The common denominator in this project, besides the musical ambiance, is the lyrics in which natural elements, marvellous creatures, and fantasy compete to draw the listener into a surreal dimension, which brings one into contact with the ancient cult of the Great Mother. In this, their first album, Simon and Marco collaborated closely. Each song was inspired by the sophisticated harmonies and arrangements that Marco created which permitted Simon to unleash her imagination, finally allowing her to unite it with a new creation. The two musicians were often together in Marcos' studio, in a beautiful little house in the country nestled among magnificent trees, to decide which was the best direction to take on a particular melody, and ended up recording the entire album there. The recording of this album took place from November 2008 until October of 2009. Each track was recorded after the finalization of the composition. One at a time, every one took on aspects of daily life, of the seasons with their colors and scents, and of the goings-on that occurred in the personal lives of the two musicians during this entire period. Perhaps because of this, the album manages to convey a particular feeling to the listener; the entire album embodies the experience of discovery as both musicians, together, began to discover little by little the magnificence of that which they were bringing forth from themselves. The first piece written “Mater Dea” is indeed the mother of the album. It was originally to be used as the soundtrack for a short film, but instead made it possible for Simon and Marco to decide that would be worth getting together to make an actual album. In Mater Dea, the fluidly changing melody immediately captures the listener The second composition, named “Fairy of the Moor”, was so deeply moving and penetrating that the enthusiasm of the two musicians was rekindled. Then, The Enchanted Oak came along, a piece with a very dreamy feel to the melody, which becomes ever more powerful and with lyrics that follow the ever changing dreamlike musical arrangement perfectly Simon and Marco then thought to pay homage to a great Celtic musician, Loreena McKennitt, reinterpreting in rock her famous piece, “The Mummer’s Dance”. Another winning idea has also been to write original lyrics for a beautiful John Whelan melody entitled, “Trip to Skye”. This resulted in another emotionally impacting piece, which added to a new powerful harmonic part created by Marco, and which emphasized the already magical atmosphere of John’s melody. Subsequently the desire was born to contact John to invite him to add his virtuoso accordion skills in the recording, which he was most pleased to do and graciously agreed to the recording of Mater Dea. It was in this moment of great joy for Marco and Simon that they found the opportunity to establish a relationship of friendship and mutual respect with this personality who is a Celtic instrumental music icon. A few pieces then came to life as a result of themes suggested in a very informal manner by Marco and Simon, which is what happened in “The Silvery Leaf”, where from the theme of autumn leaves was born a powerful ballad with a folk flavor, always with the engaging presence of Marco’s energetic guitar. The lyrics tell the story of a leaf with silvery veins which comprise a map enabling a woman to find her lost love. “An Elder Flute” is one of the pieces which express the strong rock influence of the project, and is inspired by the mythological figure of Pan, imparting a very sensual feel to the listener. “An Elder Flute”, together with ”In the Storyteller’s Wardrobe”, was truly written by both musicians, and in both pieces, one can delight in the wonderful harmony of Marco and Simon, blending perfectly in a duet. Another composition where their combined voices produce an intense atmosphere due to the hauntingly beautiful arrangement and the amazing harmonic and melodic concept is “Breath of the Ocean”, written on the fly and which is meant to be heard all at once while one is captivated by its intensity. Finally, the piece “Below the Mist, Above the Brambles” was born magically from its own title and has become one of the most interesting pieces of the whole album, as its structure based on a very sweet opening stanza, an explosive middle part, and a chorus which remains quite impressive. The album “Below the Mists, Above the Brambles” was produced by MaterDea together with Capogiro Records, and will be available for release by December 21, 2009. It is a tireless journey, a dive into the world of fantasy and imagination in which one can find all the ingredients to be able to dream and fly high!




LIVE REPORTS


Warning Rock

Show
Circolo Colony (BS)
Year/Mese
Febbraio 2014
Reviewer
Carlo Leonangeli
Provenance
Italy

Dopo gli Artaius, purtroppo a causa di problemi tecnici (causando un’ora di ritardo) si presentano sul palco i Torinesi Mater Dea portatori fieri del Goth metal made in Italy. La band che ormai più vantare anni e anni di esperienza e svariati album in studio, non fa altro che proporre il loro materiale nel migliore dei modi. Il sestetto quindi parte senza ulteriori indugi con “Beyond the Painting” e “Tàlagor of the Storms” mettendo subito in luce le abilità tecniche della front-woman Simon. Messo da parte un attimo un po’ di nervosismo causato dal ritardo, sul palco suonano perfettamente, sempre sorridenti e allegri scherzando qua e là col pubblico. Vengono raggiunti anche verso metà spettacolo dal cantante dei Furor Gallico per duettare e scaldare ancora di più le prime file. Il concerto si mantiene su sonorità classiche del genere, proseguendo con brani come “Satyricon”, The Green Man” o “Children of the Gods”. Il concerto quindi si chiude poco dopo lasciando spazio ai più amati del Folk italiano, il pubblico si fa sentire caldo e partecipe quindi si sta dimostrano un perfetto sabato sera.


Tempi Dispari

Show
Escape to Paradise (Va)
Year/Mese
Aprile 2014
Reviewer
Caterina Zarpellon
Provenance
Italy

Dopo i Tethra ecco poi i Materdea, band folk pagan metal di Torino, che presenta in anteprima il nuovo album “A rose to Egeria” in uscita il 1 maggio. Combo di gran prestigio in ambiente folk, ha partecipato a Festival quali i Pipes And Drums Celtic Festival di Ginevra, il Fosch Fest e Beltane Festival in Italy. Al centro della scena, l’evanescente Simon Papa che rapisce con la sua voce melodiosa, accompagnata dal nostalgico suono del violino di Elisabetta Bosio e dalle celestiali note sprigionate dalle tastiere di Elena Crolle. Come in natura c’è una delicata parte femminile completata da una maschile più forte ed incisiva, anche nei MaterDea è così. Marco Strega, compositore e chitarrista, Morgan De Virgilis, basso e Cosimo De Nola, batteria, sono una solida base portante, tipicamente metal. Questo riuscito connubio, raffinato e ammaliante, trasporta i presenti in un viaggio senza tempo, dove regnano la pace e l’armonia della “MaterDea“. Concludono la loro esibizione tra gli applausi e la soddisfazione dei presenti. Grande performance!


GM Drum School

Show
Hiroshima Mon Amour (To)
Year/Mese
Febbraio 2014
Reviewer
Enrico Campo
Provenance
Italy

Serata memorabile. La presentazione dell’ultimo album dei MaterDea ha letteralmente riempito l’Hiroshima di Torino. Un concerto di quelli che fa capire che anche in Italy esistono gruppi che niente hanno da invidiare a band estere già affermate. Affiancate a canzoni già ben note ai fan e cantate sotto il palco, i MaterDea hanno eseguito per la prima volta dal vivo i loro nuovi brani presenti nel loro nuovo CD “A Rose for Egeria” dove appare subito evidente la scelta di “contaminare” le loro tipiche sonorità, con arrangiamenti decisamente più “metal”. Perfettamente a suo agio il nuovo batterista Cosimo De Nola recentemente unitosi al gruppo, mostrando un alto livello tecnico abbinato ad un groove potente, mai in calo per tutta la serata. Le bellissime melodie espresse dal violino di Elisabetta Bosio dimostrano che anche gli strumenti “inusuali” in questo genere musicale, se suonati da grandi musicisti risultano, oserei dire geniali. Impeccabile esibizione anche per Elena Crolle alle tastiere, oltre al grande merito di aver tenuto alto il livello di esecuzione canora di tutta la serata con la sua meravigliosa voce. L’ottimo suono di un gruppo spesso dipende dalla precisione e la personalità del bassista, doti che sicuramente non mancano a Morgan De Virgilis oltre ad una grande padronanza del palco. Assoli puliti, mai una nota fuori posto, ritmiche con dinamiche sempre al posto giusto. Questo e quello che ha fatto sentire il nostro direttore dei Corsi Marco Strega alla chitarra assieme ad una voce sempre pronta nonostante la vitalità espressa sul palco. Le movenze eleganti e le interpretazioni impeccabili dei brani sono secondi solo alla stupenda voce di Simon Papa. L’espressione del suo volto durante tutta la serata esprimeva la sincera passione che Lei e i MaterDea hanno dimostrato di aver messo in questo stupendo Album.


Mondo Metal

Show
Hiroshima Mon Amour (To)
Year/Mese
Febbraio 2014
Reviewer
Rossana Giordano
Provenance
Italy

Palco popolato da strani personaggi, quello di Sabato 1 febbraio dello Hiroshima di Torino. Un concerto con un Sailor Moon alla chitarra, Super Mario al basso, Lanterna Verde alla batteria e Capitan Harlock alla voce... i Katzoni Animati presentano le sigle dei cartoni animati in chiave rock aprendo il concerto a un’elfa, una fata, un fauno, un mercante, un druido e una sacerdotessa: ecco l’attesissima presentazione del nuovo album “A Rose for Egeria”. I MaterDea in piedi sul bordo palco invitano il pubblico a seguire con il battito di mani il canto delle Dee Madri (Iside, Astarte, Diana, Ecate, Demetra, Kali e Inanna) che si eleva accompagnando così la loro entrata in scena in una suggestiva atmosfera magica. Nuovi costumi di scena, nuovo stile, nuovo album: insomma, i MaterDea crescono e lo fanno decisamente alla grande. Il concerto inizia con la nuovissima “Beyond the Painting”, la cui dama di nero vestita protagonista della canzone ci invita ad avvicinarci, rischiando di essere rapiti... sebbene ci abbia già rapito questo nuovo sound, ben diverso da quello dei primi due album che avevamo già tanto apprezzato. È la volta della potentissima “Tàlagor of the Storms”, che ci accompagna nella cavalcata di Tàlagor, spirito selvaggio, cavallo nero dalla criniera scintillante, signore delle Tempeste. Si ritorna alle ormai conosciute “Lady of Inverness” e a “Benandantes, Malandantes” dell’album “Satyricon”, intervallate dalla nuova “An Unexpected Guest”: l’incontro con questo strano raccontastorie, questo ospite inaspettato che ci regala la magia di un libro incantato. Si ritorna al nostro affezionato Pan in “Satyricon” e ad “Another Trip to Skye” degli album precedenti, lasciando spazio alle new entries: un altare di pietra si figura nella mente di noi ascoltatori, dando luogo a visioni magiche e a segreti nascosti in “Altars of Secrets”, e a “Whispers of the Great Mother”: l’invito ad ascoltare ogni respiro e ogni sussurro della Grande Madre. Si ritorna a “Broomoon”, a “Children of the Gods” e a “The Green Man”, i successi apprezzatissimi degli album precedenti, per poi dare di nuovo spazio alla nuova “Running All Night with the Wind”: la descrizione delle emozioni e delle sensazioni di una corsa notturna e della libertà nel vento. Ovviamente eccola, non poteva mancare lei: “A Rose for Egeria”, la title track dell’album, introdotta dalla possente voce di Ottavio Adriano Spinelli. Si conclude questo concerto da favola con la magia di “The Little Diviner”, canzone di "Satyricon". Al termine approfitto per chiedere qualche curiosità sul “disco di racconti”, come lo definisce la cantante, nonché autrice dei testi. Simon Papa e Marco Strega, fondatori della band, autori delle canzoni MaterDea, si dimostrano soddisfattissimi del live e soprattutto del numeroso pubblico che li ha accolti in questa serata: un genere non facile in Italy il loro, eppure lo Hiroshima si presenta praticamente gremito di gente trepidante di ascoltarli. Alla domanda "perché proprio “A Rose for Egeria” diventa il titolo dell’album?", Marco mi spiega il significato suo, personale, di questa offerta: un’offerta dedicata a Egeria, entità minore, vestale della dea Diana, la cui storia narra che alla morte dell’amato Numa Pompilio, la ninfa pianse, pianse e pianse ancora in un bosco, disturbando però le funzioni che si celebravano lì vicino, tanto da chiedere a Diana il suo aiuto. La Dea accolse la richiesta trasformando la ninfa in fonte. Una rosa, un’offerta simbolo di ringraziamento, in onore di tutto ciò che la band ha superato e che continua a superare con forza di volontà e passione per la musica, tanto da autofinanziarsi la produzione, il mastering e la stampa di questo nuovo album. Simon Papa, Marco Strega, Elena Crolle, Morgan de Virgilis, Elisabetta Bosio e la new entry Cosimo de Nola: ecco l’identità definitiva attuale dei MaterDea. Spiega Marco che questo album non sarebbe stato così se i membri della band fossero stati diversi, perché ognuno ha contribuito a mettere del suo e in ogni canzone c’è un po’ del loro stile, un po’ di loro. Insomma, quella di sabato è stata una serata incantevole dall’atmosfera magica, carica di energia e soddisfazione... e ora i MaterDea sperano di farsi conoscere sempre di più, non solo in Italy ma anche all’estero, aspettando magari etichette che possano aiutarli, negli occhi brillano umiltà, sogni e speranze. Auguriamo di cuore che questo nuovo cd, questa offerta simbolica sia gradita, e che vengano accolte le speranze di questi talentuosi e magici artisti.


Suoni Distorti Magazine

Show
Audiodrome (To)
Year/Mese
Novembre 2013
Reviewer
Federico Domenico Lemma
Provenance
Italy

Salgono sul palco i Materdea da Torino. Band attiva dal 2008 con due album all’attivo e uno in lavorazione, dimostrano anch’essi di avere un pubblico affezionato che oramai riempe quasi la totalità dell’Audiodrome.
Un epic metal condito dal violino di Elisabetta e dalle tastiere di Elena con la voce femminile di Simon. I torinesi sfornano una buona prova e si distinguono in particolare per una padronanza del palco da band veramente esperta, muovendosi, saltellando e cambiando posizione continuamente, in particolare Morgan (basso) e Marco (chitarra) dimostrano di avere una presenza scenica davvero sorprendente.
Annunciato infine il nuovo album, “A rose for Egeria”, in uscita al 2 febbraio 2014, da segnalare anche una bella cover del classico ‘Ballo in Fa Diesis minore’ di Branduardi.
E’ praticamente in perfetto orario che i MaterDea lasciano il palco fra gli applausi del pubblico.


True Metal

Show
Audiodrome (To)
Year/Mese
Novembre 2013
Reviewer
Daniele D'Adamo e Giacomo Cerutti
Provenance
Italy

Dopo la cannonata degli Ulvedhar gli animi si placano con l’arrivo della “Grande Madre”, ovvero la band più importante del suolo torinese, i grandiosi Mater Dea. Fondati nel 2008 da Simon Papa e Marco Strega, hanno all’attivo due album e il terzo in lavorazione, “A Rose For Egeria”, che uscirà nel 2014. Dal 2011 a oggi hanno percorso un’intensa attività live partecipando a numerosi festival tra i quali il Pipes And Drums Celtic Festival (Ginevra), Fosch Fest (BG), Beltane Festival (BI) e molti altri. Inoltre, con le celebri hit “Another Trip To Skye” e “Fairy Of The Moor” si sono piazzati ai primi posti delle programmazioni di molte radio podcast internazionali. Il locale è strapieno e alla loro comparsa si sollevano urla concitate e applausi. Inutile dire che si portano appresso una copiosa schiera di fan. Partendo con l’inedita “Beyond The Painting”, l’Audiodrome si immerge in un’atmosfera celtica. Il sound dei Materdea è molto curato tanto quanto i costumi di scena: una perfetta amalgama tra musica rock data dalle ritmiche di Marco Strega e le linee di basso di Morgan De Virgilis; fluidificate dalle melodie apportate dalla violinista Elisabetta Bosio ed Elena Crolle alle tastiere. Il tutto sotto la spinta di Cosimo de Nicola dietro le pelli. Tra i membri c’è una grande sinergia, e dinamismo con cambi di posizione e affiancamenti, ma senza dubbio la regina della scena è la vocalist Simon Papa, una presenza angelica nonostante l’abito dark, una bellissima voce melodica che ammalia e incanta con movenze sinuose e teatrali. Tra musica e parole c’è una perfetta alchimia che trasforma ogni canzone in un viaggio mistico, a volte più introspettivo e sognante oppure più fisicamente coinvolgente dove la parte rock ha la supremazia. Con “The Little Diviner” i Materdea concludono un’esibizione come sempre di alto livello ricevendo meritati applausi dagli amati fan e, sicuramente, gli apprezzamenti da chi li ha visti per la prima volta.

Setlist:
Beyond The Painting
The Green Man
Satirycon
Broomoon
Benandantes, Malandantes
A Rose For Egeria
The Little Diviner


100 Decibel

Show
Rock Inn Somma (Va)
Year/Mese
July 2013
Reviewer
Redazione
Provenance
Italy

Al calar della notte, l’atmosfera del Rock Inn Somma si fa magica e fiabesca sulle melodie ancestrali prodotte dalle tre bionde e incantevoli creature fatate Simon Papa (voce), Elisabetta Bosio (violino) ed Elena Crolle (pianoforte e testiere), accompagnate dai loro maturi rockers di razza Marco “Il fauno” Strega (voce e chitarra), Morgan De Virgilis (basso) e Cosimo De Nola (batteria). I torinesi MaterDea, nati dall’incontro e dalla fusione di due anime (quella della poliedrica cantante/autrice Simon e di Marco, al secolo Pavone, già fondatore della band rock-demenziale Trombe di Falloppio) accomunate dalla passione per la musica “antica”, e assurti, in soli cinque anni, al rango di autentiche stelle nel firmamento del pagan heavy-rock con influenze celtico-medievali, rapiscono in pochi attimi tutto il parterre, proiettandolo, come per incanto, in un mondo surreale, a stretto contatto con l’antico culto della Grande Madre. Con l’apripista Satyricon, tratta dal loro 2° album omonimo, le danze si aprono, stavolta letteralmente, per tutti, strumentisti e audience, in un tripudio collettivo di balli e canti gioiosi, intonati all’unisono da Simon, che ammalia con la sua particolarissimavoce di estrazione latin-pop-jazz, Marco e i loro scatenatissimi fans . Il gruppo suona subito compatto e affiatato, e balza all’occhio la perfetta alchimia che lega tra loro i diversi musicisti, o meglio “musicanti”, che si cercano di continuo con ammiccamenti fatti di sguardi, sorrisi e strizzatine d’occhio. L’affascinante connubio tra una solidissima base rock, virante all’heavy nei pezzi più movimentati, e le partiture medievaleggianti ordite dagli strumenti classici, è tratto dominante e distintivo della musica dei MaterDea, caratterizzata da un songwriting di livello superiore (in sintesi, si potrebbe dire chel’icona della musica celtica Loreena McKennitt incontra i nostrani Ataraxia, a passo di rock), da frequenti variazioni ritmiche, e percorsa dalle scorribande violinistiche di Elisabetta, chiamata a recitare spesso il ruolo di protagonista, sia in fase di accompagnamento che da solista. Il resto della setlist, molto variegato nell’alternanza di pezzi piú tirati , ballad e semi-ballad, scorre via liscio come l’olio tral’entusiasmo del pubblico, pescando a piene mani da “Satyricon”(eseguite nell’ordine Lady of inverness, The Green Man, Broomoon, Awareness, Benandantes - Malandantes, Castle of Baux e Children of the Gods), eccezion fatta per Another trip to Skye e An Elder Flute, tratte dall’album d’esordio “Above themists, below the Brambles”. Tutti i brani proposti, pur derivanti da un processo compositivo complesso, che li rende pieni di sfumature, risultano facilmente assimilabili grazie a refrain immediati e cantabili. Un’altra performance superlativa, dunque, che fa il paio con quella dei Tethra, e che può essere ben spiegata da un assunto fondamentale: sia i numerosi anni di militanza in band e side-projects dai generi più disparati (si vedano le carriere di Simon, Marco, Morgan e Cosimo), sia l’ampia formazione musicale maturata dopo anni di studi conservatoriali e di masterclass (impressionanti, in tal senso, i curriculum di Elisabetta ed Elena) sono presupposti fondamentali per passare dallo status di semplice musicista a quello di artista a tutto tondo, capace di tenere la scena come i MaterDea sanno fare.


Metal Disctrict

Show
Taverna Cerritus - Hamburg (D)
Year/Mese
Ottobre 2012
Reviewer
Taverna Cerritus
Provenance
Germania

MATERDEA waren extra für den Abend aus Torino in Italien angereist – das Gastspiel bei der „Taverne Cerritus“ war der einzige Deutschlandauftritt der Band dieses Jahr und allein schon deswegen etwas Besonderes. Hier ging es deutlich rockiger zur Sache als bei den LAUTLOSEN und schnell verleitete das Sextett die Zuschauer zum tanzen. Keyboarderin Elena Crolle und Elisabetta Bosio an der Geige ergänzten das typische Rockinstrumentarium und verliehen der Musik etwas träumerisches. An manchen Stellen erinnerte die Musik klanglich stark an bekannte female-fronted Gothic-Metal-Bands, doch der Hintergrund war ein deutlich anderer. Schon „Satyricon“ zeigte, dass die Lieder der Band oftmals von Natur und Mythologie inspiriert wurden. Hier tummelten sich Fabelwesen und in Englisch wurden deren Geschichten erzählt. Sogar auf der Bühne fanden sich Elfen, eine Fee und ein Faun. Der „Faun“, namentlich Gitarrist Marco Strega und die „Fee“ Simon Papa blicken beide auf eine bewegte, unterschiedliche musikalische Vergangenheit zurück. Die Band MATERDEA entstand aus einer gemeinsamen Zusammenarbeit der beiden an einem Soundtrack und dieser Hintergrund klingt, ungeachtet der ganz klar rockigen Ausrichtung, auch heute noch an der ein oder anderen Stelle durch. Sehr energisch präsentierte sich „The Green Man“, bei dem sich im Refrain immer zwei Musiker das Mikrophon teilten. Auch bei MATERDEA fanden sich althergebrachte Melodien wieder: Die Grundmelodie von „Benendantes, Malandantes“ dürfte den meisten Zuhörern bekannt vorgekommen sein, der Text stammte jedoch von der Band selbst. Die sechs sympathischen Italiener haben aktuell zwei Alben herausgebracht, ein weiteres mit dem Titel „A Rose for Egeria“ steht für 2013 bereits in den Startlöchern. Gespielt wurde an diesem Abend nur das bisher veröffentlichte Material, so dass die Zuhörer mit Ausnahme von einem Stück in den Genuss des kompletten „Satyricon“-Albums kamen.Dabei zeichnete sich die gesamte Band durch ein professionelles Auftreten aus und gerade Bassist Morgan De Virgilis wirkte, als ob MATERDEA größere Bühnen gewohnt wären.



Movida Magazine

Show
Fosch Fest - Bagantica (BG)
Year/Mese
Settembre 2011
Reviewer
Luca Morzenti
Provenance
Italy

Accolti calorosamente dal pubblico, i musicisti torinesi regalano uno show di classe superiore fatto di grande padronanza del palco, gusto musicale raffinato ed efficace, elementi emblematicamente riuniti nella figura di una frontwoman dal carisma infinito che guida la formazione attraverso un percorso sonoro fatto di canzoni dure ma melodiche, leggere ma ritmate. Forse è questa la musica che il buon Ritchie Blackmore sta provando a creare da anni: dovrebbe farsi un giretto a Torino...
Ammalianti.


Spazio Rock

Show
Fosch Fest - Bagantica (BG)
Year/Mese
Settembre 2011
Reviewer
Davide Panzeri
Provenance
Italy

Rapido cambio palco e alle 16.00 in punto inizia lo show dei Mater Dea, gruppo fondato da Marco (chitarre) e Simon che, con la sua calda voce, col violino di Elisabetta, e le tastiere di Titti (il resto della banda è formata da Max alla batteria e Morgan al basso) sono riusciti a fondere elementi mistici e naturali al rock più puro. Un mondo incantato e magico che incontra le note dure del rock moderno. Devo dire che lo show che avevo visto al Live Club di Trezzo di supporto ai FolkStone mi aveva lasciato piuttosto indifferente, mentre questa volta la carica energica ed il coinvolgimento sprigionato dalla band è stata notevole. Gli ottimi suoni (che sono perdurati per tutta la manifestazione) hanno notevolmente favorito la buonissima prestazione che ha confermato le attese dei fan e che ha sicuramente saputo attirare le attenzioni di coloro che ancora non li conoscevano.


Draconia Network

Show
Fosch Fest - Bagantica (BG)
Year/Mese
Settembre 2011
Reviewer
Lorenzone Bran Wolfrider
Provenance
Italy

Lo spettacolo del Fosch Fest continua con i torinesi MaterDea, band Celtic Rock che sa immediatamente stupire per la forte presenza scenica: i costumi e i trucchi non hanno niente da invidiare a gruppi di livello internazionale, e fin dal primo impatto si comprende che questa band sa tenere perfettamente il palco senza alcuna insicurezza, e questo si riflette automaticamente nella resa sonora: lo spettacolo dei MaterDea è ipnotico, conquista e rapisce. 
L’ esibizione dei MaterDea al Fosch Fest lascia il pubblico estasiato, quasi sbigottito: seppure il sound possa non essere del tutto heavy metal nella accezione comune del termine, l’ alchimia di suoni, con violino e tastiere, sa incantare e gli ascoltatori si ritrovano, a fine concerto, decisamente stregati, come al risveglio di una coinvolgente esperienza onirica.




INTERVIEWS


Iron Folks

Year/Month
December 2016
Reviewer
Luca Morzenti
Provenance
Italia


A qualche mese dalla loro ultimo concerto sul nostro territorio (precisamente nella prima serata della rinnovata versione di Strigarium, lo scorso 6 maggio), i MaterDea tornano a far parlare di sé con un nuovo disco, dai contenuti davvero interessanti e realizzato dopo un significativo avvicendamento della line-up. Per avere notizie più precise attorno a tutte queste novità ho così contattato telefonicamente Marco Strega e Simon Papa, fondatori della band torinese. Sono passati otto mesi dal nostro ultimo incontro e le novità riguardo i MaterDea sono tantissime: da dove volete iniziare?

Marco - Negli ultimi mesi ci siamo trovati ad affrontare problemi legati a ragioni che potremmo definire «logistiche», intese come le difficoltà nel cercare di incastrare gli impegni di alcuni elementi del gruppo con l’attività live dei MaterDea, che durante l’estate ha particolarmente risentito di queste problematiche. Alla luce di tutto ciò, quindi, siamo arrivati alla decisione di rinnovare la formazione per darle una maggiore stabilità.

Simon - La ricerca di sostituti per i concerti e lo sviluppo del progetto acustico ci hanno portati a lavorare con nuovi musicisti, insieme ai quali ci siamo trovati magnificamente sia sul piano artistico che su quello umano: vista la situazione creatasi il passo è stato breve, e quindi la line-up ha registrato i nuovi ingressi di Carlos Cantatore alla batteria, Chiara Manueddu al violoncello e Camilla D’Onofrio e Giulia Subba al violino.

E poi c’è il ritorno di Morgan De Virgilis!

S - A dire il vero Morgan non se n’è mai andato dai MaterDea. Anche se il suo cammino lo ha portato lontano da noi, ci è sempre stato vicino, e non solo quando abbiamo avuto bisogno di lui sul palco.

M - Penso che la formazione che ha realizzato A Rose for Egeria sia stata la migliore della nostra storia, ma - senza togliere nulla a nessuno - fra gli avvicendamenti succedutisi in questi anni quello che ho patito di più è stato proprio l’abbandono di Morgan, perché la sua assenza non è mai stata colmata del tutto. Ed è una grande gioia poter contare ancora su di lui, in studio e sul palco.

Cosa potete dirmi dell’album?

S - Si intitola The Goddess’ Chants, contiene undici tracce registrate presso gli studi Domus Janas ed è stato pubblicato lo scorso 21 dicembre su etichetta Midsummer’s Eve. Si tratta di un album interamente acustico, composto da brani che fanno parte del nostro repertorio.

M - Abbiamo attinto da tutti i precedenti lavori, inserendo cinque brani dal primo disco e tre dai successivi due. Ma non abbiamo voluto realizzare un best of dei brani più noti, dando invece spazio a molte canzoni che raramente eseguiamo dal vivo, con particolare attenzione a quelle tratte da Below The Mists, Above The Brambles, maggiormente adatte a questo tipo di reinterpretazione.

Ascoltando il disco emerge il grande lavoro di rivisitazione fatto sui brani: quanto è stato impegnativo arrivare a questo risultato?

M - Come dicevo, l’album non è mai stato inteso come una semplice compilation, bensì come il mezzo per proporre i nostri brani in una chiave diversa, completamente riarrangiati e arricchiti anche dall’uso di strumenti come bouzouki irlandese, caxixi, pau de chuva, pandeiro, berimbau e cajon. Per questo l’impegno è stato praticamente lo stesso necessario a scrivere un disco di inediti, come dimostrato da alcune canzoni davvero molto distanti dalla versione originale.

S - Da un punto di vista pratico, poi, il poter disporre di un set acustico ci permetterà di suonare in quei festival orientati su tematiche per le quali una proposta elettrica risultava troppo «estrema» e ai quali in questi anni abbiamo dovuto talvolta rinunciare, trovando così il modo di raggiungere un pubblico ancora più ampio.

I concerti, appunto. Avete già previsto una data di presentazione per The Goddess’ Chant? E ci sarà un tour ad esso legato?

M - C’è ancora qualche dettaglio da sistemare, più che altro dovuto alla limitata attività live del 2016; ma ovviamente contiamo di portare sul maggior numero di palchi possibile le canzoni del nuovo disco.

S - Anche la data di presentazione è in fase di allestimento, e per conoscere il calendario dei nostri concerti - così come per reperire l’album - rimando al sito ufficiale www.materdea.com.

Il nuovo album ha significato anche un cambio di immagine: siamo entrati nel «periodo bianco» dei MaterDea?

S - È stata un’idea della nostra costumista, che ci è piaciuta molto. Ma già da Satyricon l’uscita di ogni nostro disco ha coinciso con un cambio di immagine

M - E poi non ricordo nessun gruppo metal che si presenti sul palco completamente vestito di bianco, quindi c’è anche un aspetto di originalità da considerare!

Abbiamo appurato che The Goddess’ Chant non è una compilation per riempire uno spazio fra due album, bensì un nuovo importante capitolo della storia dei MaterDea. Ma, visto che sono ormai passati oltre due anni da A Rose For Egeria, posso chiedervi se ci sono già idee riguardo al suo successore?

S - Stiamo lavorando su alcuni brani che faranno parte del prossimo disco «elettrico». Abbiamo qualcosa di già definito, altro materiale in corso d’opera e idee ancora allo stato embrionale.

M - Vogliamo prenderci tutto il tempo necessario, anche perché consideriamo molto importante il prossimo album. E poi ora è il momento di promuovere The Goddess’ Chant! Comunque sia, pensiamo che il nuovo disco potrebbe uscire verso la fine del 2017, anche se - lo sottolineo - si tratta di una previsione.

Nonostante le varie vicissitudini attraversate negli otto anni di esistenza della band, mai prima d’ora Marco e Simon si sono trovati a dover affrontare cambiamenti tanto drastici nella struttura dei MaterDea, ritornando in un certo senso all’origine di tutto, quando dal loro incontro prese forma questo progetto. Ecco perché considero The Goddess’ Chant al tempo stesso un punto di arrivo e di partenza: perché questa raccolta di brani tratti dai primi tre album e proposti in una forma totalmente rinnovata e con una formazione totalmente rinnovata si può interpretare sia come la chiusura di un ciclo che come l’inizio di un nuovo corso, un ideale spartiacque che ci accompagnerà fino al prossimo capitolo, del quale per ora si conosce solo il (magnifico) titolo, Pyaneta, e che rappresenterà un’altra importante prova per i MaterDea, sul cui esito positivo non nutro comunque alcun dubbio. Si tratta solo di avere un po’ di pazienza…


Suoni Distorti Magazine

Year/Mese
Novenbre 2016
Reviewer
Francesco Chiodo Metallico
Provenance
Italy


Oggi ho il piacere di proporvi un’intervista esclusiva ai MaterDea, che siamo riusciti a contattare direttamente al telefono la sera stessa dopo l’annuncio (riportato qui) della nuova line-up e del nuovo album in acustico che uscirà il 21 December prossimo. Di seguito vi riporto il sunto di una gradevolissima chiacchierata con la vocalist Simon Papa ed il chitarrista Marco Strega, due persone che si son dimostrate piene di passione, gioviali e davvero simpaticissimi. Ciao Simon, ciao Marco, innanzi tutto vi ringrazio per la disponibilità. E’ un piacere poter chiacchierare con voi telefonicamente.

Grazie a te, è un grande piacere!

Inizierei subito con la domanda inerente il vostro tema caldo… Avete annunciato da poco la nuova line-up, ci presentate i nuovi membri e come sia caduta proprio su di loro la scelta? Chi sono i nuovi MaterDea?

Simon: I MaterDea di oggi sono – oltre me e Marco già presenti – Morgan De Virgilis al basso che ha fatto un grande ritorno essendo il nostro bassista storico, Carlos Cantatore il nuovo batterista (noto ai più per la sua presenza in line-up negli Annihilatore, nel 2010 – ndr), al violoncello Chiara Manueddu, le due nuove violiniste quali Camilla D’Onofrio e Giulia Subba – giovanissime di soli 22 anni.
Li abbiamo conosciuti tramite conoscenza in comune e, già, avevano suonato con noi in un paio di occasioni dal vivo, come sostituti temporanei, bravissimi musicisti e grandi persone, per cui al momento di rinnovare la formazione la scelta su di loro è venuta del tutto naturale.

In contemporanea all’annuncio della nuova line-up avete anche annunciato il nuovo e quarti album, che sarà un disco in acustico, intitolato ‘The Goddess’ Chants’. Come da voi comunicato conterrà i brani più amati dai vostri fans proposti senza strumentazione in elettrico. Come mai questa scelta e cosa vuol rappresentare questo nuovo album per i MaterDea?


Marco: In realtà questa idea dell’album in acustico è da un po’ di tempo che volevamo farla, principalmente perchè, fortunatamente, i MaterDea sono seguiti non solo dai metallari ma anche dalle famiglie. Abbiamo quindi avuto qualche richiesta di fare qualcosa di più “tranquillo” perchè non a tutti piace il metal – per cui, visto che i nostri pezzi si adattano molto bene, per via delle melodie e dei brani in generale che sono orecchiabili, si sono adattati benissimo nella nuova veste acustica. Io non essendo né un chitarrista acustico né classico abbiamo anche un po’ sfidato la sorte, non sapevamo in realtà come sarebbe uscito fuori il tutto (ride, ndr). Ci siamo avvalsi esclusivamente di chitarra classica ed acustica ed il bouzouki irlandese, oltre al violoncello ad arco e delle percussioni totalmente in acustico.
Sai bene che i brani metal, soprattutto quelli più sparati, richiedono un certo impegno per esser ben riproposti in acustico, soprattutto per quanto riguarda l’arrangiamento. Però devo dirti che è uno dei lavori che mi è piaciuto di più fare perchè abbiamo sfidato noi stessi e poi abbiamo sfidato il nostro studio di registrazione che è sempre stato abituato a lavorar su roba dura, quindi non sapevo come sarebbe venuto fuori il lavoro. Alla fine quello che ne è uscito secondo me è un buon lavoro.

Simon: Poi c’è una nota di copertina della cantante che dice “finalmente ascolterete anche me dal vivo (risate generali, ndr)

Marco: Noi in elettrico suoniamo più pesanti e Simon ha una voce molto leggera, per cui… (ride, ndr)

Si ha una voce, a parer mio, molto soave ed avvolgente.

Marco: Tra l’altro credo che questo sia anche una delle caratteristiche della band. Perchè solitamente in questo genere di metal con cantato femminile viene sempre accostato un canto prettamente lirico, invece la voce di Simon ha dato una svolta differenziandoci, essendo molto leggera.

Cos’è cambiato nei MaterDea dal disco d’esordio ‘Below the Mists, Above the Brambles’ del 2009 ad oggi, a parte la crescita musicale che chi vi ascolta ha già notato? Mi spiego meglio, cosa è cambiato come punto di vista nella musica e come persone ad oggi con l’ultimo album ‘A Rose For Egeria’ del 2014?

Marco: Innanzi tutto la struttura armonica dei brani. Il nostro primo album è uscito un po’ per puro caso – nel senso che io e Simon abbiamo iniziato a collaborare insieme per la colonna sonora di un film e poi realizzando delle composizioni è venuto fuori il nostro primo album. Ovviamente, poi necessitavamo di una band per poterci esibire dal vivo, quindi abbiamo reclutato alcuni musicisti. Io sono nell’albito metal da almeno trentanni quindi mi è venuto naturale chiamare personaggi che già conoscevo e che suonavano metal. La nostra evoluzione da ‘Below the Mists, Above the Brambles’ fino a ‘A Rose For Egeria’ direi che è netta; nel senso che con l’ultimo abbiamo toccato secondo me, per ora, il massimo della nostra composizione artistica. I brani sono più elaborati e ci siamo avvalsi anche di personaggi molto validi a livello strumentale – quindi tutte le parti sinfoniche sono venute fuori in maniera ineccepibile, da Elisabetta Bosio a Elena Crolle che hanno un incipt musicale molto importante. Il prossimo disco sarà più progressive!

Visto che si parla di album, sempre prendendo spunto dal vostro recente annuncio. Avete comunicato che, attualmente, state anche lavorando nel vostro Domus Janas studio al prossimo album in elettrico che dovrebbe veder luce entro il prossimo inverno.

Simon: Esatto. E’ un lavoro che abbiamo messo in cantiere da un po’, stiamo analizzando tutti i particolari andando avanti con molta calma. Dopo aver espresso molto con i passati tre album, vogliamo che il prossimo sia all’altezza degli altri. Andiamo avanti ponderando tutto e Marco, tra l’altro, non vede l’ora di riprendere a sgommare con i volumi (ride ndr). In realtà io adoro il suo ruggito di chitarra e sono felice di tornare a lavorare a un album in elettrico dopo questa esperienza. Stiamo lavorando per tirar fuori un album esclusivo e all’altezza.

Quindi volete superare nuovamente voi stessi?

Simon: Si, stiamo cercando di curare ogni dettaglio, poi si son messi in mezzo vicissitudini come il cambio di line-up che hanno un pochino rallentato i tempi. Ma sicuramente entro la fine dell’anno prossimo vogliamo far uscire il nuovo lavoro e non vediamo l’ora di poterne parlare in maniera più concreta. Per il momento che come punto siamo a circa un terzo del lavoro direi.

Certo. Quindi ancora c’è del lavoro da fare, ma è giusto non darsi fretta… “La gatta frettolosa fa i gattini ciechi”, come si suol dire… Visto che siamo in tema, come avviene la composizione dei brani all’interno dei MaterDea, c’è qualcuno di voi che fa tutto il lavoro o vi dividete ognuno il proprio compito collaborando tutti?

Simon: Abbiamo uno schema, da sempre lo stesso, dove Marco cura la parte armonica e degli arrangiamenti realizzando le giunture del brano; dopo di che io sono libera di “svolazzare” melodicamente su quello che ha costruito scrivendo successivamente i testi. A volte nelle parti melodiche mi inceppo da qualche parte poichè io e Marco siamo due menti estremamente diverse dal punto di vista compositivo e musicale – quindi può capitare che lo chiamo in aiuto per completare la mia idea iniziale. Poi la scrittura dei testi è una delle cose che curo in maniera veramente ossessiva (ride, ndr). Ho letto tanti libri in inglese quindi sono ricca di vocaboli e, soprattutto, non mi piacciono le cose scontate – preferisco qualcosa che racchiude dei significati e ogni tanto ci metto un po’ di me. E’ la cosa che amo di più fare nella vita in assoluto!

Quindi posso permettermi di chiederti qualche piccola anticipazione, se possibile, sui prossimi testi?

Simon: Guarda c’è ne uno, il primo che ho scritto, che è meraviglioso, mi piace molto. Racconta del nostro pianeta, della natura con i suoi moti energetici. La messa in relazione della vita tra quella animale, umana e vegetale. Ha un monito di fondo che riguarda i temi del rispetto della natura e della sostenibilità della vita in questo pianeta. E’ stato un viaggio abbastanza difficile per me, ma alla fine sono molto soddisfatta; spero che, come te, anche chi ci segue possa cercare di appropriarsi di questi racconti che sono un buon 50% di quello che facciamo, visti i contenuti espressi in un certo modo.

Credo che hai sempre espresso molto bene i contenuti, spesso con la tua vena poetica che in un certo senso di contraddistingue.

Simon: Beh grazie, grazie mille. E’ una cosa che mi appartiene tantissimo.

Dunque, avvicinandoci in dirittura d’arrivo, ringraziandovi nuovamente per la disponibilità e la simpatia, vorrei chiedervi di aggiornare i vostri fans. Quali sono i prossimi appuntamenti e cosa dovranno attendersi dai MaterDea?

Marco: Cosa ci sarà da attendersi ora è un po’ difficile dirlo. Siamo in fase di lavorazione e in questi casi ci barrichiamo in studio e pensiamo solo a quello.
Ci saranno sicuramente delle date questa primavera ed estate sia in acustico che in elettrico e poi, il nostro obiettivo primario è pensare all’uscita di questo nuovo album acustico, visto che siamo ai minimi termini, mancando meno di un mese.
E poi tutto sarà dedicato all’album in elettrico, che in tal senso non facciamo uscire nulla dal 2014, anche per via di varie vicissitudini.
Ci teniamo inoltre a ringraziare Suoni Distorti Magazine per averci dato un occhio di riguardo dandoci dello spazio.

Quindi l’appuntamento è al prossimo 21 December con l’uscita di ‘The Goddess’ Chants’ tramite Midsummer’s Eve…

Marco: Si l’album uscirà anche in digitale tramite CD Baby in tutte le maggiori piattaforme e sarà disponibile anche in formato fisico e in stream.

Perfetto. Allora a questo punto vi abbraccio e grazie mille di nuovo!

Grazie a te, a presto!


Interviste Metal

Year/Mese
June 2014
Reviewer
Lunaria LadyFemmeFatale 
Provenance
Italy


Ciao ragazzi e grazie per aver accettato l'intervista! Per prima cosa, presentatevi ai nostri lettori!

Simon: certo, innanzitutto grazie a voi! MaterDea è composta da me, Simon Papa, la cantastorie, Marco Strega, chitarrista e produttore insieme a me, Elisabetta Bosio, la nostra violinista, Elena Crolle, giovanissima tastierista e corista, Morgan De Virgilis, il nostro bassista da sempre ed infine Cosimo De Nola, il martello della band, batterista approdato tra noi da quasi due anni.

 Direi che il vostro monicker MaterDea è altamente espressivo per quanto riguarda il vostro intento... Vorrei sapere chi è per voi la Grande Madre Dea, e come si manifesta, chi e cosa rappresenta...

Simon: posso rispondere per quanto mi riguarda! Per me la Grande Madre rappresenta il potere fondamentale della vita, l’energia fisica, mentale e spirituale che unifica tutti gli esseri viventi, donne, uomini, animali, vegetali, terra, aria, acqua, fuoco, come parte di un’unica  grande vita..  Un giorno, molto tempo fa, me ne stavo seduta davanti ad un laghetto in mezzo ad un bosco.. non ricordo bene tutto, ma ricordo in maniera molto distinta come percepiì la potente energia presente in quel luogo e come mi fossi sentita parte di essa, dentro un’armonia incredibilmente totalizzante e rassicurante.. Ecco, questo è ciò che mi ispira anche durante la stesura dei testi di MaterDea. Un esempio è il brano “Whispers of the Great Mother” che fa parte del nostro ultimo album e recita: “Feel the real life force, endless seasons flowing free, wrathful radiant source, earth and oceans, blood and flesh, just one key.“ 

Prima di farvi qualche domanda sui testi, potete riepilogare il vostro curriculum vitae come band? Quando vi siete formati, primi passi, cd, live... Vorrei anche che faceste un confronto, citando evoluzioni, differenze e similitudini nei vostri cd, album dopo album.

Simon: il progetto MaterDea è nato nell’autunno del 2008 dalla collaborazione tra me e Marco, abbiamo cominciato a scrivere insieme due brani per una colonna sonora celtica ed eravamo così felici di quello che eravamo riusciti a creare insieme che abbiamo deciso di lavorare ad un album intero. La band è nata successivamente, ed i suoi componenti di allora, a parte me, Marco e Morgan erano tutte altre persone, che sono rimaste poco a lungo con noi.. Il primo concerto che abbiamo fatto per presentare l’album “Below The Mists, Above The Brambles” (2009) è stato nel maggio 2010 in un bellissimo teatro storico di Torino, la “Cavallerizza Reale” che purtroppo ha subito un grave incendio poche settimane fa.. Dopo questo evento, da cui abbiamo estratto dei suggestivi video live, la band è rimasta ferma per un certo periodo ed ha cominciato a cambiare alcuni componenti, l’attività live è decollata veramente solo a partire dall’estate 2011: in quell’anno abbiamo avuto la possibilità di partecipare ai primi importanti festivals, come il Pipes and Drums Celtic and Rock Fest a Ginevra, il Triskell, Il Tarvisium ed il Fosch Fest. A partire da quest’ultimo la band ha assunto quasi completamente la forma che ha ad oggi. Gli anni successivi l’attività live è andata intensificandosi, in particolare con l’uscita del nostro secondo album, “Satyricon”. Credo che il nostro live abbia preso peso in particolare dal questo momento, perchè nei brani del secondo album c’erano decisamente più elementi forti e lo spettacolo di conseguenza risultava di più potente impatto sul nostro pubblico. Abbiamo comunque sempre mantenuto un legame con le sonorità morbide e mistiche delle nostre origini di impronta celtica,  lasciando spazio ad alcuni brani del primo album, così diverso dai successivi, come per esempio uno delle nostre ballate più apprezzate dai nostri fans, “Another Trip to Skye”, scritta a partire da una bellissima composizione di John Whelan. Il sound dei MaterDea è decisamente virato verso il metal a partire dall’uscita del nostro nuovo album, “A Rose For Egeria” e l’impatto dal vivo ha galvanizzato sia noi stessi che il nostro pubblico, siamo veramente felici di come i nostri fans hanno accolto questo nuovo lavoro!

E ora vorrei che ci parlaste dei vostri testi! Potete anche citarci quali libri,  autori, vi hanno influenzati, e da cosa siete ispirati! 

Marco: Il percorso spirituale di ognuno di noi è molto variegato e non credo che esista una sorta  di "ispirazione editoriale" per quanto riguarda l'influenza compositiva in MaterDea. Noi siamo ciò che scriviamo e credo che sia tutto dettato da quello che abbiamo imparato vivendo. Forse si tratta di una crescita personale che col tempo abbiamo tradotto in musica. Tutto ciò che ho letto in questi anni non ha fatto altro che formare me stesso e probabilmente la maturità spirituale che ho acquisito in un certo senso l'ho trasmessa anche al mio modo di comporre. Io amo i filosofi esoterici come Bruno ed Agrippa, i ricercatori come Leland, Gardner e lo stesso Crowley. Collaboriamo con uno dei maggiori scrittori esoterici italiani, Ottavio Adriano Spinelli, che amichevolmente ha prestato la sua voce e la sua immagine per la nostra title-track “A Rose for Egeria”; gliene siamo grati, è stato uno scambio preziosissimo poiché pensiamo che le anime delle persone debbano fondersi e passare l’una attraverso l’altra.  Per il resto, è vero, credo che presumibilmente siamo ciò che leggiamo, ciò che ascoltiamo e ciò che "annusiamo". Ma devi stare molto da solo con i tuoi Dei per riuscire a diffondere con l'Arte ciò che hai assorbito. .

Ho visto i due video: "Another Trip to Skye" e "Lady of Inverness": bellissimi!  Potete svelarci il making of? Come avete trovato le location, come li avete realizzati ecc. 

Marco: Siamo tradizionalisti e partioti per antonomasia seppur scrivendo per evidenti intenti commerciali in inglese, quindi abbiamo cercato locations italiane che nulla hanno da invidiare a lande estere e lontane. “Another Trip to Skye” è stato interamente girato alla Maddalena di Chiomonte in Val di Susa (To) dove esisteva al tempo delle riprese una necropoli celtica, oggi purtroppo passata alle cronache per gli scontri No Tav. La location di "Lady of Inverness" invece ci è stata “regalata” dal comune di Saint Denis in Valle d’Aosta che ringraziamo ancora oggi per aver reso accessibile il castello di Cly per i nostri girati. Il video-clip che stiamo per presentare - diretto da Silvio Marsaglia - “A Rose for Egeria”,  è stato girato in diverse locations, tra cui il lago e il bosco sacro di Nemi (Roma), il lago di Avigliana (To), l’antico acquedotto di Acqui Terme (Al) e la cascata di Traversella (To).

Attualmente, da qualche anno, mi occupo di Teologia, sia andando a studiare quella misogina (tradizionale) della chiesa (i vari Tommaso d'Aquino, Agostino...) sia cercando di "smontarne" gli assunti (alcuni dei quali davvero mostruosi, per come poi vengono usati qui sulla terra, per esempio certe glorificazioni mai tramontate di una "maschietà eccelsa divina", che tendono a far sorgere o ad educare le donne ad una sorta di inferiorità spirituale, di passività, di remissione docile di fronte al "potere del sacerdote maschio", il "mediatore" verso un "dio padre") avvalendomi di alcuni pensatrici teologhe (Mary Daly, Uta Ranke Heinemann Rosemary Radford Ruether...) anche non-cristiane (Simone de Beauvoir, Miranda Gray, Marija Gimbutas...). Potete immaginare come vengo trattata se metto piede in community teologiche tutte al maschile fermi ai concetti di Scolastica... Vorrei chiedervi se, come band che tratta di temi Pagani, o anche come singoli individui, avete mai subito situazioni di discriminazione per le vostre idee, spiritualità, pensieri, se siete stati coinvolti o avete assistito a qualche evento di "ignoranza" e superficialità, e più in generale, se potete parlarci di come vedete il Paganesimo (o anche il Neo Paganesimo) alle soglie del 2014... 

Marco: Parlo a nome mio e non della band. Il “paganesimo” odierno è essenzialmente ignorante ed  è costituito per buona parte da persone inclini all’invidia, alla saccenza, alla prosopopea e soprattutto alla lite. Siamo una comunità talmente esigua che necessiteremmo di fratellanza e di comunione di intenti, contrariamente c’è la malsana tendenza a costituire cerchie ristrette di leccapiedi capitanate da falsi semidei che tutto possiedono tranne che saggezza e bontà d’animo. Trovo meschinità e falsità nell’attuale “paganesimo ufficiale”, alcuni di loro dispongono di un livello mistico ed occulto paragonabile ad un termosifone; molto più sano e genuino il sottobosco spirituale che scovi dialogando e interscambiando con persone che nulla hanno a che fare con la “Nuova-Vecchia-Religione” dei media e della rete. Si può essere “altrove” senza appartenere, si può crescere, apprendere e praticare senza seguire dogmi imposti da inattendibili detentori della retta via, poiché la via – quella vera – è il sentiero che ognuno di noi costruisce dentro sé giorno dopo giorno vivendo e nessuno ce lo può indicare. Non esiste “maschietà” e “femminilità” eccelsa divina preconfezionata, gli Dei si palesano in modo del tutto inaspettato, e se ciò fortunatamente avviene, sta a noi accorgerci se i tratti di quel mistero sono maschili o femminili. 
Ps:  aborro il termine “neo-paganesimo”. 


A prima vista, anche basandomi sul video, mi sembrate davvero una band che ama molto l'aspetto live. è così? Potete raccontarci qualche esperienza, evento, dal vivo, a cui avete partecipato, e come lo avete vissuto? Credo che la vostra musica sia davvero perfetta per creare una bella atmosfera sacra ma anche gioiosa. Mi viene in mente un live dvd che ho visto sugli Omnia, e l'atmosfera calorosa e festaiola che riuscivano a creare col pubblico.

Simon: Si, per noi ogni live è una festa da vivere insieme a tutte le persone che ci seguono.. difficile ricordare qualche momento in paricolare, sicuramente però i bellissimi festivals a cui abbiamo preso parte credo che per tutti noi custodiscano ricordi felici,  in particolare un ricordo fresco che vorrei condividere con voi è stato il nostro viaggio lo scorso settembre in Sardegna per il concerto fatto a Mores, in provincia di Sassari. Dopo l’approdo con la nave dove abbiamo passato una notte rocambolesca premiata poi da una meravigliosa alba ancora in mezzo al mare circondati da incredibili scenari naturali,  abbiamo avuto un’accoglienza strepitosa:  gli organizzatori hanno veramente curato ogni dettaglio, dall’ottimo e abbondante pranzo,  al mirto offerto quando eravamo ancora piuttosto alterati dal Cannonau, fino alla merenda fatta con fichi d’India raccolti vicino al palco durante il sound check, insomma coccole a non finire per tutti, e soprattutto un grande calore umano che ci ha fatto stare veramente bene durante tutta quella lunghissima giornata!

Prossimi progetti? Pensate di realizzare qualcosa di ancora più incentrato sulla tradizione della stregoneria italiana o del folklore italico? Ho visto che avete realizzato una canzone sul tema dei Benandanti.

Marco: Storia notturna di Ginzburg è uno dei testi più appassionanti che abbia letto. Scriviamo prevalentemente di tradizione italiana perché siamo siciliani, veneti, piemontesi e pugliesi. Ogni terra ha le proprie leggende ed i propri miti; crediamo che in Italy vi siano quelli più veri, quelli che le persone hanno toccato con mano, tramandati dalle nostre nonne e vissuti sulle loro pelli. Fare di un mito un mantra, come accade nelle canzoni, è il modo migliore per farlo conoscere e mantenerlo vivo. Sentire sotto il palco persone che nulla hanno a che fare con le Antiche Tradizioni cantarlo è una soddisfazione indescrivibile. Gli antichi Dei muoiono quando ci dimentichiamo di loro, tenere il loro nome tra le parole delle persone è un po’ come farli resistere al Tempo.

Per curiosità: vi piacciono i Sidhe? Io li ho intervistati tempo fa, e anche loro hanno un concept pagano ed esoterico, anche se musicalmente sono diversi da voi, mentre voi indugiate spesso in atmosfere sinfoniche e anche folk.

Marco: Siamo amici dei Sidhe, in particolare del loro batterista Michele Ercolano, meravigliosa persona… collaboriamo spesso con loro a livello live. Siamo contenti che ci siano bands che come noi portano avanti l’aspetto spirituale con il loro modo di fare arte. La musica è magia, è un veicolo con il quale puoi esaltare il tuo intento magico. E’ una celebrazione vera e propria, per questo motivo tendiamo a far cadere tutti i nostri eventi più importanti nelle date sacre.

Se poteste scegliere... con chi collaborereste o suonereste?

Marco: Con i Pentangle.

Concludete a vostro piacimento la nostra intervista, magari usando tre aggettivi per descrivere la vostra musica per chi ancora non vi avesse ascoltato! Grazie per aver accettato e averci parlato di voi!

Simon: tre aggettivi? Potente, evocativa, sincera.


His Infernal Magazine

Year/Mese
June 2014
Reviewer
SeventhSon
Provenance
U.K.

For the next of our BPR Band Interviews i had the pleasure of asking the questions to Simon Papa (Vocalist) and Marco Strega (Guitarist) of six piece Italian female fronted band MaterDea in which we had a chat about the band, their influences, the new album 'A Rose For Egeria', the bands plans for the rest of 2014 and much more ... 

SeventhSon (BPR) - Hi Simon and Marco, welcome to the next of our BPR Band Interviews and thanks for taking the time to answer our questions. Firstly, How are you?

Simon - Of Course! MaterDea’s band are: me, Simon Papa, songwriter and singer, Marco Strega, composer, arranger and guitarist, Elisabetta Bosio who plays fiddle, double bass and viola, Elena Crolle, keyboards and background vocals, Morgan De Virgilis, our bass player and finally Cosimo De Nola, our powerful drummer.

SeventhSon - When were MaterDea formed and how did you all get together as a band ?

Simon - Me and Marco met in summer 2008 in a recording studio and worked together for some months. It was then that Marco asked me to join him in the creation of a Celtic soundtrack for a short movie. That composition took on the name “Mater Dea” and we were really happy about it! After that we decided to work on our first album “Below the mists, above the brambles”. During the recordings we started to look for the musicians for our new band and from then the band has changed various times. It is only since one year and a half, when Cosimo joined us, that we found the perfect crew for MaterDea’s adventures. For us is very important to work with musicians that are also kind souls and good friends, music feeds itself out of love too! 

SeventhSon - How did you decide on the band name MaterDea and has it got a particular meaning behind it ?

Marco - As Simon said before 'Mater Dea' was our first composition, and since we were looking for a name for our new project, we thought it was a good idea to use a Latin name that could evoke our feelings towards the Great Mother. 

Simon - The name MaterDea also embodies both our mystical atmosphere and the fantastic and mythological characters taken from the Pagan and Celtic culture from which our lyrics draw inspiration.

SeventhSon - How would you best describe the MaterDea sound ? 

Marco - Our style has this unique particularity of which many reviewers have written about, a sound with a strong rock structure perfectly blended with mystical and dreaming atmospheres where the voices, fiddle and keyboards graciously draw melodic lines on the powerful rhythmic section. My guitar together with the drums and the bass lines have the task to make our music hard grooving while Simon’s voice together with the fiddle melodies and the keyboard harmonies add a softer quality. MaterDea’s sound is a blend between masculine and feminine energy.

SeventhSon - Which bands would you say are your biggest influences ? 

Marco - I don’t listen to the bands to which some reviewers say we are similar to, I mean the Symphonic Metal ones. In fact my musical background comes from the ’70-’80's hard rock/metal bands, such as Zeppelin, Uriah Heep, Sabbath, Saxon and more recently Anthrax, Mercyful Fate, Megadeth and Slayer. I also listen to all the bands which have blues influences as Badlands, Night Rangers, The Black Crowes and others. Anyway I like to listen to any kind of good music, therefore I don’t think there is a logical connection between the music I listen to and my way of creating music.

SeventhSon - The band released their new album 'A Rose For Egeria' on the 1st May 2014, how has the album been received by fans and the music media ?

Simon - It seems the reaction to our new sound is very positive! The reviews up to now have beeen very good, and when we perform the audience is receiving the new songs with great enthusiasm, maybe also because there is a renewed energy among the band and the people can feel that. 

SeventhSon - Has the album got a story or a theme running through it ?

Simon - No, it hasn’t a special theme, every story goes along in it’s own way, inspired by that particular melodic idea and musical arrangement.

SeventhSon - How did you find the whole writing/recording process for the new album in comparison to the previous two albums ?

Marco - The writing process was the same as ever: I take care of the musical composition while Simon draws the vocal melodies and then writes the lyrics. Afterwards I create the arrangements. When the composition is complete we start the recording sessions with the rest of the band. For “A Rose for Egeria” the interplay between all the members of the band has influenced more deeply the final result. The days shared together in my studio during the recording and mixing sessions have added more flavour to our music and the band has strengthened its bond and has become more united.

SeventhSon - Have you got any particular favourite tracks from the new album ?

Simon - Yes I have! 'An Unexpected Guest', 'A Rose for Egeria', 'Land of Wonder' and 'Haerelneth’s Journey'… but I would add two other tracks, so it’s better to say I love them all!

Marco - No, I haven’t, although I believe 'Tàlagor of the Storms' embodies my own way of making music, because of its speed, powerful guitar riffing and complex drumming in the final part. 
SeventhSon - Are the band planning on doing a few concerts in support of the new album, if so where can fans expect to see MaterDea live ?

Simon - Yes, we started performing the new songs in the first months of the year, now we are slowing a little to allow the production to work on the making of the new videoclip “A Rose For Egeria”. From September on we’ll be on stage again and our fans will find the new concerts on our website

SeventhSon - Which of the bands songs do you most enjoy playing live ? 

Marco - We haven’t a favourite song, the members of the band enjoy to play every song from our actual set list.

SeventhSon - What are the bands plans for the rest of 2014 ?

Simon - Starting to work on the new compositions for our forth album and performing live as much as we can!

SeventhSon - If MaterDea were to do a cover version which song would you choose and why ? 

Marco - On our first album we have a cover version from Loreena McKennitt, “The Mummers Dance” and a rearrangement of a very beautiful ballad from John Whelan, which we renamed “Another trip to Skye”. On Satyricon, our second album, there is another cover version from the italian artist Angelo Branduardi, “Il Signore di Baux”. At the moment we are not planning to record another cover version..

SeventhSon - If MaterDea could play at any of the major Metal Festivals which one would you choose and why ?

Marco - We don’t have a favourite major Metal Festival, we like to play everywhere, but most of all in the beautiful clubs that are in North Europe and in all the Pagan Pride Festivals all around England and USA. We like very much the intimacy of the clubs and we are always happy to meet personally the people from the audience after the show.

SeventhSon - Have you got an all time favourite Metal/Rock album ?

Simon - Sorry, I don’t have, my musical background is totally different.

Marco - Sabbath Bloody Sabbath

SeventhSon - Which was the best Metal/Rock concert you've ever attended ?

Marco - 1987 Peter Gabriel, So Tour

SeventhSon - Finally, have you got a few words for the members/readers of BPR ?  

Simon and Marco - We would like to thank firstly you and all the BPR crew for the great support you gave us and for the awesome review, many thanks! And many thanks also to all the readers which support all the bands like ours with their enthusiasm!

SeventhSon - Thanks again for taking the time to answer our questions and for your support of the BPR Metal Forum, much appreciated. I'd like to wish you both and the rest of MaterDea all the best with all your upcoming projects in 2014 and i'm looking to seeing the bands video clip for 'A Rose For Egeria' and hearing some of the new material that MaterDea are working on. Take care and i hope we'll be able to arrange another interview closer to the release of the bands fourth album \m/ 

 


Radio Tweet Italy

Year/Mese
June 2014
Reviewer
Angela Mingoni
Provenance
Italy

Oggi abbiamo il piacere di fare quattro chiacchiere con i MaterDea, che saliranno sul palco del Triskell 2014 Domenica alle ore 22.

Grazie ragazzi per dedicarci un po’ del vostro tempo!

Tutti: Grazie a voi per il vostro supporto! :)

1- Intanto presentatevi un po’ ai nostri lettori. Chi sono i MaterDea? La vostra formazione conta sei elementi, siete un bel gruppo nutrito!

Simon: Si, siamo un bel gruppo di musicisti che stanno anche molto bene insieme, per noi non può mancare questo elemento dell’amicizia per fare buona musica che riesca anche a trasmettere una buona energia! All’inizio eravamo solo io e Marco, abbiamo scritto il primo album, poi ci siamo messi alla ricerca di coloro che sarebbero poi diventati i nostri compagni di avventura. Abbiamo avuto diversi assestamenti in questi 5 anni e ora la band gode di ottima salute! :) Ve li presento: Oltre che a me alla voce e Marco Strega alle chitarre, la band è composta da Elisabetta Bosio al violino, Elena Crolle alle tastiere e voci, Morgan De Virgilis al basso e Cosimo De Nola alla batteria. L’interazione della band è diventata sempre più importante durante questi anni, in particolare nel nostro ultimo album emergono molto bene tutte le personalità artistiche e le capacità tecniche dei musicisti e questo ne ha fatto un album particolarmente ricco.

2- “Nei MaterDea c’è una musica nuova e allo stesso tempo antica, capace di risvegliare le anime assopite”. Vi date un compito importante.

Simon: Questa frase è parte di una bellissima recensione che è stata scritta da Barbara Coffani sul portale Baccanale un paio d’anni fa. In effetti nell’adottare queste parole ci siamo anche ispirati a quello che i nostri amici e fans ci hanno sempre scritto e detto riguardo alla nostra musica e ai nostri live. Credo che molto sia riferito alle astmosfere rarefatte e mistiche che sono parte di molti dei nostri brani ed ai nostri testi che hanno sempre qualcosa di magico e soprannaturale. Io stessa, essendo l’autrice dei testi, ho sperimentato queste emozioni dentro me mentre scrivevo… ogni racconto per me è stato un bellissimo viaggio in cui tante volte mi sono stupita e meravigliata di come pian piano le storie prendessero una forma propria quasi guidandomi verso il completamento del racconto stesso.

3- Voi venite da Torino. Come reagisce la vostra città alle vostre sonorità?

Elisabetta: Torino è un caso particolare, veniamo molto apprezzati dal pubblico, per esempio in un locale grande come l’Hiroshima Mon Amour siam riusciti ad ottenere un bel pienone di gente e spesso i nostri fan ci seguono in giro per l’Italy e la Svizzera, insomma siam riusciti a creare una grande famiglia MaterDea!! Ed anche se il nostro genere è un po’ particolare e “di nicchia”, incontra i gusti musicali di ogni fascia di età, passando da momenti puramente rock-metal a momenti di magia e melodia, morbide linee vocali e ritornelli difficili da dimenticare! Di contro, è sempre più difficile entrare nel circuito “vip” della città per due motivi principali: Non c’è l’interesse nel promuovere la cultura e l’arte. L’unica cosa che è invece permessa è quella di autoorganizzarsi eventi con le proprie forze e a proprie spese, oppure cercare locali, ed anche qui ci son troppi ostacoli per permettere la musica live, vedi Siae, Enpals, controlli dei decibel… Credo che comunque Torino sia solo uno specchio della tragica situazione italiana, destinata a sotterrare chi avrebbe tutte le carte in regola, anni ed anni di studio alle spalle, premiando invece i vari “fenomeni da baraccone” che ultimamente invadono la televisione. A proposito: se veramente vogliamo far qualcosa di concreto, spegniamo la Tv, usciamo e andiamo ad ascoltare gruppi meravigliosi che con il loro lavoro (e spesso non si vedono le ore ed ore di prove, la preparazione di un Cd, i vari viaggi, i ritorni ad ore assurde…) mantengono viva la musica con tutte le loro forze ed i loro sacrifici in Italy!!

4- Sulla vostra biografia si legge: band caratterizzata da una grintosa ossatura rock che si amalgama alla perfezione con atmosfere di sapore più mistico e sognante, perfettamente supportato dalle voci, dal violino e dalle tastiere, pur rimanendo sempre solidamente ancorate ad una potente sezione ritmica. Troviamo queste caratteristiche anche in A Rose for Egeria, vostro ultimo album?

Cosimo: MaterDea nasce con l’intenzione di riproporre in musica l’ambiente e l’atmosfera di magia che alberga in ognuno di noi, tramandatoci dalle antiche culture pagane che via via nel tempo sono state sradicate da culti interessati all’accrescimento del potere e del controllo piuttosto che dello spirito, ecco MaterDea appunto riporta in auge quello che è nella natura dell’essere umano e cioè il sogno, la magia, e tutto questo avviene attraverso le melodie che la voce di Simon le tastiere di Elena e il violino di Elisabetta riescono ad incastonare all’interno di una struttura che conserva i connotati più rock della musica. In A Rose For Egeria troviamo questa caratteristica sicuramente più pronunciata rispetto ai due album precedenti, l’evoluzione verso una struttura più rock della composizione non è stato il frutto di uno studio a tavolino dell’inclinazione del nuovo album, ma una naturale tendenza ad una ricerca di un sound più solido e più consono alla natura dell’attuale formazione ritmica: se metti insieme tre maschietti che trasudano rock da tutti i pori e tre Bionde che hanno i trascorsi musicali più disparati, beh…il risultato non poteva che essere A Rose For Egeria!

5- Quest’anno vi troviamo nel nutrito cast del Triskell, a Trieste. E’ la prima volta su questo palco? Se sì, benvenuti! Se no, bentornati!

Simon: Ma grazie! :) No, questa è la seconda volta, siamo stati ospiti del Triskell all’inizio della nostra avventura MaterDeaiana, nel 2011. E’ un bellissimo festival, molto nutrito e molto ben organizzato e siamo molto felici di ritornarci quest’anno!

6- Cosa vi aspettate da questa esperienza?

Simon: Beh, ci aspettiamo un gran divertimento e ci auguriamo di trasmettere la nostra passione per la musica alle persone che assisteranno al nostro live! Siamo felici di avere questa occasione per fare conoscere al pubblico del Triskell il nostro nuovo album, e anche di riincontrare amici che abbiamo conosciuto li nel 2011 e con i quali abbiamo mantenuto i contatti.

Grazie infinite per il tempo che ci avete dedicato!

Tutti: Grazie a voi!


Tempi Dispari

Year/Mese
Maggio 2014
Reviewer
Caterina Zarpellon
Provenance
Italy

Content on this page requires a newer version of Adobe Flash Player.

Get Adobe Flash player


Iron Folks

Year/Mese
Maggio  2014
Reviewer
Luca Morzenti
Provenance
Italy

MaterDea: in Metal stat virtus

Il 1° Maggio 2014 ha coinciso - oltre che con la celebrazione di Beltane ed altre ricorrenze più o meno sentite - con l’uscita in contemporanea europea del terzo lavoro dei MaterDea, sestetto torinese che in pochi anni si è affermato come una delle migliori realtà del panorama Metal nazionale, sbrigativamente inserito dalla stampa nel calderone Folk ma in grado di emergerne grazie a due ottimi album, il cui successore ci è stato presentato dalla band al gran completo in occasione del concerto al Circolo Colony di Brescia lo scorso 15 Febbraio. Ecco quindi passato, presente e futuro del nuovo disco direttamente dalle voci di Simon Papa (voce), Marco Strega (chitarre, voce), Elisabetta Bosio (archi), Cosimo De Nola (batteria), Elena Crolle (tastiere, voce) e Morgan De Virgilis (basso).

MS - L’album si intitola “A Rose For Egeria”, è il risultato di un lavoro di scrittura iniziato quasi due anni fa, è stato presentato dal vivo il 1° Febbraio all’Hiroshima di Torino ed è… un disco di racconti!

SP - Abbiamo voluto seguire l’impostazione dei precedenti album, quindi ogni lirica rappresenta un tema definito, una narrazione che si riferisce ad una vicenda ben precisa.

Il titolo, quindi, non riconduce ad una struttura definita, o ad un concept?

SP - No, assolutamente: si tratta di una delle storie narrate, che rimangono ognuna un capitolo a sé stante.

Nei nostri recenti incontri mi avevate accennato alla direzione più heavy che avrebbe preso questo disco, ma ascoltandolo emerge anche una forte componente che potremmo definire “sinfonica”: cosa vi ha portati a questa svolta?

SP - Non c’è stata una scelta precisa all’origine, semplicemente i brani sono usciti così, in maniera del tutto spontanea, senza premeditazione

MS - Penso che si tratti della naturale evoluzione del nostro suono, che si è sviluppato nello spazio dei primi due album fino ad arrivare a ciò che è oggi, come emerge ascoltando in sequenza “Above The Mists, Above The Brambles”, “Satyricon” e - appunto - “A Rose For Egeria”.

MDV - E non bisogna poi dimenticare l’apporto dato da Cosimo, che alla sua prima partecipazione in studio ha contribuito fortemente a conferire questa connotazione sonora al disco, dimostrandosi un elemento fondamentale

MS - Per quanto riguarda l’aspetto “sinfonico”, è evidente come gli archi di Elisabetta e le tastiere di Elena abbiano assunto un ruolo più rilevante rispetto a quanto fatto finora, ma non c’è mai stata l’intenzione di inseguire certi schemi a cui il termine “sinfonico” si adatta meglio.

EC - C’è un grande equilibrio fra questi due nuovi elementi, ovvero le sonorità heavy e lo spazio occupato dagli arrangiamenti, e probabilmente è proprio questo il punto di forza del disco.

All’inizio delle registrazioni avete pubblicato in Facebook un breve filmato molto simpatico, che mi ha dato la sensazione di un forte spirito di gruppo, di sei persone che iniziavano un percorso con un’attitudine più che positiva: come sono andate le sessioni?

MS - Le registrazioni hanno occupato circa due mesi e, oltre al lavoro necessario alla realizzazione dell’album, hanno contribuito a cementare ulteriormente i legami che ci tengono uniti in questa “grande famiglia” chiamata MaterDea.

CDN - Abbiamo trascorso moltissimo tempo insieme, anche se più che diventare routine questo stare continuamente a contatto ci ha portati ad essere più simili ad una comune che ad un gruppo Metal!

EB - Una comune di nomadi, visto che abbiamo girovagato in tre differenti studi di registrazione…

Ritornando al titolo, volete spiegare la sua precisa origine?

MS - La ninfa Egeria è una figura che fa parte della mitologia Romana, moglie di Re Numa Pompilio, che si sciolse in lacrime per il dolore causato dalla morte dell’amato dando origine a una fonte, identificata in quella presente nel bosco di Ariccia, sui colli Albani, vicino a Roma (leggetevi le “Metamorfosi” di Ovidio, scoprirete un mondo magnifico, ndr): il brano che dà il titolo all’album non è la trasposizione della vicenda mitica, ma un adattamento che vuole essere un omaggio alle antiche tradizioni religiose italiane, che per secoli hanno caratterizzato il nostro popolo e che oggi, pur con un rinnovato interesse nei confronti del paganesimo, vengono purtroppo trascurate.

Effettivamente si tratta di una scelta piuttosto in controtendenza rispetto a quanto si trova in circolazione, soprattutto in ambito musicale…

MS - Vedi, io penso che attraverso la musica si possa e si debba raccontare ciò che si è, e pur facendo ricorso all’ispirazione o alla fantasia, trattando certe tematiche è facilissimo scadere nell’artificiale, nel poco spontaneo - quando non addirittura nel ridicolo - proprio perché c’è una grande distanza fra la persona (ovvero l’essere umano inteso come somma di tutto ciò che è stato prima) ed una spiritualità che non le appartiene. Ecco perché trovo a volte fuori luogo il continuo rifarsi a mitologie (in primo luogo quella nordica, ma anche sumera, egizia…) che nulla hanno a che fare con noi, con le nostre tradizioni, con ciò che siamo, anche se capita di imbattersi in musicisti che sono realmente coinvolti in queste cose: ovviamente ognuno è libero di fare ciò che vuole, ma è evidente come, il più delle volte, il tutto si riduca a un atteggiamento modaiolo più che ad una reale e intima convinzione. Dopotutto, si tratta di religione…

Siete al terzo album, tradizionalmente quello della svolta per un gruppo Metal: quali aspettative riponete in “A Rose For Egeria”? E quali obiettivi vi siete posti?

SP - È un disco importante per noi, una certezza che abbiamo avuto sin dal primo istante. Ecco perché, dopo un lungo lavoro di scrittura, abbiamo compiuto scelte magari onerose ma finalizzate ad un valido risultato finale, a cominciare dal mastering affidato a Mika Jussila (Nightwish, Amorphis, Edguy, Apocalyptica, Children Of Bodom, Moonspell, Sentenced, Ensiferum…, ndr) presso i leggendari Finnvox Studio di Helsinki, fino ai più piccoli dettagli dell’artwork e del packaging.

MS - Bisogna aggiungere che i nostri fans ci sono stati molto vicini in questo periodo, sostenendoci anche materialmente grazie alle «produzioni dal basso», una formula di crowdfunding davvero efficace e che in un certo senso ci riporta a quel concetto di “grande famiglia” di cui parlavamo.

SP - Per quanto riguarda gli obiettivi più immediati, il 15 Aprile è stato pubblicato il primo singolo “Beyond The Painting”, che ha anticipato di un paio di settimane l’uscita ufficiale dell’album, e stiamo valutando diverse opzioni riguardo la realizzazione di un video. Al primo posto, comunque, ci sarà l’attività live, che si annuncia ricca di concerti anche prestigiosi, visto che abbiamo già in programma alcuni importanti festival europei (oltre a Facebook vi consiglio il sito www.materdea.com, ndr).

MS – Lo ribadiamo, questo è un disco importante, ma ci crediamo molto, e siamo certi che le nostre sensazioni positive saranno avvertite anche da chi lo ascolterà, sia su cd che dal vivo.

Conosco i MaterDea ormai da tre anni, ovvero da quando si esibirono sul palco del purtroppo defunto Fosch Fest nell’edizione 2011 (una manifestazione che ci mancherà molto più di quanto ora si possa pensare…), e da allora ho avuto il piacere di incontrarli altre volte, di seguirli, di conoscerli, sia artisticamente che umanamente. Eppure, con questo nuovo album sono riusciti a sorprendermi, perché da molto tempo non mi capitava di imbattermi in un disco in grado di racchiudere in sé così tante qualità (sia tecniche che artistiche), non ultima una “sincerità” musicale difficile da trovare in un ambiente sempre più condizionato dalle mode (una volta li chiamavamo posers…). Per suonare in questo modo, però, servono persone in grado di farlo, sostenute dalle proprie capacità creative, dalla soggettiva tecnica strumentistica, dagli adeguati strumenti tecnologici, ma soprattutto spinte da quella passione sincera che - appunto - è diventata merce rara. Ecco perché mi piacciono i MaterDea. Spero possa essere lo stesso anche per voi.


Radio RV1

Year/Mese
Febbraio 2014
Reviewer
Mariella Vitale
Provenance
Italy

Content on this page requires a newer version of Adobe Flash Player.

Get Adobe Flash player

 


Rock in Town

Year/Mese
Febbraio 2014
Reviewer
Frankie Converso
Provenance
Italy

Content on this page requires a newer version of Adobe Flash Player.

Get Adobe Flash player

 


L'Antro Oscuro

Year/Mese
Ottobre   2014
Reviewer
DarkE
Provenance
Italy

Ringrazio Marco Strega per la gentile concessione dell'intervista che segue. Grazie della simpatia, della disponibilità e della pazienza.

Il genere musicale dei MaterDea viene definito "Rock Pagan". Chi ha coniato questa definizione musicale?

Marco Strega: Il termine "rock-pagan" è la sintesi perfetta di ciò che facciamo. Non ci piacciono le sottoclassificazioni del tipo: gothic/symphonic/celtic metal, noi suoniamo rock con tematiche pagane, tutto qui.

Metabolizzato il rock e scemato il concetto di "musica del diavolo" pensi/pensate che il termine Pagan possa far altrettanto discutere ai giorni d'oggi?

Marco Strega: Credo sinceramente che il termine stia divenendo inflazionato. Conosco molti musicisti che si etichettano "Pagan" e poi se vai a scavare non sanno nemmeno di cosa si stia parlando. E' un sostantivo che sta subendo un uso improprio, un po' come parecchi anni fa il "black metal": alcuni facevano sul serio (Mercyful Fate, Venom, Slayer), per molti versi invece era una pagliacciata che attirava l'attenzione.

La Mater Dea, la Grande Madre è un concetto alla base della religione primordiale che identifica e venera la terra come un'entità spirituale e che mette in stretto legame l'essere umano ed ogni forma vivente con essa. Il rispetto per l'ambiente, oltre che per il prossimo, credo quindi debba essere un proposito di ogni "wiccano". Siete attivisti in una qualche maniera, ambientalisti, seguite uno stile di vita particolare, o adorate passeggiare negli alpeggi d'alta quota con un Suv? Come ve la cavate con la raccolta differenziata?

Marco Strega: Personalmente il mio cammino spirituale va oltre al rispetto per l'ambiente e la raccolta differenziata :) Non sono un wiccano, sono dianico e panista, amo esotericamente e tradizionalmente la mia terra e le mie origini italiane, per questo motivo tendo a seguire culti agresti che mi riallaccino al pantheon italico. Vivo con mia moglie in un bosco in un casale settecentesco che è anche il mio studio di registrazione, odio l'automobile e sono fortemente contro ai "montanari della domenica".

C'è spazio in Italy per la cultura Celtica? Esiste una tradizione o solo un interesse musicale e folkloristico d'oltralpe?

Marco Strega: In Italy sembra non esserci più spazio per nulla, figuriamoci per la cultura celtica. Viviamo in un paese ridotto all'osso, dove il denaro pubblico viene speso per tutto tranne che per l'arte. Il grande rammarico che ho è di non aver fondato MaterDea 20 anni fa, quando la professione del musicista dava ancora soddisfazioni economiche e gli spazi per la musica erano molteplici.

Cosa comprendono le vostre personali playlist musicali? Cosa ascoltate?

Marco Strega: Personalmente sono un onnivoro musicale. Ovviamente adoro il rock in tutte le sue sfumature, mi piace la dance anni 70 e la fusion. A volte necessito di sintonizzarmi in filodiffusione per allargare la mia cognizione di arrangiatore, quindi mi immergo nei quasi incomprensibili meandri della musica classica.

Siete al pub con gli amici potendo scegliere cosa preferireste? Cidro, Idromele, Ippocrasso o birra e vino?

Marco Strega: Vino rosso tutta la vita.

Quando hai iniziato ad interessarti della musica?

Marco Strega: Ho cominciato ad appassionarmi alla chitarra intorno ai 12 anni, con l'aiuto di mio padre, anche lui musicista.

Parliamo del percorso artistico, cosa puoi dirci? Come è avvenuto il vostro incontro?

Marco Strega: Ti riporto una breve bio: MaterDea nasce nel 2008 dalla collaborazione tra Simon Papa e Marco Strega che danno vita ad una band caratterizzata da una grintosa ossatura rock che si amalgama alla perfezione con atmosfere di sapore più mistico e sognante, perfettamente supportato dalle voci, dal violino e dalle tastiere, pur rimanendo sempre solidamente ancorate ad una potente sezione ritmica. La perfetta sinergia tra la parte maschile e quella femminile, i costumi di scena, gli strumenti, le atmosfere musicali e gli intrecci vocali contribuiscono a rendere lo spettacolo unico e coinvolgente. Nel loro primo album “Below the Mists, Above the Brambles” (Capogiro Records -2009) si sono avvalsi della collaborazione musicale dell'accordionista scozzese John Whelan nella ballata “Another Trip to Skye” di cui hanno prodotto l'omonimo video-clip. Nel 2011 la band produce il secondo album “Satyricon” (Midsummer's Eve - 2011) che esce in autunno insieme al nuovo videoclip ispirato al brano “Lady of Inverness” e colleziona molte recensioni estremamente positive sia in Italy che all’estero. Tra il 2011 e il 2012 la band partecipa a numerosi importanti Festivals italiani ed esteri tra i quali spiccano il Pipes and Drums Celtic Festival (Ginevra), il Fosch Fest (BG), il Triskell Festival (TS), il Tarvisium Celtica di (TV). Nel 2012 e 2013 l’attività live continua all’Insubria Festival (MI), il Beltane Festival (BI), il Celtic Days Festival (BS) ed il Female & Folk Fest (MI), ElfFest (TO), Nistoc Festival (BS), Isola Rock (VR). Nell’autunno del 2012 MaterDea inizia la produzione del terzo album, "A Rose for Egeria" (Midsummer's Eve – 2011), tuttora in lavorazione con uscita autunno 2013. Con i brani “Another Trip to Skye” e “Fairy of the Moor” i MaterDea si sono piazzati ai primi posti delle programmazioni delle radio podcast internazionali come: Celtic Radio (Scozia) – Radio Aena (Germania) - ImRadio (Illinoise) – Irfc Radio (Irlanda) – Pagan Fm (Inghilterra) - Radio Schlag-Fertig (Germania) – Underground City Radio (Belgio) – Kzum Radio (Nebraska) – All Irish Radio (Irlanda) – Radio Zygomar (Francia) – Power of Prog (Florida) e sono stati votati per due anni “Artisti del mese” dalla radio Pagan Radio Network (California).

C'è qualche novità in uscita? Qualche nuovo progetto?

Marco Strega: Il 1 febbraio 2014 uscirà il nostro terzo album. "A Rose for Egeria".

Un sogno nel cassetto?

Marco Strega: Continuare a suonare con le persone che amo.

A chi volesse seguire la vostra strada cosa consigliereste?

Marco Strega: Siate voi stessi anche in musica, lasciate uscire il demone che è in voi, qualsiasi conseguenza porti perché l'essenziale è essere, non apparire.

Un ultimo saluto?

Marco Strega: Grazie Eleonora, abbraccio tutti i lettori e vi do appuntamento alla Candelora del 2014 (precisamente il 1 febbraio) per l'uscita del terzo album di MaterDea "A Rose for Egeria".


La Stampa

Year/Mese
Ottobre   2014
Reviewer
Valentina Esposito
Provenance
Italy

Intervista ai due leader della band torinese in concerto questa sera all'Hiroshima Mon Amour, fra atmosfere celtiche e rock. In tutta Torino fervono i preparativi per Halloween ma all’Hiroshima Mon Amour preferiscono puntare sulla musica perché i grandi protagonisti della serata del 31 ottobre saranno i MaterDea, un progetto musicale nato dalla creatività e dalla voglia di suonare di Marco Strega e Simon Papa, il chitarrista e la cantante della band, appoggiati anche dagli altri componenti. Suoneranno assieme a Trombe di Falloppio e The Rock Alchemist, per una serata che si prospetta carica di emozioni e buone canzoni.

VALENTINA: Com’è nato il progetto "MaterDea" e da dove viene questo nome?

SIMON: Questo progetto nasce da una collaborazione tra me e Marco per la realizzazione della colonna sonora di un cortometraggio. Marco cercava una voce femminile per interpretarla e quindi insieme abbiamo scritto un brano che si sarebbe poi intitolato "Mater Dea". Dopo averlo registrato e averne composto un secondo, abbiamo deciso di lavorare a un vero e proprio album e abbiamo scelto di usare il nome MaterDea per l’intero progetto, proprio perché descriveva perfettamente le storie che stavamo raccontando, riferite all’antico culto della Dea Madre.

VALENTINA: Il vostro è un genere di musica che in Italy è decisamente non commerciale. Come mai avete scelto proprio questo stile?

SIMON: Veramente più che una scelta è avvenuto tutto in maniera del tutto spontanea: Marco e io arrivavamo da due mondi musicali molto diversi, e abbiamo messo insieme quello che era il nostro stile, cercando la fusione ideale tra la mia voce sognante e leggera e le sue possenti chitarre. Questa formula è diventata la caratteristica portante di MaterDea ed è stata molto apprezzata proprio perché originale ed inconsueta. All’estero abbiamo avuto bellissime recensioni sia per il primo album “Below the mists, above the brambles”, caratterizzato da una connotazione più sognante inserita all’interno di una solida ossatura rock, sia per il secondo, “Satyricon”, che ha preso una direzione decisamente più metal senza però perdere le caratteristiche peculiari del nostro stile. In Italy sembra che a volte i recensori di musica abbiamo bisogno a tutti i costi di inquadrarti in qualche cosa di pre-esistente, ma noi pensiamo che la musica sia un’espressione unica e legata alla sensibilità dell’artista e che quindi debba essere ascoltata come qualcosa di nuovo, da scoprire. La cosa importante è che si riesca ad emozionare qualcuno e noi i questo senso abbiamo ricevuto dei bellissimi commenti da tante persone ed è l’unica cosa che veramente conta.

VALENTINA:Da dove traete l’ispirazione per le vostre canzoni?

SIMON: Usiamo il background rock di Marco, la sua esperienza e il suo amore per le atmosfere della musica celtica con la mia naturale attitudine a cantare in modo a volte morbido e sognante, altre volte più incisivo, dato dalle mie frequentazioni dei più diversi stili musicali. Ogni canzone viene suggerita dagli ambienti sofisticati delle armonie e dagli arrangiamenti che Marco crea a partire dai suoi riff di chitarra, su cui successivamente io lavoro per trovare la melodia della linea vocale. Spesso ci troviamo insieme per decidere la linea melodica migliore, solo dopo mi cimento nella stesura del testo. I soggetti sono ogni volta diversi, a volte "nascono" in modo intuitivo dall’ambientazione sonora, a volte decisi scegliendo un soggetto in particolare, come è stato in prevalenza per il secondo album e come continua ad essere per alcuni brani di “A rose for Egeria” il nuovo disco a cui stiamo lavorando. La fantasia è molta e creare sempre nuovi personaggi e nuove storie ci diverte tantissimo e ci entusiasma.

VALENTINA: Come sta procedendo la vostra tournée? E quali progetti avete per il futuro?

MARCO: Siamo in una fase anomala. Stiamo componendo il nuovo album, il terzo, lo stiamo registrando e nel frattempo troviamo spazio per i concerti live. Solitamente i tour chiudono con l’autunno per dare modo alla produzione di concentrarsi sulle nuove composizioni, ma noi continueremo perché alla fine è la cosa che più ci piace fare e credo che anche quest’anno non fermeremo il nostro calendario. Inoltre abbiamo in progetto la produzione di un videoclip, un video live e la collaborazione con agenzie estere per affiancare il nostro nome a band importanti in Europa. Per il momento credo che Simon e io ci caleremo nella parte compositiva, abbiamo diversi brani già imbastiti e non terminati, quindi urge un’azione determinata per non perdere lo spunto compositivo.

VALENTINA: Parlando del vostro concerto all’Hiroshima di questa sera, come sarà lo spettacolo?

MARCO: Il concerto di stasera è la prima vera collaborazione live con la nostra nuova produzione, la Dracma Records, quindi l’aspettativa principale è dimostrare a chi ha creduto in noi "sulla carta" le nostre potenzialità live e la nostra presa sul pubblico, anche se questo aspetto l’hanno già riscontrato un paio di settimane fa in occasione della nostra performance in Germania. Siamo molto soddisfatti di questa collaborazione: è la prima volta in tre anni che abbiamo a che fare con persone veramente competenti e che viaggiano sulla nostra stessa lunghezza d’onda. Carlo e Christian sono professionalmente ineccepibili e disponibili e siamo tutti quanti proiettati verso l’obiettivo comune di portare MaterDea a livelli internazionali.


Metal.it

Year/Mese
Marzo 2012
Reviewer
Sergio "Erno" Rapetti
Provenance
Italy

Per quanto nel nostro logo ci sia scritto Metal.it, non abbiamo mai voltato le spalle a proposte musicali un po’ borderline soprattutto se di valore - come si è appunto rivelata quella dei MaterDea, qui rappresentati dal chitarrista Marco Strega. 

SERGIO: Guardare ai MaterDea mi fa pensare a qualcosa che va oltre al solo aspetto musicale, o sbaglio?

MARCO: In effetti per quanto mi riguarda MaterDea è la giusta coesistenza delle mie due priorità vitali: la musica e la spiritualità. Insomma abbiamo trovato un modo efficace di parlare di un antico culto tramite la cosa che amiamo più fare: comporre e suonare.

SERGIO: Come è nata l’idea dei MaterDea e come si è sviluppata dai primi passi ad oggi?

MARCO: Avevo già lavorato con Simon nel 1990, in uno studio di registrazione torinese, in occasione della produzione di alcune mie composizioni. Lei era ed è un nome di tutto rispetto per quanto riguarda il turnismo in studio, quindi l’ho ricontattata nel 2008 per la produzione di spot televisivi in lingua portoghese e poi successivamente nel 2009 affinché mi aiutasse nelle parti vocali per una colonna sonora di un cortometraggio. Proprio per quell’occasione avevamo composto insieme il brano “Mater Dea” e ci è talmente piaciuto il risultato che abbiamo deciso di continuare la nostra collaborazione al di fuori della produzione cinematografica, cominciando a scrivere i primi brani di “Below the Mists, Above the Brambles”.

SERGIO: “Satyricon” è il vostro secondo album, quale è stata la vostra evoluzione dopo “Below the Mists, Above the Brambles”?

MARCO: A dire la verità inizialmente in “B.t.M.A.t.B.” avevo quasi rinunciato al suono che in generale piace a me, ovvero quello 70/80 delle produzioni rock britanniche e americane, immergendomi completamente nello studio di arrangiamenti più acustici e consoni alla fattura artistica di Simon. Le ambientazioni iniziali erano molto leggere e di sapore e contenuti puramente celtici, ma arrivati al terzo brano ho proposto a Simon di arricchire l’arrangiamento con un suono di chitarra un po’ più consistente.Da quel momento la cosa ha preso il volo e lo stile dei brani ha decisamente virato su contaminazioniheavy/rock con grande sorpresa per tutti, vista la riuscita coesione tra l’impalpabile leggerezza delle voci e degli strumenti acustici e lo zoccolo duro della band, ossia basso, chitarra e batteria. E poi alla fine sai anche tu come va a finire… il richiamo della foresta è troppo forte per noi vecchi dal cuore metallico: la manopola del drive passa da 5 a 10 come ridere ed ecco quindi l’evoluzione musicale di MaterDea spalmata in tre anni e due album… Orientativamente oggi tendiamo a liberare il mio istinto compositivo sulle cose forti e ben ritmate, conservando la naturalezza e la sinuosa melodicità degli interventi compositivi di Simon sia in fase lirica che nella stesura delle linee vocali. Comunque molto del suono di MaterDea è dato dalla scelta degli arrangiamenti acustici ed elettronici finali che comincio solo quando Simon ha terminato tutte le sue strutture definitive.

SERGIO: Come mai avete deciso di inserire nel disco un riarrangiamento del brano di Branduardi "Il Signore di Baux"?

MARCO: Perché di comune accordo abbiamo deciso di proporre un ri-arrangiamento di una cover su ogni album. Su “B.t.M.A.t.B.” è toccato a “The Mummer’s Dance” della Mc.Kennit, su “Satyricon” un riadattamento in lingua inglese de “Il Signore di Baux” di Branduardi e il risultato ci è sembrato molto affine a ciò che proponiamo, specie in sede live.

SERGIO: Come si sviluppa invece un vostro brano? E' più difficile dare il via al songwriting o svilupparlo poi tutti assieme?

MARCO: Adoro cominciare un nuovo lavoro, quando il bancone del mio studio è immacolato e privo di residui di nottate trascorse a scrivere e registrare, su di esso nemmeno un bicchiere dal fondo di vitigno e nessun posacenere stracolmo implorante pietà. Solitamente tutto parte da un riff di chitarra. Amo a dismisura i riff di chitarra e credo che persone come Malcolm Young e Tony Iommi abbiano composto dei veri capolavori in questi decenni. Sono sempre stato dell’idea che non ci sia assolo che possa competere contro un riff così geniale come l’inizio di Back in Black o di The MobRules. Quindi imbraccio la chitarra ed inizio a suonare qualsiasi cosa mi passi per le mani fino a che non salta fuori uno spunto interessante sul quale cominciare a lavorare. Mi piace scomporre i tempi, facendo in modo che il riff sia staccato dalla parte ritmica e dal giro di basso, senza contare che a mio parere un buon suono fa già gran parte del pezzo. Fondamentalmente prediligo partire dal blocco importante della canzone, il ritornello o il bridge che lo fa arrivare, confidando molto poi sulla capacità di Simon di frantumare ogni spunto melodico mi sia venuto in mente per la parte vocale. Credo che lei abbia una capacità innata di risolvere melodicamente ogni incastro armonico che magari non mi convince. Dopodiché comincio a strutturare la parte di batteria; a volte anche solo un fill o un controtempo offrono ottimi spunti compositivi. Quindi aggiungo la linea armonica di basso provvisoria, anche solo la struttura tonica come conferma di aver fatto un buon lavoro ritmico con le chitarre. Successivamente scrivo le parti dei tema fondamentali del brano (ad esempio l’inizio di Satyricon o di The Green Man) e le spedisco ad Elisabetta e a Elena che più avanti mi raggiungeranno nel mio studio per registrare “live” i loro strumenti. Da qui in poi è tutto nelle mani di Simon che dopo aver registrato una linea guida della parte vocale comincerà ad affrontare le tematiche del brano ed il testo. Dal momento che il brano ha la sua struttura definitiva e che i musicisti hanno registrato le loro parti, concludo l’arrangiamento per dedicarmi completamente alla registrazione delle voci definitive di Simon.

SERGIO: Hai voglia di entrare un po' tra le trame del nuovo disco e spiegarci come è nato... cosa ci racconta ... e quali sono le vostre aspettative?

MARCO: Fondamentalmente “Satyricon” come il suo predecessore è un album di concezione pagana, indipendentemente dall’etichetta sonora che gli si voglia attribuire. Questo fa sì che i fruitori della nostra musica siano piuttosto variegati: paradossalmente piacciamo sia a chi digerisce poco il rock pesante e allo stesso tempo a quelli che solitamente pogano con gli Heidevolk, questo credo sia da attribuire alle tematiche che siamo soliti affrontare all’interno dei testi. Ci aspettiamo di raggiungere il più gran numero di persone possibili che capiscano attraverso le nostre note e le nostre parole che MaterDea non è solo una band di musica rock, ma un viaggio appassionante - a volte delicato, a volte forte e struggente - la cui meta è sempre e solo una: l’incontro con una forza primordiale che gli antichi chiamavano Grande Madre.

SERGIO: "Satyricon" ha fatto capolino su diverse riviste e webzine, come è stato confrontarsi con la scena Hard & Metal E quali sono stati i riscontri?

MARCO: E' stata una sfida con noi stessi, nel senso che eravamo consapevoli del fatto che il più delle volte album come il nostro, probabilmente di più difficile interpretazione e collocazione rispetto ad altri, non capitano tra le fauci di chi mastica di spiritualità e lirismo. Mi spiego meglio: credo sia più facile recensire un brano come “Vodka” dei Korpiklaani – più diretto ed immediato – piuttosto che la nostra “Benandantes, Malandantes”, questo per il fatto che la maggior parte dei recensori, data anche la mole di lavoro che sono costretti ad affrontare, predilige il brano goliardico ed accattivante piuttosto che addentrarsi nei meandri bucolici e mistici dei nostri testi. Ad ogni modo siamo più che soddisfatti del risultato, tant'è che in Italy non siamo scesi sotto il 7,5 di votazione, con punte di 8/8,5, mentre all'estero in particolare in California e Scozia siamo arrivati a 10 su 10.

SERGIO: Anche dal vivo avete diviso il palco con gruppi diversi da voi (ma anche tra loro...) come Korpiklaani, Heidevolk o Folkstone, vi siete trovati a vostro agio?

MARCO: Assolutamente sì. Generalmente l'arroganza e la presunzione sono un prerogativa tutta italiana. Korpiklaani, Heidevolk e Folkstone (con questi ultimi abbiamo condiviso il palco un paio di volte) sono stati disponibilissimi e molto affabili. In particolare ci tengo ad evidenziare la professionalità del gruppo lombardo, poiché mi è capitato raramente di trovarmi di fronte ad uno spettacolo curato nel minimo dettaglio ed una capacità di tenere il palco che non ha nulla da invidiare ai nostri colleghi stranieri.

SERGIO: Tra di voi chi ha nel proprio background un bagaglio Heavy Metal? E chi ancora oggi non sa nemmeno di cosa sto parlando eheh?

MARCO: Sicuramente io, Morgan (bassista) e Elena (tastierista). Io sono nato musicalmente negli anni 80 ed ho formato il mio carattere di chitarrista suonando dietro ai dischi dei Sabbath, dei Saxon e più avanti degli Anthrax e dei Mercyful Fate. Morgan ha anche lui il suo passato heavy e so che predilige il rock più classico alla Maiden e alla Van Halen. Elena essendo la più giovane della band ha affinato il suo gusto musicale sui brani dei Nightwish e su tutto ciò che è symphonicmetal ed essendo una virtuosa dei tasti bianchi e neri questo è comprensibile. Elisabetta arriva dalla musica gitana e klezmer e forse questo è proprio il tocco in più che fa dei brani di MaterDea qualcosa di veramente originale. Simon è una cantante raffinata che ha deciso di punto in bianco di mettersi alla prova, accettando la sfida che le ho lanciato tre anni fa in maniera molto coraggiosa se pensi che proviene da un mondo totalmente diverso dal nostro come la musica d'autore brasiliana. Le sono molto grato per questa scelta; ha dimostrato di aver talento da vendere e che un artista per considerarsi tale deve sapere osare ed affrontare situazioni che inizialmente possono non sembrargli congeniali. In più possiede una dote che è assai rara in questo ambiente: l'umiltà e la disponibilità, nonché una grandissima dose di altruismo.

SERGIO: Non credo di sbagliare nel riconoscere a Marco dei trascorsi piuttosto variegati... dalle Trombe di Falloppio ai MaterDea potrebbero starci almeno un paio di universi paralleli...

MARCO: Non sbagli. E i 19 anni trascorsi con le Trombe di Falloppio mi hanno fatto crescere come musicista, mi hanno fatto conoscere il palco e questa meravigliosa professione. La cosa che accomuna le due situazioni sono i leaders: Falloppio e Simon sono i migliori soci con cui io abbia mai lavorato finora, sono le uniche persone delle quali mi fido ciecamente a livello professionale perché so che agirebbero all'interno della band nello stesso identico modo in cui mi proporrei io. Hanno entrambi una maturità musicale tale che non c'è mai stato bisogno di discutere sulla stesura di un brano o di un arrangiamento, ci siamo sempre capiti al volo e senza la necessità di sprecare parole. Sono entrambi due artisti eccezionali e per uno come me che di mestiere fa il compositore prima del chitarrista, avere la possibilità di lavorare con persone così è il massimo che si possa desiderare.

SERGIO: Non sembra comunque meno importante l'aspetto visivo del gruppo.

MARCO: Certo. La musica è spettacolo e anche l'occhio vuole la sua parte. Mi inimicherò qualcuno dicendo che puoi essere inverosimilmente bravo sullo strumento, ma se sul palco sei vestito come un ragioniere secondo me passi inosservato. L'anno scorso ad Amburgo sono rimasto folgorato dai CorvusCorax che oltre ad essere molto originali a livello musicale hanno un look che è folgorante. Personalmente credo che una band debba occuparsi anche di questo per essere completa artisticamente. Non so se ti è capitato di vedere i Coppelius, sono una band tedesca che ha fuso il metal con gli strumenti della tradizione classica come i clarini e il contrabbasso ad arco. Ebbene, loro sono magnifici sia da ascoltare che da vedere, sembrano saltati fuori da un film di Tim Burton.

SERGIO: Quali saranno i vostri prossimi impegni?

MARCO: Intanto abbiamo cominciato le stesure dei brani del nuovo album che presumibilmente sarà in uscita alla fine del 2013, Maya permettendo. Attualmente siamo in giro con il “Satyricon Tour” che in primavera ci vedrà presenti Brescia il 14 aprile, a Friburgo in Svizzera il 27, a Biella il 4 maggio, ancora a Brescia il 5, a Biella di nuovo il 12, ad Asti il 18, a Torino il 25. Per tutti gli altri appuntamenti estivi invitiamo tutti gli amici di Metal.it a seguirci sul nostro sito www.materdea.com.

SERGIO:Infine, non mi resta che consegnarvi questo spazio finale... fatene buon uso!

MARCO: A nome di tutti i MaterDea ringrazio te Sergio per averci ospitato su queste pagine e un ringraziamento particolare va a tutta la redazione di Metal.it per il supporto che continuate a dare al metal italiano, invitando i vostri lettori a continuare a seguirci e a venirci a trovare on stage.


Mundo Rock

Year/Mese
Gennaio 2012
Reviewer
Enrique Luque
Provenance
Spagna

Tras escuchar en profundidad su nuevo trabajo discográfico, ‘Satyricon’, el cual reseñamos hace apenas unas semanas en Mundorock, hemos tenido la ocasión de hablar con la banda MaterDea. Un conjunto italiano que de forma exclusiva nos ha dado acceso al mágico jardín desde el que crean su música. 

ENRIQUE: ¿Cómo ha sido el proceso de composición y grabación de vuestro nuevo álbum, 'Satyricon'?

SIMON: Hola Enrique, estoy muy contenta de poder hablar contigo. El proceso de composición de ‘Satyricon, igual que el de nuestro primer álbum ‘Below the Mists, Above the Brambles’ comienza con los ambientes que Marco crea con su guitarra rítmica a través de los cuales se construyen la estructura y la armonía de cada nueva canción. Luego me pasa a mí el arreglo inicial y yo empiezo a crear la melodía vocal de la canción, a veces lo hacemos juntos hasta que encontremos la fórmula que más nos gusta.

MARCO: Después de que la melodía vocal sea aprobada por los dos, Simon comienza a trabajar en las letras. En ‘Satyricon’ todas las canciones nacen de un tema en particular: el Sátiro y las Ninfas, un hada poderosa que manda en la lluvia, el Hombre Verde, la comunidad celta, una chica con grandes poderes psíquicos, y así sucesivamente. Las letras de ‘Satyricon’ son una mezcla de las investigaciones de Simon sobre cada tema y su don natural para dar rienda suelta a su fantasía y dejar que las imágenes fluyan por su mente hasta que empiezan a tomar forma.

ENRIQUE: Vuestro nuevo disco está lleno de belleza. Todo tipo de belleza: musical, épica, pasional. ¿En ocasiones es mejor vivir en un mundo de fantasía que en el real?

SIMON: Creo que es algo habitual en la naturaleza humana buscar la belleza en todas las experiencias que vivimos. Pero el sentido de la belleza también se puede encontrar dentro de nosotros, se puede alimentar en nuestros corazones y de esta manera podemos mejorar nuestra capacidad de influir de manera positiva en las cosas que encontramos en nuestro día a día. Cuando escribimos una canción intentamos demostrar la belleza que hay dentro de nosotros y en toda la gente que escucha nuestra música; es un intento, por así decirlo, de entrar en un mundo mejor. Por supuesto me gusta viajar mentalmente a distintos reinos de fantasía. ¡Creo que es unas de las cosas que más me gusta hacer!

ENRIQUE: En tiempos tan difíciles como los actuales, con tanta corrupción, contaminación, decepciones políticas, guerras... ¿Dónde encontráis inspiración para desarrollar vuestra música?

SIMON: Creo que siempre hay un lugar dentro de nosotros donde estamos conectados con un verdadero sentido de la vida, con la naturaleza, el amor y, como he dicho antes, con la belleza. Siempre hay una parte en nosotros que se puede abrir para llegar a nuestra mente, nuestro corazón y casi poder viajar por todo el universo.

ENRIQUE: Tengo esta pregunta en la cabeza desde que vi vuestro nuevo vídeo promocional Lady of Inverness. ¿Es, hoy por hoy, otro mundo posible?

SIMON: Creo que es posible, sí. Pero sólo podemos crearlo a partir de la propia gente, pensando de forma independiente y luego formando auténticas comunidades con una visión diferente de la vida. Creo firmemente que tenemos que cambiar la manera en la que entendemos la vida y nuestra relación con el planeta.

ENRIQUE: La formación de MaterDea parece una gran familia. Al menos, esa es la impresión que el grupo ofrece desde el exterior. ¿Cuál es la relación entre los miembros? ¿Es ese el secreto de vuestra música?

ELISABETTA: Sin duda. Lo que vincula a los miembros de la banda no es sólo una relación de trabajo, sino una profunda amistad y mucho entendimiento entre nosotros. No es fácil encontrar gente con la que puedes tocar, ganar dinero, pero también comer y cenar juntos. No se trata de reunirnos en los conciertos y ensayos. Todos estamos bien juntos. Sí, creo que este es uno de los ingredientes que hacen de nuestro grupo esté realmente unido y cohesionado. Quién sabe, tal vez uno de los secretos de nuestra música.

ELENA: Creo que el secreto de la buena música no es sólo una, sino muchas cosas, sobre todo las emociones e imágenes que los compositores quieren transmitir y estoy segura de que Marco y Simon han logrado que MaterDea no solamente sea un grupo de músicos, sino también un mensaje de un estilo de vida diferente, que busca la belleza, la naturaleza, la antigüedad, como un sueño, tal vez trascender la propia música a veces. Y creo que este objetivo no puede alcanzarse si los miembros de la banda no tuviéramos una relación buena e intereses comunes entre nosotros. Personalmente me divierto mucho con ellos y nuestra relación es muy importante si queremos reproducir música con el corazón, no solo con el cerebro. Cuando tocamos en directo, me encanta mirar a Marco, Simon, Beth, Morgan y Markut y sentir la fuerza que transmite nuestra música unidos. Vivimos la música también fuera de los conciertos, así que es maravilloso...

En el mundo actual, a veces olvidamos las cosas más importantes, como el amor, el erotismo, la belleza, la música, la naturaleza... ¿Nos hemos convertido en animales de rutinas, demasiado cobardes y convencionales?

ELENA: Yo creo que en este momento histórico por el que pasamos vivir nuestras propias vidas y pensar en quiénes somos y quiénes queremos ser es más difícil que en el pasado. La globalización y la tecnología en general hacen posible obtener todo de una vez y el estilo de vida moderno es realmente demasiado frenético. Uno no tiene que trabajar duro para conseguir vídeos, música, experiencias. No encontramos tiempo para la contemplación, porque el mundo está corriendo rápido y tememos quedarnos atrás. Piensa, por ejemplo, en la burocracia. ¡Todo el mundo conoce y controla todos los datos acerca de nuestras vidas! A veces estaría bien permanecer apartados, libres, siendo nosotros mismos; pasar tiempo contemplando la naturaleza, la vida y la belleza que existe en las cosas sencillas. Y esto es muy valioso, porque cuando se hace arte es importante tener un profundo sentido del mundo que se esconde dentro de nosotros. Sin embargo, creo que muchas personas son capaces de trascender los convencionalismos y la superficialidad y sentir la belleza de lo que hay a nuestro alrededor. La tecnología también nos puede ayudar a conseguir cosas que eran imposibles antes. Es posible usar la tecnología de manera correcta para mejorar y enriquecer nuestras experiencias en la vida.

ELISABETTA: Creo que por desgracia la mayoría de la gente, por trabajo, se ve obligada a vivir en las grandes ciudades y tiene muy poco contacto con la naturaleza. Pero también hay personas que tienen la oportunidad de despertar por la mañana y observar hermosos paisajes frente a ellos. Esto es algo que sin duda mejora nuestra inspiración a la hora de escribir canciones nuevas y llenas de un profundo amor por la naturaleza y los seres vivos (reales o imaginarios). Algunos de los miembros de la banda viven en el campo realmente, y eso seguro que se expresa a través de nuestras canciones.

ENRIQUE: Durante mis vacaciones por España, a menudo encuentro mercados y fiestas medievales muy cuidadas. Especialmente en los lugares más rurales de la península. ¿Tenéis planes de venir a promocionar vuestro trabajo aquí? Estoy seguro de que algunos de nuestros alcaldes estarían encantados de contar con MaterDea.

MARCO: ¡Por supuesto que estaríamos encantados de actuar en España, sería maravilloso! Somos una banda muy joven y nuestros managers están en contacto con muchos lugares, festivales y clubes de toda Europa. Pero si alguien de por allí tiene alguna sugerencia, ¡por favor que se ponga en contacto con nosotros!

ENRIQUE:¡Muchas gracias por todo y mucha suerte en el futuro!

SIMON: Gracias a ti, Enrique, y por la oportunidad de estar en vuestro portal.


Mondo Metal

Year/Mese
December 2011
Reviewer
Marcello Ferrau
Provenance
Italy

Mondo Metal intervista Simon Papa e Marco Strega, voce e chitarra della Elvish Rock Band piemontese MaterDea.

MM: Salve ragazzi, benvenuti sulle pagine di Mondo Metal.
Parlateci dei "MaterDea". Come e quando è nato questo progetto?

SIMON: Questo progetto è nato nel 2008 dall'incontro artistico tra me e Marco Strega, in quell'estate stavamo lavorando insieme alla produzione di audiovisivi e in autunno lui mi ha chiesto di lavorare insieme a un brano per la colonna sonora di un cortometraggio in cui voleva una voce femminile… Così è nato il primo brano che abbiamo scritto insieme, "Mater Dea". Il risultato ci ha così tanto appassionato che abbiamo deciso di farne un altro, e così abbiamo scritto e registrato anche "Fairy of the Moor", che secondo me è uno dei brani più belli e ispirati che abbiamo fatto. Dopo questi due brani ci è venuta voglia di lavorare a un intero album, e abbiamo scelto MaterDea come nome del progetto. 

MM: Parlateci di "Satyricon", il vostro nuovo album: quanto lavoro ha richiesto, anche a livello di songwriting, e quali sono, secondo voi, i suoi punti di forza?

MARCO: Abbiamo iniziato a lavorare su "Satyricon" dalla primavera del 2010, dopo l'uscita del nostro primo album "Below the Mists, Above the Brambles" e, come per il primo lavoro, abbiamo scritto e registrato un brano alla volta, partendo dal riarrangiamento del brano di Branduardi "Il Signore di Baux", che era un'idea che avevo già da un po'… Simon ha fatto un riadattamento del testo in inglese, mentre io lavoravo all'arrangiamento. Poi siamo passati alla title track "Satyricon", e abbiamo subito dopo deciso di chiamare così anche l'album, che è stato poi terminato solo un anno dopo, perché nel frattempo abbiamo dovuto anche concentrarci sulla band e sugli appuntamenti live che stavano arrivando. Senza contare poi che la nostra band ha subito diversi cambi in questi 2 anni. Secondo me il punto di forza di MaterDea sta nel fatto che questa band sia formata da persone incredibili, e non parlo tanto tecnicamente quanto umanamente. Quando siamo insieme aleggia nell'aria una sorta di "appartenenza" che ho ritrovato nell'attuale ensemble dopo anni e anni di ricerca. È una cosa molto preziosa che fa stare bene, che risolve i problemi quando si presentano; ho sempre detestato suonare nelle bands di turnisti in cui l'unico scopo fondamentalmente era quello della paga a fine serata. Per il resto eravamo dei perfetti sconosciuti che si ritrovavano esclusivamente per lavorare. MaterDea è qualcosa di diverso: è fare la lotta su un divano con la tua tastierista e la tua violinista dopo aver alzato un po' il gomito, sono i chilometri in autostrada con il tuo bassista per andare a comprare un nuovo strumento, non riuscire a dormire in hotel dopo un concerto perché il tuo batterista russa come un orco... insomma, sono tutti questi momenti di aggregazione familiare che fanno grande una band. E tutto questo si riflette sui dischi e sui palchi, e la cosa più eccezionale è che la gente che ti ascolta lo percepisca. 

MM: Quali sono le tematiche principali dei vostri testi? C'è un argomento, o uno stato d'animo, in particolare da cui traete maggiore ispirazione?

SIMON: Per questo album abbiamo scelto di rappresentare storie su personaggi ben definiti, ogni brano aveva un soggetto particolare come il satiro, i Benandanti, l'uomo verde, la comunità celtica (e qui abbiamo omaggiato i nostri amici che hanno lavorato con noi sul set del videoclip di "Another Trip to Skye", i Terra Taurina), una piccola indovina, la Fata di Inverness… Per me è stata una bella esperienza, anche se a volte faticosa, perché ho dovuto studiare molte cose nuove, ma alla fine ho imparato molto. Naturalmente, a partire da questi personaggi poi era la mia fervida fantasia che creava le storie, ed è come se ogni testo fosse diventato una specie di piccolo capitolo in un libro di racconti. Quello che mi stupisce sempre è come spesso, una volta deciso il soggetto, liberando l'immaginazione le parole arrivino naturalmente, fluiscano, e a un certo punto è come se lo stesso soggetto ti portasse dove ha deciso lui, come in una specie di interazione.. Credo che lo stato d'animo giusto sia quando riesci a lasciarti andare e crei un canale di comunicazione fra dentro e fuori. 

MM: Passiamo all'argomento "live": quanta importanza gli date rispetto allo "studio" e cosa deve aspettarsi da voi chi va a vedervi?

SIMON: Per noi la parte live è importantissima! In particolare io e Marco abbiamo iniziato a suonare proprio in un periodo in cui l'attività live era molto intensa per tutti i musicisti che avessero qualcosa da dire, si suonava regolarmente, i locali dove si faceva live erano sempre pieni. Il concerto è il momento in cui ti misuri veramente con il tipo di impatto che la tua musica può avere sulle persone, e abbiamo sempre curato molto ogni evento live di MaterDea per fare in modo che le persone si portassero a casa un ricordo prezioso. Stiamo cercando di mettere sempre più cura in questo senso, perché pensiamo che uno spettacolo debba essere attrattivo sotto tutti i punti di vista, debba essere qualcosa che riempie tutti i sensi dell'ascoltatore. Anche per questo abbiamo curato molto l'impatto visivo della band, in cui, come sai, siamo tre donne e tre uomini: l'interazione tra l'energia femminile e quella maschile è una caratteristica importante in MaterDea, che impreziosisce il nostro spettacolo, anche se poi ovviamente la protagonista assoluta è la musica! 

MM: A July si è tenuto il "FOSCH FEST 2011", al quale avete partecipato insieme ad altri grandi nomi, sia italiani che stranieri, della musica folk. Come è stata questa esperienza?

MARCO: Per noi partecipare al "Fosch Fest" è stata un'esperienza molto positiva, in particolare se pensi che la nostra band era attiva da poco più di sei mesi in quella formazione, e comunque il nostro è un progetto molto giovane e molto particolare, un po' diverso dalle band che sono state ospiti del "Fosch". L'accoglienza del pubblico è stata molto buona, ci fa sempre molto piacere notare come la nostra musica venga accolta e recepita con grande immediatezza anche in un Festival che sicuramente ospita prevalentemente un pubblico che ama musica più "dura"! 

MM: Come vi state muovendo (concerti, promozione online, merchandise) per supportare l'uscita di "Satyricon"? 

MARCO: Mentre per l'uscita del nostro primo album eravamo praticamente solo io e Simon a occuparci di tutto, ora siamo una bella squadra, ognuno con compiti precisi e zone specifiche: qui in Italy abbiamo un management composto da Zio Sid, che già si occupava del management della mia precedente band, le "Trombe di Falloppio", e che è un grande amico oltre a essere una persona competente, e a lui si sono aggiunte Mara e Rhea, altre care amiche che credono al nostro progetto e si stanno prodigando per la parte dei contatti per il Live e anche promozione. In Svizzera poi abbiamo il supporto dell'agenzia "Kenais Music", gestita da Hedi Black, che già ci ha portato a suonare a Ginevra l'anno scorso, e che lavora su di noi per tutta l'Europa e oltre, con eccezione della Germania, dove abbiamo il supporto dell'agenzia "Cerritus" di Matthias Piltz. Abbiamo già avuto dei buoni riscontri dai primi passi fatti, ottime recensioni da parte di giornali e webzines specializzati - con l'occasione ti ringraziamo ancora per averne pubblicato tu una molto bella! I concerti cominciano ad arrivare, siamo comunque ancora molto nella fase di contrattazione, ma siamo molto fiduciosi! 

MM: Qual è la vostra opinione sull'underground rock/metal italiano in generale, e di quello piemontese in particolare? 

MARCO: Trovo che in linea di massima in giro (specie all'estero) ci sia poca originalità sia dal punto di vista musicale, di composizione, di liriche e di scenografia live. Se ci fai caso la maggior parte delle bands che propongono un particolare genere musicale sembrano costrette a calarsi in quel tipo di trama, abbigliandosi tutti allo stesso modo, utilizzando chi più chi meno gli stessi strumenti e lo stesso tipo di tecnica vocale, correndo il rischio, a parer mio, di risultare anonimi. Io arrivo da una lunga esperienza musicale, precedente ai MaterDea, rock e metal in una delle città che è stata la fucina negli anni ‘80 delle migliori bands nazionali: Torino. Da qui sono usciti gruppi come i Gow, gli Elektradrive, i Jester Beast, i Braindamage, i FildiFerro, i Negazione, solo per citarne alcuni, e secondo me la preparazione e la professionalità di quelle bands non avevano nulla da invidiare ai mostri sacri della scena metal internazionale. Credo che oggi, nonostante la tecnica sullo strumento sia eccezionalmente evoluta e migliorata, quella dedizione alle composizioni sia stata un po' messa in secondo piano. Oggi conta molto calcare la scena, molte volte non importa come. Tendenzialmente un musicista suona quello che ha ascoltato in passato, e se il passato delle nuove leve è pari a zero o troppo attuale, è difficile che ne esca qualcosa di veramente convincente dalle loro composizioni. Sono rimasto esterrefatto dall'aver appreso che ci siano alcune giovani bands metal i cui componenti non hanno la minima idea di quali brani abbiano composto mostri sacri come Led Zeppelin o Black Sabbath. In compenso sanno imitare perfettamente con la chitarra roba incredibilmente complicata alla Dream Theater. 

MM: Cosa ne pensate di internet come mezzo di diffusione della musica e della nascita di comunità, webzines, forum o altro che trattano dell'underground? Voi di quali canali vi servite per farvi conoscere dal pubblico? 

SIMON: Per noi internet è un ottimo mezzo per promuovere la nostra musica, acquisire nuovi fans, trovare nuovi contatti e opportunità. Internet ti permette di avere una grande visibilità a livello internazionale, di arrivare dove tempo fa potevi solo con grosse disponibilità di denaro, oggi occorre più che altro molta dedizione e molta pazienza! :) Portali come il vostro che ti permettono di raggiungere un vasto numero di persone, a cui magari non avresti avuto accesso diversamente, per noi sono una grossa risorsa. Poi, quando quello che proponi piace a qualcuno e si crea un passaparola su internet, la tua musica e le tue proposte si propagano in modo molto naturale! Noi usiamo ovviamente molto il canale di facebook, che proprio per essere così interattivo funziona perfettamente e velocemente. Da lì invitiamo i nuovi fans a conoscerci meglio attraverso il nostro sito ufficiale, il nostro canale su youtube, e li informiamo su tutte le nostre iniziative. MySpace ormai non sembra sia più un canale che funziona bene e lo stiamo usando poco.

MM: Di quale canzone famosa avresti voluto essere l'autore? 

MARCO: "For Those About to Rock" degli AC/DC e "Heaven & Hell" dei Black Sabbath, non so decidermi, vanno bene entrambe? :-)

SIMON: Sai che non saprei? Magari… "Nel Blu Dipinto di Blu"! :-)

MM: Ringraziandovi del tempo dedicatoci, lascio a voi la chiusura...

MARCO E SIMON: Per chiudere vorremmo innanzitutto ringraziarti moltissimo per lo spazio che ci hai concesso per promuovere la nostra musica, e poi vorremmo ringraziare tutti coloro che hanno creduto in MaterDea sin dall'inizio e ci hanno supportati in tanti modi, quelli che hanno scritto bellissime cose su di noi, gli organizzatori di festivals che ci hanno invitato a suonare, tutte le donne e gli uomini del nostro staff e tutti i nostri fans che ci seguono e che ci inondano di affetto, che ci commuovono con i loro commenti entusiasti e ci motivano ancora di più a continuare su questa strada! :-)


Keltoi Radio

Year/Mese
December 2011
Reviewer
Hagal Renato Mancini / Isabel Amosso
Provenance
Italy

Content on this page requires a newer version of Adobe Flash Player.

Get Adobe Flash player

 


Sistema Sonoro

Year/Mese
Settembre 2011
Reviewer
Sistema Sonoro
Provenance
Italy

Content on this page requires a newer version of Adobe Flash Player.

Get Adobe Flash player

 


Pagan Poet

Year/Mese
Settembre 2011
Reviewer
Whitedog
Provenance
U.S.A.

With MaterDea’s second full album release, “Satyricon”, the band has dynamically expanded upon their unique sound and visual imagery that brought us the powerful and stirring debut "Below the Mists, Above the Brambles”. By keeping their music and lyrics faithfully in tune with their great gypsy spirit and forest-folk style of storytelling, Satyricon not only rocks us, Satyricon spiritually entertains and uplifts us by masterfully carrying further the epic journey of Mater Dea and magically harmonizing all in their path as only they can. 
Simon Papa and Marco Strega were kind enough to answer our questions for this California to Italy Interview:

WHITEDOG: How does the lyrical process flow for you?

SIMON PAPA: I first work on the vocal melody, sometimes alone and sometimes, when I come to a standstill, I ask for Marco’s help, in this album many of the chorus were created together with Marco.

WHITEDOG: Do you have a special place where you go off and write lyrics? How does this all come together for you?

SIMON: After the melody is completed I use to sit in from of my pc with my blank virtual sheet and after the first moment of writing nonsense the ideas and images starts to flow of their own accord and I simply follow them, merge up with them, letting the emotions stream until the story takes over my initial intentions and leads me where it wants to..

WHITEDOG: Marco, do you write songs on acoustic guitar first?

MARCO STREGA: I start with recording the electric guitar riff that will become the harmonic and rythmic structure of the song, after that I proceed building the arrangement starting from drum and bass, then I put all the melodic structure of the orchestration.

WHITEDOG: Do you work on several songs at once, little by little, or do you focus on one song until it’s completely written?

MARCO: We use to write and record each song one at a time, but this depends also from the time it takes Simon to create the melody and lyrics of the song after I give her the harmonic structure to work on. I normally work on the final arrangement after the recording of Simon’s voice.

WHITEDOG: How did you come to choose the SG as your signature guitar sound? (rather than a strat or les paul)

MARCO: I use Gibson guitars since I started to play, sometimes also Les Paul, but I think the dark sound of the SG model fits better MaterDea’s compositions. Fender doesn’t work good with me: the neck is too thin for my large hands and the sound too bright. And don’t forget a Faun like me cannot use nothing less that a horned guitar!

WHITEDOG: You don’t seem to rely heavily on a lot of effects, is this because you prefer a more organic sound?

MARCO: The live set I use during our performances is the same I use during the recording sessions: a Vox valve pre-amp, Gibson Sg guitars and two valve heads marshall 100 w. I don’t like too much sophisticated sounds , I prefer the minimalist one of the 70/80s, that kind of sound coming directly from your hands and amplifier!

WHITEDOG: What was it like having John Whelan as a guest musician and co-writer on Below The Mists, Above The Brambles and how did you hook up with him?

SIMON: This one of our most happy experiences.. after falling in love with “Trip to Skye” one of John’s most beautiful compositions, I decided to write lyrics for it and Marco started to work on the arrangement, that, you know, is really amazing! Then, after finishing the recordings, we found John’s email on the net and wrote him. We didn’t received any response for more then two weeks and were starting to worrying about it, but then I wrote him again and gave him my telephone number: one day in the middle of “An Elder flute”s recordings my cell phone rang and it was him! He is really a kind person, he enjoyed our version of his tune and agreed to play his accordion for the intro, then he sent the recording to us. And it was all so natural! We also choose together with him a new title for our version, “Another trip to Skye” and then he was so kind to write the liner notes for “Below the mists, above the brambles”. We were very honoured to have him playing as a special guest, and we are still in contact with him, he is really a nice person and a very good friend to us and to MaterDea. 

WHITEDOG: Your band mates all bring something unique to your songs and the camaraderie of the band is a joy to watch, what’s it like when your all together?

MARCO: Yes, our band mates are very smart people and we shared many adventures together with them during our touring this year, also if some of them changed in the last months.. the energy of every one brings new colours to the sound of our songs and also if sometime is not easy to harmonize everything, the band is beginning to be something like a happy clan and we are always in contact with everyone One of the funniest story is about the night after the show we had in Trieste, for the Triskell Festival, last June...

SIMON: We went to the hotel, very tired after the long travel from home and the show, I myself on that day had the worst cold I took in the last 20 years! We went to bed, me Betta and Tiziana were sleeping in the same room and fell at once asleep. I woke up early, and when I turned on my cell phone I found a text message from Marco asking if we had one bed more in our room, Max, the drummer, was snoring so loud he and Morgan couldn’t sleep at all! When I went out of the hotel I found him lying inside his car, with such a tired face.. you had to see him then! After that day the nickname of Max became “the Ogre” and we decided always to ask for a single room for him, even better if it was far from ours!

WHITEDOG:  Where can we buy your new album?

MARCO: The album at present can be bought on cdbaby and it is also available by download in the online shops including iTunes. It is also possible to order it writing an email to orders@materdea.com


Draconia Network

Year/Mese
Settembre 2011
Reviewer
Lorenzone Bran Wolfrider
Provenance
Italy

Il Fosch Fest 2011 ha goduto della partecipazione dei MaterDea, gruppo torinese formatosi nel 2008 e che ha attirato l’ attenzione di molti con la loro esibizione al festival di Bagnatica.
Non capita spesso di Intervistare un gruppo come i MaterDea: nonostante la band esista da tempi relativamente brevi, l’ esperienza pregressa dei componenti li rende padroni del palco, tanto da donare al Fosch Fest 2011 una delle esibizioni più accattivanti e suggestive.
Intervengono: Marco (Chitarra), Simon (Voce).

Lorenzone: Parliamo prima di tutto di voi, della band e del percorso musicale che vi ha portato a collaborare in questo progetto, ovvero: come nascono i MaterDea? Da quali esperienze personali arrivate?

Simon: Io e Marco ci siamo rincontrati nel 2008, dopo molti anni al lavoro su degli spot ed a Marco è venuta l’idea di coinvolgermi nella creazione di una colonna sonora per un cortometraggio e così è nato il nostro primo brano, Mater Dea, appunto. Il risultato ci è piaciuto così tanto che abbiamo deciso di farne un altro e poi è nata l’idea di lavorare ad un intero album.. Dopo avere completato l’album ci siamo messi alla ricerca di coloro che sarebbero poi diventati i nostri compagni di avventura. Ora la band, che ha subito diversi cambi in questi 2 anni, è composta da: Morgan De Virgilis al basso, Elisabetta Bosio al violino, Elena Crolle alle tastiere (subentrata a Tiziana Cappellino che è stata con noi fino al Fosch Fest 2011 compreso) e Max Gordiani alla batteria.

Lorenzone: Quali possono essere le caratteristiche di spicco dei MaterDea rispetto agli altri gruppi folk rock/metal?

Simon: Una caratteristica particolare dei MaterDea credo proprio derivi dal fatto che io e Marco, che siamo quelli che creano la musica, arrivassimo da due mondi musicali così diversi, Marco dal rock puro ed io da vari percorsi poi approdati alla musica d’autore brasiliana. Le nostre sensibilità musicali diametralmente opposte si sono fuse in uno stile che fa risaltare entrambe le nostre anime, attraverso le chitarre possenti e le ritmiche incisive inserite in atmosfere sognanti e rarefatte. La scelta di essere tre uomini e tre donne nei MaterDea mantiene questo equilibrio di interazione tra l’energia femminile e quella maschile donando all’esibizione live una qualità differente.

Lorenzone: Come siete approdati al Fosch Fest?

Simon: Ci siamo approdati tramite Richard Milella che ci aveva già invitato lo scorso marzo al Live Club di Trezzo, per aprire il concerto dei Folkstone.

Lorenzone: Come vi siete trovati al Fosch Fest?

Simon: Per noi è stata un’esperienza molto positiva, nonostante le difficoltà tecniche dovute al fatto di dovere suonare in totale mancanza di un sound check. L’accoglienza del pubblico è stata molto buona, ci fa sempre molto piacere notare come la nostra musica viene accolta e recepita con grande immediatezza anche in un Festival che sicuramente ospita prevalentemente un pubblico che ama musica più “dura”!

Lorenzone: I costumi di scena dei MaterDea sono, a parer mio, notevoli. Vi ispirate a qualcuno/qualcosa nello sceglierli? Da cosa deriva la vostra scelta?

Simon: Per i costumi dei MaterDea dobbiamo ringraziare Giulia Danese, ovvero Fafa Style. Abbiamo conosciuto Giulia al nostro concerto durante la manifestazione “Strigarium” sul lago d’Iseo lo scorso maggio e siamo rimasti subito colpiti dal suo stile molto affascinante che ci è sembrato perfetto per l’immagine che volevamo dare alla band. Da lì è nata da entrambe le parti l’idea di creare una collaborazione, lei ha studiato i nostri personaggi e poi disegnato dei modelli apposta per noi.

Lorenzone: Molti gruppi che si rifanno idealmente alle culture antiche, come nel viking, celtic, folk e pagan rock/metal fanno riferimento, nelle loro canzoni, anche alle vie spirituali seguite da questi popoli, e spesso ne sono sostenitori e praticanti. Voi MaterDea seguite un qualche percorso particolare a livello spirituale (come band o come singoli individui)?

Marco: Personalmente sono panista e dianico. Seguo e studio l’Antica Arte da decenni ormai e devo dire che MaterDea mi ha permesso di fondere insieme le due passioni più ardenti che ho nel cuore: l’amore per gli antichi Dei italici e la mia musica, due esperienze vitali che hanno permeato l’intera mia esistenza. In tempi come questi è difficoltoso parlare di religioni e di Misteri, però credo che il sottobosco della musica possa essere un efficace metodo esplicativo e di scambio spirituale se elaborato attentamente. Inoltre sono convinto che sia importante la territorialità, per questo nei nostri brani evitiamo di trattare temi tipo l’odinismo, seppure il nostro filone sia riconducibile al rock pagano; tendiamo piuttosto a cantare di feste sabbatiche sotto la luna italiana, prova concreta è uno degli ultimi brani da noi composto che narra di battaglie oniriche friulane tra benandanti e malandanti. Nei testi dei MaterDea potrai scorgere le sacre ombre di Pano, Egeria, Ecate, Vesta, Faflo, Diana, Virbio, ecc… Difficilmente ci troverai Kernunnos e Mithra o Ishtar e Freya, proprio perchè siamo pagani italiani, non nordici o mediorientali.

Lorenzone: Parlatemi dei lavori dei MaterDea, studio o live. Avete pubblicato qualcosa di recente o state lavorando a qualcosa per il prossimo futuro? Avete qualche commento sui lavori passati o anticipazioni sui futuri?

Simon: Nel 2009 è uscito il nostro primo album, “Below the mists, above the brambles” che ha avuto delle bellissime recensioni sia all’estero che in Italy, anche se finora abbiamo avuto più soddisfazioni proprio dall’estero, dove il nostro album è stato trasmesso da diverse radio e podcasts e da dove ci sono arrivati entusiastici commenti che ci hanno lasciato a bocca aperta. In un network californiano siamo stati anche citati come “artisti sotto il riflettore” nel Marzo 2010. Marco: Ora siamo alla fase di mixaggio del nuovo album, “Satyricon” che uscirà l’1 novembre che per noi è una data sacra, la festa di Calenda. Siamo scaramantici su questo, tendiamo a presentare i lavori dei MaterDea in concomitanza delle Antiche Feste, forse perché pensiamo siano di buon auspicio. Siamo ansiosi di sapere quale sarà la risposta dei recensori a questo nuovo lavoro, che ha un’impronta più “rock” rispetto al primo album. Alcuni brani li stiamo già eseguendo live e abbiamo già notato che suscitano un’ottima risposta da parte del pubblico!

Lorenzone: Al di la’ dell’ esperienza come MaterDea, rispetto alla maggior parte delle band che hanno suonato al Fosch Fest avete certamente più esperienza di palco e di scena nazionale. Quali sono le vostre opinioni sulla scena rock/metal italiana presente? Come ne valutate l’ evoluzione e le nuove generazioni?

Marco: Devo premettere che nonostante i MaterDea suonino con piacere in un festival incentrato sul genere, non ascolto Folk Metal. Trovo che in linea di massima in giro (specie all’estero) ci sia poca originalità sia dal punto di vista musicale, di liriche e di scenografia live. Se ci fai caso la maggior parte delle bands che propongono un particolare genere musicale sembrano costrette a calarsi in quel tipo di trama, abbigliandosi tutti allo stesso modo, utilizzando chi più chi meno gli stessi strumenti e lo stesso tipo di tecnica vocale, correndo il rischio, a parer mio, di risultare anonimi. Io arrivo da una lunga esperienza musicale, precedente ai MaterDea, rock e metal in una delle città che è stata la fucina delle migliori bands nazionali: Torino. Da qui sono usciti gruppi come i Gow, gli Elektradrive, i Jester Beast, i Braindamage, i Negazione, solo per citarne alcuni, e secondo me la preparazione tecnica di quelle bands non aveva nulla da invidiare ai mostri sacri della scena metal internazionale. Credo che oggi questa dedizione alle composizioni sia un po’ messa in secondo piano. Oggi conta molto calcare la scena, molte volte non importa come. Tendenzialmente un musicista suona quello che ha ascoltato in passato. Ti faccio un esempio: il suono di chitarra che utilizzo in studio e durante i live dei MaterDea è molto “anni 80” e non credo che oggi questa sia una pecca, piuttosto una scelta. Se ascolti le nuove produzioni metal di oggi suonano tutte alla stessa maniera: chitarre stile Rammstein, batterie doppia cassa con suono triggerato plasticoso e rullante inesistente. Uscire dal coro per me significa non uniformarsi alla massa, se un suono non ti piace non è detto che tu debba utilizzarlo per forza altrimenti sei fuori dal giro. Della scena Folk Metal trovo molto originali ed interessanti i Kalevala (bravissimi cantante e batterista) con i quali noi MaterDea abbiamo avuto occasione di condividere il palco un paio di volte. Mi ricordano molto i primi Delirium e i Jehtro.

Lorenzone: Siete in tour, o state per partire? Com’è stata, com’è ora e come sarà secondo voi la risposta del pubblico ai MaterDea?

Simon: Al momento abbiamo finito il tour estivo e siamo assolutamente concentrati sulla chiusura dell’album nuovo, speriamo di darvi al più presto notizie di prossime date!

Lorenzone: Pensate di rimanere in Italy o puntate a portare il progetto MaterDea eventualmente anche all’ estero?

Simon: Il nostro obiettivo è certamente di andare dovunque la nostra musica sia apprezzata, siamo già stati a suonare in Svizzera e la risposta del pubblico è stata magnifica! Noi MaterDea rediamo che il rispetto per la musica e per i musicisti all’estero sia sicuramente maggiore in generale, anche se abbiamo avuto l’opportunità di partecipare a bellissimi festival qui in Italy, come il Triskell a Trieste ed il Tarvisium, nei pressi di Treviso ed abbiamo avuto una calorosa accoglienza dal pubblico ed anche una ottima impressione dell’organizzazione, fatta con molta cura da veri appassionati di musica, anche molto competenti.

Lorenzone: Qualche commento finale su pubblico, festival, o qualche ringraziamento particolare?

Marco: Certo! Vorremmo ringraziare tutti coloro che ci hanno sostenuto credendo al 100% al nostro progetto e senza i quali non saremmo riusciti ad arrivare fin qui, in primis i musicisti della band, poi tutti gli amici e i nuovi fans che ci stanno seguendo con entusiasmo durante i nostri live e non per ultimo un ringraziamento a te per esserti interessato a MaterDea e a ciò che abbiamo da dire. Magari ci incontreremo di nuovo nel Bosco Sacro di Nemi, stavolta per parlare di Misteri.

 


Pagan Pages

Year/Mese
Maggio 2010
Reviewer
Michele Burke
Provenance
U.S.A.

Pagan pages: Who is MATERDEA?

MATERDEA (Marco): For MaterDea she is Diana, an Italian, Latin and Roman Goddess. She is the protectress of wild animals, the guardian of springs and streams and the protectress of women to whom she ensures an easy delivery. She is the bestower of sovereignty and Mystery. Diana dwells in Nemus, and she is the sacred and vital lymph of Nemi’s Sacred Wood (Rome). Diana is well represented in the spoken verse at the end of MaterDea’s acoustic version, the last track of our album: “I am the Earth’s green beauty The clear moon among the stars The waters’ mysteries and the humans’ heart desire I am the Goddess, Mother Nature that bestows life to the universe Everything comes from me, and to me it must return I am the Goddess of love, spreading the stars’ mantle upon the night I am the one that heralds the dawn and greets the sunset I am the dew that caresses the grass covered in flowers, the lynph that flows in the woods That gives life to the winds and waters that weds the land and makes it fertile I am She that defeats death and shatters the chains of fear I am Love, I am Life, I am the infinite Light” But for MaterDea there is also Pan’s strength and passion, Pan, the flocks’ guardian and player of flute. Through his wooded melodies MaterDea’s enchantment is fulfilled: I always get inspiration from every note coming from that flute, it generates an image, from that image comes a sound, from that sound a new composition.

PP: What were the driving forces that led you to this wonderful album.

MD: Our passion for music, Marco’s passion for the Roman Deities, our interaction that has always been so fluid, intense and harmonic. It seemed to us that every song had its own purpose and it came into being in such a natural way. We went on discovering them little by little each time getting more enthusiastic and surprised about what we were bringing forth from ourselves.

PP: From where do you draw your music?

MD (Simon): Our inspirations came along merging Marco’s rock background and experience and his love for the Celtic atmosphere together with my natural attitude to sing in a dreamy and soft way. Each song was inspired by the sophisticated harmonies and arrangements that Marco created which permitted me to unleash my imagination, finally allowing me to unite it with a new creation. We were often together in Marcos’ studio, in a beautiful little house in the country nestled among magnificent trees, to decide which was the best direction to take on a particular melody, and ended up recording the entire album there. Each track was recorded after the finalization of the composition. One at a time, every one took on aspects of daily life, of the seasons with their colours and scents, and of the goings-on that occurred in our personal lives during this entire period. Perhaps it’s because of this; the album manages to convey a particular feeling to the listener.

PP: How long did it take to bring this album into being?

MD: The recording of this album took place from November 2008 until November 2009. The last period was so intense that we had little time to sleep and we were really tiring ourselves, but our happiness for the results was so great that we kept that pace up and succeeded in mixing all the tracks in time to deliver the album on the Yule days! MD (Simon): Our inspirations came along merging Marco’s rock background and experience and his love for the Celtic atmosphere together with my natural attitude to sing in a dreamy and soft way. Each song was inspired by the sophisticated harmonies and arrangements that Marco created which permitted me to unleash my imagination, finally allowing me to unite it with a new creation. We were often together in Marcos’ studio, in a beautiful little house in the country nestled among magnificent trees, to decide which was the best direction to take on a particular melody, and ended up recording the entire album there. Each track was recorded after the finalization of the composition. One at a time, every one took on aspects of daily life, of the seasons with their colours and scents, and of the goings-on that occurred in our personal lives during this entire period. Perhaps it’s because of this; the album manages to convey a particular feeling to the listener.

PP: When did you two meet?

MD (Marco): The first time we met was in 1991 during a recording session. Then for many years we didn’t have the opportunity to work together and each one of us pursued our own musical career. Then in summer 2008 we met again in a recording studio and worked together for some months. It was then that I asked Simon to join me in the creation of a Celtic soundtrack for a short movie. That composition took on the name “Mater Dea” and we were really happy about it! After that we decided to work on an entire album. “Below the mists, above the brambles” was born from that particular moment.

PP: Is there a new album coming anywhere soon?

MD: oh, yes, of course! We are planning to start working on a new album next summer and release it next year.

PP: Who has been your biggest inspiration?

Marco: Pan’s passion and power, Diana’s spirituality and Simon’s voice. Simon: The beautiful and dreamy musical atmospheres Marco always submitted to me to create a new melody and a new story…… and of course his powerful guitar playing! “Many thanks to you all! it is a great pleasure to have met you, and our greatest honour to having been interviewed by Pagan Pages!”

PP: Bountiful Blessings go out to MaterDea, thank you so very much for grating the readers and I such a glorious opportunity to see firsthand a look into your artistic lives. It has truly been an awe inspiring experience. Again thank you..


Cronaca Qui

Year/Mese
Aprile 2010
Reviewer
Cronaca Qui Torino
Provenance
Italy

Content on this page requires a newer version of Adobe Flash Player.

Get Adobe Flash player

 

 


PLAYLIST VIDEO

listen to our Music

Matas tracks

 

 

 

show-hide-button

    Preset Color

  • Preset 1
  • Preset 2
  • Preset 3
  • Preset 4
  • Preset 5
  • Preset 6